Promuovere la prevenzione per la sicurezza sul lavoro

Promuovere la prevenzione per la sicurezza sul lavoro

Basterebbe solamente pensare il danno che può portare un infortunio a far comprendere quanto sia importante la prevenzione per la sicurezza sul lavoro. Danni che peseranno in primis al lavoratore o ai lavoratori implicati direttamente.

Ma che possono avere un impatto su tutta l’organizzazione, minando la continuità della stessa. Senza contare gli aspetti sociali.

La prevenzione, ogni qual volta ci troviamo a trattare l’argomento rischio, che sia sulla salute e sicurezza sul lavoro, sicurezza ed igiene alimentare, ambiente, o dati è il modo per assicurarsi vantaggi e una buona mitigazione dei rischi aziendali.

Come si dice. Prevenire e meglio che curare. Bellissimo slogan che deve diventare un mantra quando di mezzo possono andarci la salute e sicurezza dei lavoratori e o consumatori.

La prevenzione sulla salute e sicurezza sul lavoro

Perché è importante la prevenzione sulla salute e sicurezza sul lavoro? Perché aiuta a prevenire, appunto, conseguenze che possono essere irreversibili sui lavoratori e sull’organizzazione.

E le azioni da intraprendere per mettere in atto delle buone azioni di prevenzione si suddividono in:

  • Valutazione dei rischi. Dove si indicheranno quelli che sono i pericoli nell’ambiente di lavoro in base al contesto, processi, strutture, prodotti ed attrezzature. Mettendo in atto delle azioni a prevenzione degli stessi come se fossero dei prerequisiti;
  • Formazione e partecipazione del personale. Sulla base della valutazione effettuata deve essere un’azione complementare alle azioni attuate. Ma deve andare ben oltre creando un ambiente ‘sano’ comunicativo ove la partecipazione dei lavoratori innalzi i livelli di cultura per la sicurezza sul lavoro aziendale.

Non a caso i sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro, secondo la norma di certificazione Iso 45001 richiedono un’azienda che adotti un pensiero basato sulla prevenzione del rischio sulla salute e sicurezza sul lavoro a prevenzione di infortuni e malattie professionali.

Adottare un sistema per la prevenzione degli infortuni

Come abbiamo visto un infortunio in azienda dato dalla scarsa prevenzione sulla salute e sicurezza sul lavoro avrà due effetti:

  • Per la risorsa e o le risorse coinvolte nell’incedente. Infortuni che possono limitare la normale vita della persona, malattie professionali, danni permanenti e o semi permanenti che possono avere un impatto anche socio economico sulla o sulle persone e le loro famiglie;
  • Per l’organizzazione: l’organizzazione può subire fermi impianti, sanzioni e o chiusure definitive. Ci possono essere procedimenti giudiziari. E la reputazione della stessa può essere minata con la conseguenza della perdita anche di commesse di lavoro.

Con una buona politica di prevenzione degli infortuni si cercherà di minimizzare i rischi, in particolare gli incidenti, attraverso un approccio metodico sistemico organizzativo.

I principi della qualità per la salute e sicurezza sul lavoro

Un buon metodo per adottare e promuovere la prevenzione per la sicurezza sul lavoro è quello di adottare un sistema di gestione qualità con occhio a questi requisiti. Grazie alla norma di certificazione Iso 45001.

In quanto la ricerca dell’efficacia e l’efficienza sono tra punti cardine della qualità. Come la minimizzazione degli sprechi. Ed un infortunio, incidente e o una sanzione molto spesso lo sono. Grazie al ciclo per il miglioramento continuo si riusciranno gestire tutte le fasi inerenti all’identificazione e quindi alla prevenzione dei rischi sistematicamente.

Grazie alla pianificazione ed alla collaborazione di tutte le aree aziendali si riusciranno a pianificare miglioramenti ed obbiettivi a lungo termine. Ad analizzare le cause di eventuali criticità ed ad adottare azioni di mitigazione e prevenzione basate su dati. E non solamente su ciò che venga riportato da una legge ed un regolamento sterile.

L’analisi dei processi aiuterà ad individuare anche tutte le necessità non chiare e definite ma che se non gestite possono sfociare in pericoli per la salute e sicurezza sul lavoro.

