Plastica monouso: la direttiva SUP Single use plastics

Plastica monouso: la direttiva SUP Single use plastics

La direttiva SUP Single use plastics è un intervento comunitario che ha lo scopo di limitare e contrastare l’inquinamento causato dalla dispersione dei materiali plastici, soprattutto la plastica monouso.

Plastica monouso: le novità della direttiva SUP Single-use plastics

Nel mirino della direttiva SUP troviamo tutte quelle tipologie di oggetti in plastica monouso maggiormente presenti tra i rifiuti rinvenuti sulle spiagge del vecchio continente o sottoforma di microplastiche. Single use plastics si traduce proprio con plastica monouso.

La direttiva SUP vieta l’uso di certi prodotti: questo intervento normativo dovrà essere recepito dagli stati membri, sono previsti 2 anni di tempo per recepire la legislazione nel loro ordinamento nazionale.

Cos’è la plastica monouso?

La plastica monouso, definita anche plastica usa e getta, è un materiale, che come dice la parola viene utilizzato solamente una volta prima di diventare rifiuto. La tipologia di prodotti composti da questi materiali, per esempio sacchetti, posate, bicchieri, cannucce, bottiglie, materiale per il confezionamento, se da una parte ha favorito la commercializzazione ed il consumo di taluni prodotti, dall’altra ha un grande impatto ambientale.

Una delle più grandi criticità per la plastica monouso a base di petrolio, per esempio, è quella che non si tratta di un materiale biodegradabile, ed in più questi prodotti, non trovano una corretta collocazione del riciclo. La loro ‘rigenerazione’, infatti deve essere costituita anche da materiali vergini.

Le strategie errate dell’industria ed il comportamento dei consumatori non hanno aiutato. Infatti solamente tra il 10/15% della plastica viene riciclato. Il resto entra nella catena del rifiuto, o ancora peggio si disperde nell’ambiente danneggiando l’ecosistema.

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Le novità della direttiva SUP Single-use plastics: cosa prevede

La Direttiva UE 904/2019 (in vigore dal 3 luglio 2019) mira a prevenire e combattere i rifiuti marini in plastica. L’obiettivo è cercare di contrastare il problema alla fonte vietando o riducendo drasticamente la produzione e commercializzazione di certi prodotti e imballaggi monouso in plastica che rientrano fra i 10 prodotti maggiormente presenti sulle spiagge europee.

Ecco i 10 prodotti soggetti al divieto per i quali esistono alternative sostenibili in commercio:

  • Posate (coltelli, forchette, bacchette, coltelli);
  • Piatti (in plastica e in carta con film plastico);
  • Bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie;
  • Cannucce;
  • Contenitori per bevande e tazze in EPS;
  • Contenitori con o senza coperchio (tazze, vaschette) in EPS (polistirene espanso) per asporto o consumo immediato di alimenti;
  • Mescolatori per bevande;
  • Aste per palloncini (tranne quelli per uso professionale o industriale);
  • Qualsiasi altro articolo monouso in plastica oxodegradabile (un tipo di plastica di cui non si conoscono effetti benefici, anzi non sono da escludere effetti tossici).

Divieto plastica monouso: i prodotti esclusi dal divieto UE

L’art. 3 della Direttiva SUP stabilisce che gli unici polimeri non soggetti a divieto sono quelli naturali ovvero non modificati chimicamente. Rientrano fra i materiali vietati le bioplastiche e plastiche vegetali (derivate da fonti petrolchimiche o da fonti rinnovabili) in quanto si tratta di polimeri chimicamente modificati pur essendo biodegradabili o compostabili.

Al contrario, come sostituire la plastica monouso tradizionale? Si possono considerare polimeri naturali non modificati chimicamente (quindi, non vietati dall’UE) quelli naturali organici, fibre naturali non sottoposte a modifiche chimiche come fibre di canapa, cellulosa, canna da zucchero, bambù, caucciù, riso, cocco. Si potranno utilizzare prodotti monouso realizzati con questi materiali naturali.

Riguardo alle bottiglie in plastica, s’intende procedere con la riciclabilità del PET, mentre per i bicchieri si richiedono misure di riduzione nel consumo. Spetterà agli Stati membri decidere quali azioni intraprendere per bicchieri o tazze in plastica e in poliaccoppiato.

Il divieto plastica monouso servirà per spingere l’utilizzo dei materiali incriminati, e soprattutto per spingere la ricerca delle organizzazione sostenita dalle politiche internazionali.

La plastic tax prevista dalla Direttiva SUP

La Direttiva SUP contiene divieti nell’utilizzo di certi prodotti in plastica monouso, quindi è uno strumento coercitivo a tutti gli effetti. I polimeri naturali non modificati chimicamente non sono soggetti a divieto ma il costo di questi materiali è più elevato.

Di conseguenza, i Governi dei vari Stati membri dovranno trovare soluzioni e decidere in modo saggio per favorire la diffusione di materiali sostenibili senza dover sostenere una spesa eccessiva per i consumatori.

In Italia, l’approccio al recepimento della direttiva SUP crea da tempo non poche polemiche legate alla questione Plastic-tax. Fa parte delle misure di recepimento della direttiva e, pur dovendo partire a luglio 2020, nel nostro Paese è slittata a causa della pandemia Covid-19.

L’imposta Plastic-tax colpirà commercianti e produttori dei MACSI (manufatti per il consumo con singolo impiego). Costerà 45 centesimi di euro per ogni kg di plastica contenuta nei manufatti.

Si prevede un credito d’imposta del 10% delle spese sostenute nel 1° anno per adeguarsi tecnologicamente alla produzione di manufatti compostabili ai sensi dello standard EN 13432:2002. Lo scopo è premiare i comportamenti virtuosi.

Plastica monouso: siamo sicuri che questa sia la soluzione?

In questo vortice dove la parola sostenibilità è diventata fondamentale noi non crediamo che la mannaia aiuti a salvare il pianeta. Sicuramente sarà un passo in avanti per l’ambiente, ma crediamo che sensibilizzare le persone a non gettare rifiuti ovunque sarebbe stato altrettanto fondamentale.

C’è pure un’altra spina….La riprogettazione dei processi nelle aziende produttrici e della filiera della plastica monouso non sarà così semplice. Anche perché, fino adesso, le organizzazioni che si sono mosse in questa direzione, spesso sono state bloccate dai buyer delle GDO che consideravano troppo cari certi materiali in bioplastica.

Quindi ci vorranno tempi e risorse in questo ambito, progetti e ricerca e non solo divieti. Ci aspettiamo anche un cambio importante delle normative in ambito della plastica, e sui materiali a contatto. Sia volontario, sia per gli standard di certificazione BRC ed IFS.

Se sei interessato alla riprogettazione dei tuoi processi utilizzando bioplastice o materiali alternativi per i tuoi prodotti.

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