Fipronil: che cos’è?

Fifronil la contaminazione dell’insetticida

Il fipronil è un insetticida ad ampio spettro ed è utilizzato per combattere la presenza di parassiti negli animali come cani e gatti. La sostanza chimica, appartiene alla famiglia del fenilpirazolo ed è una polvere bianca che presenta un odore di muffa.

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L’utilizzo del fipronil, come pesticida per combattere i parassiti, non è autorizzato per l’uso su animali da produzione, come le galline ovaiole. Salvo poche attività.

Il prodotto è utilizzato in moltissimi pesticidi, liquidi, polveri, granulari ed in gel. Nel 2013 la UE ne ha limitato l’utilizzo, vietandolo in quelle produzioni che possono avere a che fare con gli alimenti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera il fipronil “moderatamente tossico” per l’essere umano, se consumato in grandi quantità, o per diversi giorni, e può avere effetti pericolosi su reni, fegato e ghiandole tiroidee.

Per questo è importante sapere dove è la sua presenza e seguire le indicazioni riportate nelle etichette delle aziende produttrici.

Il limite massimo di presenza in un alimento di fipronil è definito dal Reg CE n. 396/05 ed è di 0,005 mg per chilogrammo di uovo.

Fipronil: lo scandalo delle uova

Nel 2017 è esploso il caso fipronil in diversi paesi dell’UE, inizialmente nato in Olanda e nei Paesi Bassi, ha velocemente portato ad un’allerta europea importante. Ed ha portato a sequestri e richiami alimentari anche nel nostro paese, sia di uova che di uovo prodotti.

Si ritiene che la contaminazione dovuta dalla presenza fuori limite, di residui di fipronil nelle uova sia stata causata dall’utilizzo non corretto della sostanza chimica nelle fattorie per combattere i parassiti nelle ovaiole.

Sono state rilevate concentrazioni di 1,2 mg per chilogrammo di uovo, ritrovare nel tuorlo. Dagli studi effettuati, però, anche se i limiti erano ben al di sopra di quelli definiti dal regolamento europeo, il rischio per la salute pubblica è stato considerato di basso impatto.

Anche dagli studi effettuati nei confronti dei gruppi più vulnerabili, come le donne in gravidanza, i bambini e le persone anziane, i livelli riscontrati non han destato preoccupazioni.

Perché viene utilizzato il fipronil?

Quali sono motivazioni per le quali gli operatori del settore utilizzavano, questa tipologia di prodotti, anche se vietati sugli animali definiti da catena alimentare per l’uomo?
Sicuramente il primo è stato di natura economica. Uno dei fattori che ha accentuato l’aumento di animali infestanti è stato il cambio climatico. Aggressioni che possono mettere a rischio intere produzioni, sia vegetali, che in questo caso animali.

Quindi gli operatori, han cercato di proteggere i propri prodotti con l’utilizzo massiccio di fipronil, abbassando l’incidenza della mortalità proveniente da questa criticità.

Il secondo fattore, è quello inerente alla conoscenza dei prodotti. Invece di intervenire con attività mirate, sicuramente sono stati perpetuati trattamenti massicci che han contaminato mangimi, acqua ed aria, così da entrare nella catena dell’alimentazione dell’animale e quindi anche nelle uova e nelle carni.

Fipronil: che cosa dovresti sapere?

Il fipronil è letale per gli insetti una volta che lo ingeriscono o quando ne entrano in contatto. La sostanza agisce interrompendo la normale funzione del sistema nervoso centrale negli insetti. L’essere umano può essere esposto a questa e ad altre sostanze chimiche in quattro modi:

  • tramite il contatto con la pelle;
  • contatto con gli occhi;
  • ingerimento;
  • ed inspirazione.

Per queste motivazioni, c’è da fare ben attenzione, e da rispettare le indicazioni dell’azienda produttrice, quando si utilizzano dei prodotti a base di fipronil.

Gli effetti sulla salute per l’uomo, dovuti ad un’esposizione alla sostanza, dipendono molto dalla tipologia del contatto. Si può passare da una leggera irritazione cutanea, con un contatto diretto, fino a stati di nausea, vomito, vertigini, debolezza e convulsioni in caso di ingerimento.

In genere gli stati dovuti a piccole quantità ingerite e brevi esposizioni, si superano migliorano senza aver necessità di trattamenti. Il fipronil è tossico per i pesci e per gli invertebrati acquatici sia di acqua dolce che di mare. E’ stato verificato che la sostanza sia tossica per alcune famiglie di volatili, letale per le api, ma non per i lombrichi.

Grandi quantità, anche per gli animali da compagnia e da cortile, come per esempio le ovaiole, può essere letale, e nel caso delle galline, essere trasmesso alle uova. O per alcuni mammiferi al latte.

A livello ambientale, il fipronil, scompare nel terreno in circa 125 giorni, degradato dagli organismi naturali e dal sole. Difficilmente mescolabile con l’acqua, pertanto non vi è il rischio, che possa contaminare le falde acquifere in profondità. Qualora raggiunga l’acqua in superfice invece, degrada in circa 4-12 ore.

A livello vegetale il composto chimico, non entra nella catena di alimentazione della pianta, ed il contatto esterno è ininfluente.

Le nostre conclusioni

Sempre più frequente è l’utilizzo di sostanze per proteggere gli alimenti, come per esempio quella dovuta all’ossido etilene che abbiamo trattato in questo articolo. Ed è fondamentale tenere ben sott’occhio il sistema di allerta ed i pericoli emergenti.

La consapevolezza, soprattutto per i pericoli chimici sta crescendo, ma speriamo, che ogni volta, prima di scatenare una guerra come accaduto, si valuti la pericolosità di un accadimento, rispetto all’impatto economico, che attività di risoluzione possano portare per la catena di approvvigionamento e per i produttori.

Perché, a nostro parere, se, anche in questo caso, il pericolo sarebbe stato così devastante, non si sarebbe risolto solamente con gli abbattimenti dei capi, sanzioni, chiusure, ed analisi sblocca lotto sulle uova e sugli uovo prodotti.

E troviamo alquanto inutile, innescare una situazione di emergenza, in ambito di sicurezza alimentare, senza valutare il consumo medio, ed il bio assorbimento nel corpo umano di un determinato composto.

Un risvolto interessante dal caso inerente ai richiami sulle uova però c’è stata. Aver verificato su campo che il sistema di classificazione ed identificazione delle uova e la loro tracciabilità è stato impeccabile in tutti gli stati membri.

Dovuto anche dal fatto che molti allevavamenti e centri di imballaggio e lavorazione, operano sotto norme e standard di certificazione alimentare.

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