Che cosa è e come si valuta la cultura per la sicurezza alimentare?

La cultura della sicurezza alimentare è un concetto proprio della leadership aziendale che orienta le aziende, incoraggiando la partecipazione a tutti i livelli per la comprensione ed il miglioramento dei principi sulla sicurezza alimentare ad ampio spettro.

Lo standard per la certificazione internazionale della sicurezza alimentare BRC Food 8, è stata la prima norma/standard di certificazione ed introdurre il requisito della cultura per la sicurezza alimentare con una specifica clausola che richiede una procedura ben definita:

  • “L’alta direzione del sito deve avere un piano strategico documentato per lo sviluppo e il miglioramento continuo della cultura della sicurezza. Ciò include:
    • attività definite che coinvolgono tutte le sezioni della società a tutti i livelli;
    • un piano d’azione che indica come verranno valutate ed intraprese le attività con i tempi previsti;
    • revisione dell’efficacia delle attività completate “.
Cultura per la Sicurezza Alimentare

Di seguito anche gli altri standard riconosciuti da GFSI, Ifs ed Fssc 22000, hanno adottato il medesimo requisito. Fino all’aggiornamento del Codex Alimentarius ed infine, con il Reg CE 382, della regolamentazione obbligatoria per la sicurezza alimentare.

L’intento del GFSI, global food safety initiative, è quello di promuovere dei comportamenti coerenti ed efficaci a tutti i livelli dell’organizzazione e non solamente inerenti al focus necessario alla produzione.

L’evoluzione è anche frutto dei dati e delle evidenze scaturire dalle verifiche. Infatti raccogliendo i dati provenienti dalle non conformità e segnalazioni degli auditor durante le valutazioni, il comitato si è reso conto che le organizzazioni non sempre sono consce del proprio livello di cultura per la sicurezza alimentare.

O che magari tale consapevolezza non sia comune a tutti i livelli delle stesse.

Cultura per la sicurezza alimentare: perché è importante?

Capitava molto frequentemente che nelle organizzazioni non vi era una cultura per la sicurezza alimentare che mettesse in primo piamo quella che fosse la mission aziendale. Quante volte abbiamo sentito dire:

  • L’amministrazione non sa;
  • In commerciale pensa solo a vendere;
  • Questi addetti non sono dello stesso reparto;
  • Io non sapevo che oggi ci fosse la verifica;
  • Non sapevo che quelle pedane dovessero essere stoccate in cella.

Tutto questo perché le organizzazioni molto spesso venivano strutturate a compartimenti stagni. Molto anni 70. A discapito del raggiungimento degli obbiettivi. E soprattutto, come se dipendenti di aree differenti lavorassero per organizzazioni differenti.

Il requisito richiesto sulla cultura per la sicurezza alimentare, invece, offre l’opportunità di condivisione e comunicazione a tutti i livelli dell’organizzazione delle tematiche secondo contesto. Contribuendo a migliorare la cultura alimentare dell’organizzazione.

GFSI si è reso conto finalmente che tutto c’ò che ruota intorno all’organizzazione alimentare finisce in un qualche modo, o può influenzare l’alimento. Sono state quindi definiti i requisiti sull’implementazione di uno strumento che valuti e punti a migliorare la cultura per la sicurezza e la consapevolezza di tutte le figure impiegate.

L’organizzazione nella fase di implementazione del proprio sistema di gestione dovrà avere messo in atto delle procedure per la valutazione del livello di conoscenza e consapevolezza per la cultura della sicurezza alimentare. Definire dei piani strategici, documentati, fissando obiettivi ed azioni necessarie per raggiungerli, adottando congrui sistemi di misurazione e valutazione di queste performance.

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Cultura per la sicurezza alimentare: perché dovresti migliorarla?

La cultura per la sicurezza alimentare, si può definire nell’insieme di conoscenze, esperienza, idee, abitudini che le persone, risorse umane, abbiano su un argomento, in questo caso sulla sicurezza alimentare, qualità e legalità dei prodotti, a largo spetto e non solamente inerenti alle tematiche ed ai requisiti dell’organizzazione.