In tutta la leadership dovrà essere assodato il concetto che in un ambiente favorevole e collaborativo si possono ottenere molti successi. Che un’azienda vincente che conta sulla soddisfazione del cliente avrà in primis lavorato sulla soddisfazione del lavoratore. Perché sarà colui che si occuperà a produrre. Quindi prima il dipendente e dopo il cliente.

Le nostre conclusioni

La si può pensare come si vuole. Che i sistemi siano solo carta secondo alcuni narratori del testo ‘sacro’ della salute e sicurezza. Ma senza una gestione della prevenzione per la salute e sicurezza sul lavoro si continuerà a rincorrere i requisiti e non a gestirli pro attivamente.

Che è ciò che dovrebbe fare un’azienda. Per essere competitiva sul mercato. Avere una buona reputazione. Abbattere costi dovuti a sanzioni ed infortuni. Difendere la salute dei propri dipendenti. Ed ottenere importanti sgravi fiscali.

Se sei interessato ad una consulenza per promuovere la prevenzione per la sicurezza sul lavoro nella tua organizzazione contattaci! Valuteremo assieme come migliorare la cultura sulla salute e sicurezza sul lavoro nella tua organizzazione.

Partecipazione dei lavoratori secondo il sistema salute e sicurezza Iso 45001

La partecipazione dei lavoratori attiva è uno dei requisiti richiesti dalla norma per la certificazione del sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro Iso 45001.

Per molte organizzazioni il requisito della partecipazione dei lavoratori si esaurisce tramite l’effettuazione di normali corsi di formazione, sessioni di addestramento comprensive di test finali. Ma non è assolutamente così.

A pensarla in questo modo sono soprattutto quelle aziende e quelle figure consulenziali che sono portate a pensare che un sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro secondo la norma di certificazione Iso 45001 sia composto dalla conformità obbligatoria, da una politica, qualche obbiettivo, un audit ed un riesame superficiale.

Ignorando completamente ogni principio sul miglioramento continuo che è fondamento di questa norma. A dire il vero ignorando pure ciò che significhi contesto aziendale e analisi dei rischi, in quanto pensano che sia una sorta di DVR sulla salute e sicurezza sul lavoro.

La partecipazione dei lavoratori sulle tematiche della salute e sicurezza sul lavoro è stata inserita come requisito nei sistemi per la certificazione Iso 45001 in quanto, senza una consapevole ed attiva squadra di lavoratori non si riusciranno ad ottenere miglioramenti significativi sui requisiti.

Ovvero a prevenire attivamente infortuni, malattie professionali, sanzioni e fermi impianti.

Le inefficienze della formazione sulla salute e sicurezza sul lavoro

Qua so già che si scatenerà un putiferio. Ma non sono solito né usare francesismi né utilizzare mezze misure. Noi di Sistemi e Consulenze abbiamo formato e formiamo sul tutto il territorio nazionale, datori di lavoro ed addetti sui requisiti obbligatori della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Partecipazione dei lavoratori secondo il sistema salute e sicurezza Iso 45001
Formiamo da più di dieci anni anche figure interne alle organizzazioni e professionisti auditor, interni e di terza parte, sulla norma di certificazione Iso 45001, Iso 9001 ed Iso 14001.

E possiamo affermare che una delle criticità più impattanti sull’apprendimento dei requisiti per la salute e sicurezza sul lavoro è la partecipazione attiva così come richiesta dalla norma di certificazione Iso 45001.

Tralasciando gli aspetti negativi della formazione non effettuata e o effettuata finta, vera piaga, si è portati a pensare che per far si che non vi siano infortuni basta far effettuare i corsi.

E che così in regime di L 231 una volta che il datore abbia effettuato quanto obbligatorio vada tutto bene.

È veramente così? NO. La cosa fondamentale è appunto la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro sui lavoratori. Che se non gestita adeguatamente può avere un impatto sociale, sull’ambiente di lavoro, sulla produzione aziendale e sulla continuità lavorativa dell’organizzazione.

Un altro aspetto ridicolo è quello che spesso i corsi vengono strutturati più a fruizione di chi li eroga rispetto ai discenti che devono apprendere. Spiegandomi meglio. Riprova è anche ciò che in questo periodo si trova sul web in questa mania dei webinair.

