Che cosa è la peste suina?

Peste suina: il colera del maiale

La peste suina africana è una malattia virale mortale, che colpisce maiali e cingiali. Quello che viene definito anche il colera del maiale, non può essere trasmesso all’uomo. E si trasmette tramite il concatto di fluidi tra animali infetti. Per la PSA, allo stato odierno non esistono nè cure nè vaccini, e l’impatto quel la filiera del suino sta diventando molto importante.

PSA peste suina africana il colera del maiale

A novembre 2021, per l’elevata presenza di cinghiali, la Coldiretti e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta hanno avviato un tavolo tecnico permanente.

Per la costante crescita di cinghiali e fauna selvatica, si teme il rischio di peste suina africana: servono maggiori controlli sanitari (anche sulla carne macellata) ed analisi sanitarie approfondite.

Più di recente, è arrivato il monito di Confagricoltura Piemonte per allertare sul possibile rischio di peste suina a causa dell’eccessiva proliferazione dei cinghiali che, oltre a danneggiare i raccolti, crea problemi di ordine sanitario all’ecosistema.

La notizia proveniente dalla Germania riguardo alla segnalazione di un nuovo caso di peste suina africana in una carcassa di cinghiale desta forti preoccupazioni. La stessa variante del virus è diffusa nell’Europa orientale, negli Stati baltici, nel Brandeburgo e in Polonia.

Alla fine del 2019, il virus era presente in 9 Stati membri dell’UE: Belgio, Bulgaria, Slovacchia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania.

Confagricoltura chiede a tutti gli enti interessati il massimo sforzo per contenere il fenomeno: non deve propagarsi, sarebbe un danno enorme per gli allevamenti e la sicurezza alimentare. Anche la Svizzera è in stato di allerta.

Peste suina africana: cos’è ed i principali sintomi

Attualmente, la peste suina africana (PSA) costituisce una delle principali minacce per la fauna. Questa malattia virale, descritta per la prima volta in Kenya un secolo fa, è altamente contagiosa e spesso letale: non è trasmissibile agli esseri umani, colpisce suini e cinghiali.

E’ causata da un virus della famiglia Asfaviridae (genere Asfivirus): è incapace di stimolare la produzione di anticorpi neutralizzanti, ciò ostacola la possibilità di sviluppare un vaccino che, ad oggi, non esiste.

Gli animali colpiti da PSA manifestano diversi sintomi: febbre, inappetenza, andatura incerta, difficoltà respiratorie, costipazione, disidratazione, emorragie interne ed evidenti su fianchi ed orecchie, aborti spontanei. Spesso, la malattia provoca il decesso di suini e cinghiali, anche in tempi rapidissimi: gli animali che superano la malattia possono essere portatori del virus per un anno circa.

La trasmissione del virus nei maiali e cinghiali avviene tramite contatto con animali infetti (anche nei pascoli all’aperto) o con oggetti contaminati, ingestione di carni o scarti di cucina contaminati, morsi di zecche infette.

I segni tipici di questa patologia animale, sono simili a quelli della peste suina classica, anch’essa ad elevata contagiosità e letale, ma causata da un virus diverso (Flavivirus legato al virus della diarrea virale bovina e della ‘Border disease’ degli ovini).

Peste suina: prevenzione, monitoraggio, controllo in Europa

La peste suina africana è una malattia caratterizzata da un vasto potenziale di diffusione. Un’eventuale epidemia di PSA potrebbe ripercuotersi sul patrimonio zootecnico suino provocando enormi danni al settore produttivo suinicolo ed al commercio internazionale di animali vivi e dei relativi prodotti, oltre a compromettere la salute animale.

Gli animali malati o sospetti tali devono essere necessariamente abbattuti. Ai Paesi che riportano casi di peste suina è vietato commercializzare suini vivi e relativi prodotti.

L’Organizzazione mondiale per la sanità animale ed il Nuovo Regolamento di sanità animale della Commissione UE, Reg CE 1850/21, fanno rientrare la peste suina nell’elenco delle malattie denunciabili. Come previsto dal Regolamento di polizia veterinaria (n. 320 dell’8 febbraio 1954, art. 1) qualsiasi caso sospetto deve essere denunciato all’autorità competente.

A novembre 2019, l’EFSA ha pubblicato una valutazione dei rischi da PSA nell’Europa sud-orientale invitando ad intensificare la sorveglianza, la comunicazione e la collaborazione per controllare la propagazione della malattia. L’EFSA supporta i Paesi interessati nella raccolta dei dati, fornisce consulenza scientifica ai gestori del rischio sulla salute degli animali e sulle questioni di sicurezza alimentare, informazioni sulle misure di controllo della malattia.

L’UE ha messo a punto misure di prevenzione e controllo da applicare se si verificano casi sospetti o confermati di PSA.

Piano di Sorveglianza Nazionale in Italia

Dal 2020, l’Italia ha elaborato un Piano di Sorveglianza Nazionale di eradicazione e controllo della PSA, da presentare annualmente alla Commissione UE per l’approvazione ed il cofinanziamento.

Secondo il vigente Piano nazionale di sorveglianza e le norme di settore, quando si sospetta o si riscontra la presenza di peste suina in un allevamento, bisogna comunicarlo subito ai servizi veterinari competenti. Se si rinviene una carcassa di cinghiale nell’ambiente, bisogna segnalare il fatto alle Forze dell’Ordine, servizi veterinari, guardie forestali oppure contattare i numeri verdi regionali.

Sono essenziali l’individuazione precoce della contaminazione, la tempestiva delimitazione delle aree infette, il rintraccio e controllo delle movimentazioni di suini vivi e prodotti derivati, le procedure di pulizia e disinfezione degli ambienti e dei mezzi di trasporto degli allevamenti, le indagini epidemiologiche per risalire all’origine dell’infezione.