Per la redazione di una procedura per la cultura della sicurezza alimentare, si può partire da un semplice questionario, senza intercorrere nelle tematiche del GDPR, che ci aiuti a  comprendere quale sia il livello culturale e  di attenzione sulle tematiche nelle risorse umane, così da poter creare un piano di lavoro che può essere suddiviso in due parti:

  • Parte prima culturale – Composta da incontri formativi di gruppo o individuali, partecipazione a corsi, affissioni in bacheca o messa a  disposizione nelle aree comuni di materiale come riviste del settore per migliorare la consapevolezza e  la cultura della sicurezza;
  • Parte seconda operativa – Composta da addestramenti o da esercitazioni di team per migliorare le cattivi abitudini che possono portare a problematiche sconosciute dalle figure operanti;

Era veramente necessario l’introduzione il requisito della cultura per la sicurezza alimentare? Secondo noi di Sistemi & consulenze si. Le organizzazioni odierne, soprattutto quelle che operano nei mercati internazionali, non possono accontentarsi di avere delle risorse umane formate per le mansioni. L’organizzazione, e ne dà evidenza anche la direzione delle norme per la certificazione dei sistemi di gestione, deve essere più pronta più allenata alle mutazioni repentine delle richieste dei mercati.

Avere una squadra che operi a tutti i livelli, consapevole della propria mansione e responsabilità sarà di grande aiuto nel processo di miglioramento aziendale e di prevenzione delle possibili deviazioni che possono avere un impatto catastrofico.

Cultura per la sicurezza alimentare: come dovresti implementarla?

L’organizzazione dovrà seguire la fase di valutazione, tramite l’effettuazione di interviste, questionari ed adottare un sistema di implementazione di azioni atte al miglioramento delle lacune emerse sul livello di cultura per la sicurezza alimentare. I quesiti dovranno comprendere tutti i livelli, dalla direzione agli addetti alla produzione.

Facciamo un piccolo esempio. Nell’azienda si producono alimenti gluten free. Gli amministrativi non conoscono i requisiti e condividono gli spogliatoi con addetti, formati, alla gestione del requisito. Ma che comunque saranno contaminati dai primi. Una buona conoscenza culturale di tutta l’azienda e dei suoi rischi aiuterà a non avere deviazioni da questo aspetto.

Oppure. Verifica non annunciata ma in ufficio o i magazzinieri non sanno neppure che l’organizzazione sia certificata. Bhè, come si dice, la qualità si fa in ufficio no?

Cultura per la sicurezza alimentare: di cosa devi tenere conto?

Un buon programma per la valutazione ed il miglioramento della cultura della sicurezza alimentare deve tenere contro di quattro macro aree, come ci consiglia lo standard di certificazione Brc:

  1. Persone. Ricompensa, lavoro di squadra, formazione, comunicazione;
  2. Processo. Controllo, coordinamento, coerenza, sistema, Obiettivo;
  3. Scopo. Visione, valori, strategia, obiettivi, misurazione;
  4. Consapevolezza. Lungimiranza, innovazione, apprendimento, investimenti.

La gestione della cultura alimentare può anche essere inserita nella procedura delle risorse umane. Questo requisito sarà necessario per la partecipazione attiva di tutte le risorse. Definire quindi un piano che migliori la cultura alimentare e degli indicatori, obbiettivi per la misurazione e verifica dell’efficacia.

Sarà fondamentale inserire il requisito per la cultura della sicurezza alimentare nelle ispezioni ed audit di verifica effettuando anche delle interviste oltre che verificare visivamente gli operatori.

L’organizzazione dovrà poi definire la frequenza, gli obiettivi e gli indicatori per la misurazione dei miglioramenti di questi aspetti, rivalutandoli almeno annualmente in sede di riesame della direzione o ogni qual volta necessiti.

Se vuoi approfondire le tematiche o implementare la procedura per il miglioramento della cultura per la sicurezza alimentare.

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