E’ obbligatorio che i discenti conoscano le normative. Ovvio. Ma non è giusto che un addetto che lavora su dei ponteggi, otto ore al giorno, partecipi ad ore ed ore di corso, effettuato da professionisti che su quei ponteggi non ci sia mai stato, e che alla fine del corso si ricordi solamente che:

  • Chi ha erogato il corso era un Ing…
  • La totalità delle norme, articoli, allegati, e delle sentenze della cassazione degli ultimi 10 anni. Potrà sicuramente utilizzarli al costo dei DPI.

L’addetto sui ponteggi rischia di ammazzarsi giornalmente, e poco gli serve preparare un esame di diritto. Quindi non solo si devono progettare corsi di formazione adatti al contesto in cui ci troviamo.

Ma devono essere utilizzate ed implementate negli stessi corsi e nei comportamenti aziendali prassi coerenti per migliorare la partecipazione degli addetti così come previsto dal sistema salute e sicurezza Iso 45001, per migliorare la fruibilità e l’apprendimento dei concetti.

Perché solamente la consultazione non sarà sufficiente al raggiungimento degli obbiettivi e ad un miglioramento della cultura per la sicurezza sul lavoro sistemico e non passivo definito solo sulle obbligatorietà.

Consigli per migliorare la partecipazione dei lavoratori

Vediamo alcuni consigli per migliorare la partecipazione dei lavoratori secondo il sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro secondo la norma di certificazione Iso 45001:

  • Ci sono ruoli, per esempio quelli dei preposti, che devono essere l’occhio del datore di lavoro. Non essere solo un attestato obbligatorio. Deve esserci una comunicazione snella secondo la quale la struttura gerarchica sia un flusso di informazioni sulla salute e sicurezza sul lavoro;
  • Inserire nei mansionari e nelle responsabilità la possibilità di difesa e o segnalazione di azioni atte a minare i requisiti della salute e sicurezza. Si possono utilizzare varie tipologie di metodiche per esempio un sistema di segnalazione confidenziale come utilizzato nello standard Brc;
  • Nel piano di formazione e degli incontri inserire anche assemblee con figure non facente parte dell’organizzazione. Questo è fondamentale per far comprendere a tutto l’organigramma che ogni realtà ha i propri rischi e che la partecipazione dei lavoratori è fondamentale per il rispetto dei requisiti della salute e sicurezza sul lavoro in tutte le organizzazioni. Incontri anche con figure che han subito gravi infortuni e che adesso partecipano a percorsi di sensibilizzazione;
  • Inserire nella formazione classica anche l’utilizzo di video e o strumenti multimediali per far visualizzare bene a tutte le risorse i rischi, le prassi, le azioni di mitigazione. Questo sarà sicuramente più chiaro del dire la Corte di Cassazione secondo l’articolo 1 lettera e allegato B…;
  • A seguito di una valutazione definire le migliori metodiche di apprendimento, teorico, pratico e nella lingua corretta conosciuta per gli addetti. Questa considerazione deve essere fatta anche per tutta la cartellonistica aziendale;
  • Ascoltare non solamente le lamentele ma i consigli provenienti da parte di chi è impegnato nei reparti. Sarà utile e fondamentale al coinvolgimento attivo e consapevole;
  • Promuovere iniziative interaziendali sulla salute e sicurezza sul lavoro;
  • Comunicare gli obbiettivi in bacheca ed i risultati.

In un’organizzazione evoluta questi principi dovrebbero essere valutati. Così come la verifica dell’efficacia, che non è il superamento di un’esame o prova. La partecipazione dei lavoratori sulle tematiche potrebbe essere un punto fondamentale per la prevenzione di infortuni, malattie professionali e mancati requisiti rispettati.

Questo non significa che ci effettui formazione in questo senso stia sbagliando. Questo significa solamente che la visione del miglioramento applicato alla salute e sicurezza dei lavoratori, alla quale si stanno spingendo anche le ASL è più importante di una gara a chi è più preparato e conosce più leggi.

Contattaci!! Se vuoi valutare e migliorare la partecipazione dei lavoratori cosi come richiesto dal sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro secondo la norma di certificazione Iso 45001.

I sistemi di illuminazione led in industria alimentare

Sono molti gli aspetti che un’industria alimentare deve valutare per poter assicurare la produzione di alimenti sani, uno tra i più sottovalutati è quello dei sistemi di illuminazione a led.