E’ fondamentale il rigoroso rispetto delle misure di biosicurezza negli allevamenti suini, il rigido controllo dei prodotti importati e la sorveglianza continua sullo smaltimento dei rifiuti alimentari.

Colera del maiale: che cosa puoi fare come azienda?

Ricordando che per questo virus suino, non vi sono cure, e che i capi che presentano questa malattia, dovranno essere abbattuti, vediamo quelli che sono le attività più importanti di prevenzione della peste suina africana:

  • UBICAZIONE DELL’ALLEVAMENTO. L’allevamento dovrebbe essere ubitato in aree dove non vi è presenza di conghiali o maiali selvatici. Dove essere ricentato, lontano da vie di alto traffico, e non troppo vicino ad altri allevamenti intensivi di suini;
  • BIOSSICUREZZA STRUTTURALE. Devono essere messe in atto attività di pulizia e disinfezione dei locali e dei veicoli di trasporto. I trasportatori di animali, non devono entrare in contatto con i capi. Le aree di carico devono essere almeno ad una distanza di 20 m dalle eree dove sono gli animali, le stesse devono essere facili da pulire e con una pendenza, che ne favorisca gli scoli dell 1%. Devono essere predisposte delle stanze per la quarantena degli animali nuovi arrivati, dove dovranno state per un tempo stimato di 14 – 30 giorni, verificati dal controllo veterinario, prima dello sblocco di ingresso in allevamento. Dovravvo essere definire aree segregate di isolamento dei capi infetti. Disposizione di presidi di pest control, il controllo dei parassiti risulta fondamentali, in quanto è uno delle metodiche di trasmissione del virus. Installazione di sistemi per il lavaggio delle mani, spogliatoi, docce. Sistemi di pediluvio all’ingresso di ogni areea dove sono gli animali. Identificazione di materiali, strutture ed edifici che facilitano le procedure di pulizia e disinfezione;
  • STATO DI SALUTE ANIMALE. Lo stato di salute dei capi, deve essere verificato prima dell’acquisto, animali vivi, sperma, ovuli ed embrioni. L’acquisto di maiali nei mercati locali, non controllati, è una pratica ad alto rischio.
  • SISTEMA ALL-IN-ALL-OUT. Protocolli di pulizia e disinfezione dopo l’uscita degli animali + periodo di maggese. Tutto il materiale organico deve essere completamente rimosso per massimizzare l’efficacia della disinfezione, e posto in aree lontane e sicure che non possano contaminare i locali e le acque;
  • BUONE PRATICHE AGRICOLE ZOOTECNICHE. La definizione dei protocolli deve essere definita come prerequisito da tutte le realtà che operano nel settore primario, di trasporto ed abbattimento dei capi. Tutte le figure che devono entrare in azienda, devono obbligatoriemente seguire le misure di biosicurezza descritte per quanto riguarda il lavaggio delle mani, l’effettuazione della doccia, cambio di vestiti e scarpe. Nessun cibo dovrebbe essere portato nelle strutture per animali. Dovrebbe essere evitata la condivisione di materiale tra animali, in particolare aghi. Qualsiasi attrezzatura come gli ultrasuoni
    gli apparecchi che di solito sono di proprietà del veterinario e spostati da un allevamento all’altro devono essere puliti e disinfettato prima di entrare in azienda. La paglia e i materiali da lettiera dovrebbero provenire da aree sicure prive di PSA in cui non è stato utilizzato liquame come fertilizzante
    e non vi è alcuna possibilità di contaminazione con cinghiali infetti. Corretto smaltimento del letame e degli animali morti. Contenitori situati lontano dalle strutture per animali. I veicoli dovrebbero accedervi senza entrare in azienda o anche passare vicino all’azienda (se possibile). Corretta gestione e conservazione dei mangimi per evitare la contaminazione incrociata;
  • Le VISITE dovrebbero essere scoraggiate. Le figure esterne, ad esempio i veterinari, dovrebbero seguire rigorose misure di biosicurezza e dovrebbe
    essere annotata la visita sul libretto di allevamento. Gli strumenti e le attrezzature veterinarie devono essere adeguatamente pulite e disinfettate. Tutte le figure dovrebbero anche evitare di visitare altri allevamenti di suini;
  • CONSAPEVOLEZZA E FORMAZIONE DEL PERSONALE AZIENDALE dovrebbero essere definite, effettuati programmi di formazione specifica, e aggiornate le competenze in base al livello di rischio;
  • DOCUMENTAZIONE DELL’AZIENDA. Deve essere tenuto un archivio storioco delle nascite e dei decessi, del censimento e degli spostamenti degli animali; visite; monitoraggio dei parassiti o procedure veterinarie e zootecniche. I protocolli per ogni fase di produzione dovrebbero essere chiaramente definiti e messi a disposizione delle autorità competenti.

Quelle che abbiamo appena riportato, sono alcune regole da seguire per poter proteggere il proprio allevamento dall’aggresione di questa malattia virale. Come si può vedere, molte di queste ‘regole’ sono dei prerequisiti di base per la sicurezza alimentare.

Ed un’organizzazione, che si occupa della trasformazione della carne suina invece come dovrebbe comportarsi? Semplice. Una buona qualifica dei fornitori, preceduta dalla valutazione delle materie prime, permetterà di prevenire l’acquisto di merci ‘contaminate’. Cos’ come una verifica dei prodotti ricevuti, e certificati annessi.

Importante sarà anche affidarsi a fornitori che adottino delle norme o standard di certificazione alimentare, e mentenere un alto livello di stato igienico aziendale, comprensivo anche del mantenimento della catena del freddo per le carni.

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