Negli ambienti devono essere presenti degli efficienti sistemi di illuminazione, possibilmente che utilizzino tecnologie a led per la corretta esplicazione dei processi aziendali.

Il perché sia importante avere dei sistemi di illuminazione efficienti e coerenti nei vari ambienti dell’industria alimentare è lampante. Se non vi è abbastanza quantità e qualità di luce non si potranno verificare gli stati igienici delle attrezzature e o del prodotto. Una poca quantità di luce potrebbe essere anche motivo di infortunio o di cattiva valutazione per ogni fase di processo.I sistemi di illuminazione led in industria alimentare

Il requisito è fondamentale per la sicurezza alimentare, non diretto come altri, per esempio quello della sanificazione, ma una buona quantità di luce, possibilmente chiara e fredda, sarà di importante e di aiuto a tutti gli addetti che operano nell’organizzazione. Per una corretta valutazione dei seguenti fattori:

  • Verificare la conformità delle materie prime, sottoprodotti e alimenti. In tutte le fasi dei processi aziendali dalla ricezione, produzione, confezionamento, stoccaggio e partenza prodotto finito;
  • Verificare lo stato igienico nella fase preoperativa ed operativa. Atta alla prevenzione di contaminazioni crociate e promiscuità tra i prodotti;
  • Verificare lo stato degli alimenti prodotti;
  • Verificare la presenza assenza di possibili pericoli provenienti da infestazioni, rotture macchinari, stato igienico operatori, corpi estranei ed altro;
  • Verificare stati degli ambienti come muffe, condense, ristagni, pavimentazioni ed altro;
  • Prevenire eventi accidentali e la perdita della conformità dell’alimento;
  • Prevenite cadute, scivolamenti ed utilizzi non in sicurezza dei mezzi che potrebbero mettere a rischio la salute degli addetti.

L’evoluzione dei sistemi di illuminazione a led

L’applicazione dei sistemi di illuminazione a led in ambito di industria alimentare è progredita molto. All’inizio questa tecnologia risultava molto onerosa. Le motivazioni per le quali oggi giorno sempre più organizzazioni effettuano questa scelta si possono riassumere in:

  • Qualità della luce. Le tecnologie a led lavorano a temperature più basse ed hanno un indice cromatico migliore più simile a quello naturale.
  • Efficienza energetica. I sistemi di illuminazione che sfruttano queste tecnologie offrono un’efficienza ed un risparmio energetico fino al 50% rispetto alle tradizionali;
  • Vita. Questi sistemi hanno una durabilità maggiore ed una manutenzione quasi nulla. In più non subiscono cali di luci come i sistemi di illuminazione convenzionali che tendono a calare di intensità negli anni.

È fondamentale vedere bene quello che si stia facendo. Alla base di tutti i monitoraggi dei processi c’è l’ispezione visiva. Che non potrà essere efficace in caso di scarsa o non adeguata illuminazione.
L’organizzazione nella fase di progettazione e o modernizzazione degli impianti dovrà tenere conto del sistema di illuminazione.

Un prerequisito importante alla stregua della qualità dell’aria e dell’acqua.
Progettare degli impianti di illuminazione per l’industria alimentare intelligenti potrà prevenire molteplici criticità e non solo sulla sicurezza alimentare ma anche sulla salute e sicurezza sul lavoro.

Utilizzare delle tecnologie a led, oltre gli aspetti elencati sopra porta anche i seguenti benefici:

  • I sistemi a led non utilizzano lampadine di vetro che possono, in caso di rottura, contaminare l’alimento;
  • In caso di utilizzo nelle dotazioni frigorifere si avrà un’immediata e totale illuminazione in quanto questi sistemi non abbiano bisogno di tempi di riscaldamento. Può sembrare stupido. Ma un’organizzazione nella quale gli operatori entrano ed escono dalle celle rapidamente non avranno inefficienze dovute alle perdite di tempo.;
  • La possibilità di utilizzare questi sistemi permette l’utilizzo continuo con riduzioni dei costi del circa 50%;
  • E va sottolineato l’aspetto della durata di vita e del sistema a led rispetto ad un sistema di illuminazione classico utilizzato nell’industria alimentare;

Consigliamo ad ogni organizzazione di valutare questi aspetti. Come quello della collocazione dei sistemi per favorirne la fruibilità e la protezione. Deve essere fatta molta attenzione a valutare e mettere in atto delle misure atte alla indicazione e monitoraggio di questi sistemi di illuminazione come tutte le altre componenti di vetro e plastiche dure aziendali.

Redigendo una coerente planimetria, responsabilità, frequenza e limiti di accettabilità dei monitoraggi. Nonché di manutenzione. Lo standard BRCS ha rilasciato un’interessante linea guida sul requisito incentrato sui sistemi di illuminazione in industria alimentare.

CONTATTACI!! Se hai esigenza di valutare l’efficacia dei sistemi di illuminazione installati nella tua organizzazione e o se stai valutando di passare alla tecnologia a led.

La valutazione del rischio rumore call center

Si sente parlare delle tematiche sulla salute e sicurezza sul lavoro in ambito industriale, edile, agricolo, là dove vi è una percezione del rischio molto importante, ma è di grande importanza saper individuare e valutare anche i rischi nelle attività di contesti che a prima vista non possono sembrare impattanti, come per esempio il rischio rumore call center.

Come ci illustra il nostro collaboratore Ing Fabio Rosito, la valutazione del rischio rumore, è una delle valutazioni obbligatorie da effettuare nelle organizzazioni dove l’esposizione a tale rischio è determinata da sorgenti quali attrezzature, impianti, sorgenti multiple.

L’aggiornamento di tali valutazioni, secondo il DLgs 81 comma 2 deve essere effettuato seguendo i principi:

  • Periodici ogni 4 anni;
  • In caso di sostituzione, modifiche delle attrezzature, ambienti e strutture aziendali;
  • Nel caso in cui il medico competente lo reputi necessario a seguito di malattie professionali o rilievi di mutati stati sanitari degli operatori.

La valutazione del rischio rumore viene effettuata con delle attrezzature, tarate, denominate fonometri, tuttavia, esistono dei contesti aziendali dove l’esposizione al rumore deriva da sorgenti prossime all’orecchio che, con gli approcci e strumenti convenzionali, risultano non misurabili come per esempio per gli operatori dei call center e o addetti che effettuano mansioni similari nelle organizzazioni.

Parlando di organizzazioni che offrono dei servizi di call center, il singolo operatore è sposto al rumore derivato da due elementi:

  1. Rumore ambientale, legato alla presenza degli altri addetti con cui si condivide l’ambiente di lavoro che, spesso è un open space con ampie superfici, un numero elevato di lavoratori e non sempre adeguatamente suddiviso;
  2. Rumore strumentale, emissione sonora proveniente dallo strumento di lavoro, cuffia, che si trovano prossime all’orecchio e, soprattutto, generano immettendo in un contesto molto angusto dove, quindi, le condizioni acustiche sono molto differenti.

La normativa per l’esposizione al rischio rumore

La determinazione del livello di esposizione al rumore avviene, comunque, come previsto dalle norme internazionali UNI EN ISO 9612:2011 e UNI 9432:2011. In questo caso, le modalità di misura e la strumentazione da impiegare per la misurazione e rilevamento dell’emissione sonora, è specifica, come definito nella norma internazionale UNI/TR 11450.

La norma riporta le informazioni utili ad individuare la strumentazione adatta per la misurazione del rumore nei casi in cui le sorgenti sonore siano prossime all’orecchio dell’operatore che, pertanto, non possono essere misurate con l’uso di fonometri tradizionali.

Il Technical Report ha come obiettivo:

  1. la misurazione del livello di rumore da sorgenti prossime che non possono essere misurate con strumentazione tradizionale;
  2. convertire il valore misurato, tenendo conto della distanza dall’orecchio e dalla ridotta dimensione dell’area in cui viene emesso il rumore direttamente, in valore confrontabile con quanto viene misurato normalmente nel definire l’esposizione dei lavoratori al rumore.

Il Technical Report prevede tre possibili tecniche:

  1. Metodo MIRE (UNI EN ISO 11904-1) che prevede l’uso di un microfono in miniatura che viene inserito all’interno del condotto uditivo dell’operatore;
  2. Metodo del manichino (UNI EN ISO 11904-2) dove una cuffia, sdoppiata rispetto a quella indossata contemporaneamente dall’operatore, viene posta su un manichino dotato di recettori acustici.
  3. Metodo Elettroacustico (ETSI EG 202 518) che determina il livello e le caratteristiche del rumore dai valori elettrici di cuffia e microfono.

Valutazione rischio rumore call center con metodo MIRE

Verrà approfondito nel proseguo dell’articolo solo la tecnica di misurazione MIRE che, per dimensione della strumentazione, risulta la più facile da utilizzare in contesti esterni a laboratori di prova ed in questo caso verrà utilizzata per la valutazione del rischio rumore call center.

Valutazione rischio rumore misurazione call center
Il metodo di  misurazione MIRE si basa sull’uso di un microfono in miniatura collegato ad una sonda inserita all’interno del canale uditivo. La prima indicazione, data dalla norma ISO/TR 11450, è che il soggetto della misura deve essere volontario, in quanto la misura del rumore prevede l’inserimento della sonda nell’attrezzatura, cuffia.

Si consiglia di informare l’addetto alla mansione del call center il funzionamento dello strumento per la rivelazione e misurazione del rischio rumore e le misure igieniche adottate, che vedremo in seguito.

Lo strumento più utilizzato per la misurazione del rischio rumore call center è un’attrezzatura composta da microfono esterno ed una sonda interna (la parte gialla). Quest’ultima viene protetta con un cilindro di silicone monouso, al fine di garantire l’igiene durante la misurazione ai diversi operatori.

È necessaria grande attenzione nell’inserimento della sonda al fine di evitare possibili lesioni alla cavità, sebbene, proprio il cilindro di silicone che è morbido e liscio, riduca sensibilmente questo rischio. La lunghezza della sonda, inoltre, è data da impedire il contatto con il timpano dell’operatore.

Le cuffie sul mercato che vengono utilizzate in queste realtà sono di due tipi: monoaurali e binaurali. Nel primo caso, la misura riguarderà un solo orecchio mentre, nel secondo caso, la misura andrà fatta da entrambi i lati a meno che si tratti di cuffie mono.

La durata della misurazione perché si possa effettuare una valutazione del rischio rumore coerente  non deve essere inferiore a 15 minuti e per un numero minimo di 5 telefonate, al fine di rilevare diverse tipologie di interlocutore e le pause tra una telefonata e la successiva, utilizzata per la registrazione dei dati relativi alla chiamata appena terminata.

Una volta rilevato il valore convertito, questo andrà analizzato, nel rispetto delle norme UNI EN ISO 9612 e UNI 9432, per determinare il livello di esposizione giornaliero o settimanale e così poter mettere in atto le azioni di mitigazione del rischio rumore più coerenti.

Azioni di mitigazione del rischio rumore call center

Se, dai rilievi effettuati durante la misurazione del rumore nelle realtà di call center, dovesse emergere un valore di esposizione giornaliera superiore a 85 dB(A), si deve procedere alla mitigazione del rischio adottando le seguenti azioni:

  • acquisto di cuffie autolimitanti per le mansioni di call center;
  • interventi sulla dispersione del rumore ambientale come installazione di barriere assorbenti tra le postazioni, buffer a soffitto, contro soffitto, pareti perimetrali, e la definizione di regolamenti, procedure ed istruzioni per l’inserimento di pause tra le telefonate.

E’ buona norma verificare, quando vi è la possibilità, se l’azione di mitigazione abbia avuto i risultati desiderati, soprattutto quando si parla di installazione di presidi fisici di assorbimento.

Questo è uno dei rischi che devono essere valutati sia nella classica valutazione dei rischi, sia, per le organizzazioni certificate Iso 45001, nella valutazione rischi opportunità richiesta dal sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro.

Quando si configura un dirigente per la sicurezza?

Il dirigente per la sicurezza è una delle figure di responsabilità indicate nel testo unico per la salute e sicurezza sul lavoro. Il D.Lgs. 81/2008, nel definire ed assegnare le responsabilità, adotta una nomenclatura che, in alcune situazioni, può essere fuorviante.

E’ il caso, ad esempio, della figura del dirigente per la salute e sicurezza in azienda, risorsa che non viene individuata e nominata in base alla tipologia contrattuale, ma tenendo conto della funzione, ruolo, svolto durante l’espletazione delle proprie mansioni e responsabilità aziendali.

I ruoli definiti dal testo unico sono:

  • Datore di lavoro;
  • Medico Competente;
  • Responsabile del servizio di prevenzione e protezione RSPP;
  • Addetto del servizio del servizio di prevenzione e protezione ASPP;
  • Preposti e dirigenti per la sicurezza sul lavoro;
  • Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza RLS;
  • Addetto alle emergenze antincendio;
  • Addetto alle emergenze primo soccorso;
  • Lavoratori;

I riferimenti normativi per il dirigente della sicurezza

L’articolo 2 comma 1 lettera d riporta la definizione di dirigente per la sicurezza, in questi termini:
Il dirigente per la salute e sicurezza sul lavoro

persona che, in ragione delle competenze professionali e di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, attua le direttive del datore di lavoro organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa“.

Il dirigente per la sicurezza, quindi, è colui che, in base alla propria mansione ricoperta:

  • Attua le direttive del datore di lavoro che rimane il principale responsabile in materia di prevenzione, almeno per quanto concerne le direttive, intese come indicazioni strategiche derivanti dalla valutazione dei rischi;
  • Organizza l’attività lavorativa – ovvero è persona che ha, tra i poteri, la possibilità di cambiare l’organizzazione dell’attività lavorativa intesa come assegnazione dei compiti alle persone, modifica delle procedure operative.

All’interno dell’articolo 18, vengono riportati gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente. L’articolo inizia con questa frase:

“Il datore di lavoro […] e i dirigenti, che organizzano e dirigono le stesse attività secondo le attribuzioni e competenze ad essi conferite, devono:”

Di estrema importanza l’indicazione “secondo le attribuzioni e competenze; questo significa che ogni persona, inquadrabile all’interno della definizione di dirigente ex art. 2 comma 1 lettera d, non è il destinatario di tutti gli obblighi di cui all’articolo 18, come invece accade per il datore di lavoro, ma solo degli obblighi riconducibili alla propria competenza funzionale.

Ad esempio, non spetterà al responsabile del magazzino comunicare all’INAIL il nominativo dell’RLS, a meno che questo non sia indicato nel proprio mansionario o abbia ricevuto istruzione in questo senso.

In accordo con l’articolo 299, il dirigente, come destinatario di eventuali contestazioni in caso di illecito, non viene individuato in base a lettere di nomina, organigrammi o altri documenti, ma in base all’effettivo svolgimento del ruolo di dirigente.

Tuttavia, risulta di estrema importanza che il singolo dirigente sia reso edotto delle proprie responsabilità anche mediante una lettera di incarico o attraverso una mera informazione, da abbinare alla formazione obbligatoria prevista all’interno dell’articolo 37 e declinata, sebbene non in maniera obbligatoria, all’interno dell’Accordo Stato Regioni del 21/12/2011.

Formazione e nomina del dirigente

La nomina del dirigente per la sicurezza, come previsto dall’art 16 del D. Lgs deve essere formalizzata tramite delega di funzione. Devono essere definiti i requisiti della mansione comprensivi dei titoli di studio e dell’esperienza pregressa a secondo del contesto aziendale.

La formazione del dirigente per la sicurezza, come per tutte le figure, è obbligatoria, e viene definita dall’accordo Stato regioni del 2011 per una durata minima di 6 ore ultimata da un test di valutazione. L’organizzazione deve inserire nel proprio piano di formazione l’aggiornamento quinquennale di questa risorsa.

Contattaci!! Se sei interessato alla tematica, se devi effettuare un audit sulle necessità formative e, o se devi formare e nominare il dirigente per la sicurezza sul lavoro aziendale. Fonte Ing Fabio Rosito

Le Differenze tra OHSAS 18001 e ISO 45001

Quali sono le sostanziali differenze tra Ohsas 18001 e Iso 45001?

Si avvicina la data dell’ 11 marzo 2021 dove ci sarà il definitivo passaggio tra le norme internazionali sui sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro OHSAS 18001, che decadrà, in transizione verso la ISO 45001.

Le organizzazioni già certificate secondo la norma OHSAS 18001 avranno 3 anni  a disposizione per effettuare il passaggio e transizione alla norma ISO 45001.

Lo standard internazionale OHSAS 18001, ha una storia quasi ventennale, con il quale sono stati introdotti i principi anglosassoni sul concetto di rischio, l’evoluzione di tutti i sistemi di gestione negli ultimi anni ha reso necessario uniformare la norma per il sistema SSL alle altre norme di certificazione più comuni come quella sulla qualità, ambiente, dati, sicurezza alimentare, ecc.

Una delle immediatamente e riconoscibili differenze tra la norma Ohsas 18001 Iso 45001 è sulla struttura, che riporta il medesimo principio di HLS, alto livello, come le norme di certificazione riportate sopra, quindi:

  1. Scopo
  2. Referenze normative
  3. Termini e definizioni
  4. Contesto dell’organizzazione
  5. Comando
  6. Pianificazione
  7. Supporto
  8. operazione
  9. Valutazione delle prestazioni
  10. Miglioramento

Le maggiori differenze tra Ohsas 18001 e Iso 45001

Una delle fondamentali differenze tra Ohsas 18001 e Iso 45001, aspetto che definisce i rischi impattanti dell’intero sistema, è la definizione del contesto dell’organizzazione ed i rischi associati a tutte le parti interessate, queste che siano interne o esterne all’azienda. Vediamo meglio le differenze tra le due norme:
Differenze e transizione Ohsas 18001 ed Iso 45001

  • Contesto dell’organizzazione – L’organizzazione dovrà analizzare e definire il proprio contesto, le parte interessate, i punti forti ed i punti deboli della propria organizzazione, ed i requisiti applicabili;
  • Bisogni e aspettative dei lavoratori – L’organizzazione dovrà definire quelli che sono i bisogni e le aspettative delle risorse umane;
  • Rischi e opportunità – L’organizzazione, questo è un aspetto innovativo tra le differenze fra le norma Ohsas 18001 e Iso 45001, dovranno effettuare un’analisi dei rischi sui fattori che possono avere un impatto sul raggiungimento degli obbiettivi del sistema SSL, dovranno mettere in atto azione per la mitigazione del rischio, e cogliere le opportunità scaturite dall’analisi;
  • Leadership – Un concetto di leadership a tutti i livelli dell’organizzazione e non solo direzionale;
  • Obiettivi e recensioni delle prestazioni – L’organizzazione grazie all’analisi dei rischi potrà porsi degli obbiettivi chiari, misurabili e  raggiungibili, frutto dell’analisi dei rischi effettuata ed in linea con il proprio contesto senza perdita di inutile risorse su aspetti non impattanti;
  • Requisiti di comunicazione – La comunicazione è parte fondamentale dei nuovi sistemi di gestione, quindi l’organizzazione deve definire chiare responsabilità e modalità sui metodi di comunicazione, progettazione e monitoraggio per quella interna ed esterna;
  • Addio azione preventiva – Il concetto di azione preventiva, così come per gli altri sistemi di gestione è stato eliminato in quanto la gestione dell’analisi dei rischi ed opportunità è molto più attiva e non necessità più di questo aspetto che diventerebbe ridondante;
  • Salute e sicurezza – Gli aspetti della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro richiedono una piena conformità ai requisiti legali applicabili, e si richiede altre sì un impegno sulla partecipazione attiva dei lavoratori e di un costante aumento della consapevolezza delle proprie mansioni, e dei rischi associati ad essa, e della cultura per la sicurezza sul lavoro;

Che cosa possiamo fare per la transizione alla norma Iso 45001

Sistemi e Consulenze assisterà la tua organizzazione nella transizione tra le due norme. Ti affiancherà nell’implementazione di un nuovo sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro Iso 45001 o alla creazione di un sistema integrato con i seguenti servizi:

  • Audit di Gap per verificare lo stato di conformità sui requisiti della norma di certificazione  Iso 45001 e passaggio dalla Ohsas 18001;
  • Formazione interna per illustrare le differenze tra la norma Ohsas 18001 e la Iso 45001 e per le varie mansioni interne;
  • Implementazione del sistema Iso 45001 ed eventuale integrazione con le altre norme;
  • Effettuazione di audit interno e riesame della direzione;
  • Assistenza per verifica Organismo di certificazione;
  • Assistenza per risoluzioni di eventuali non conformità scaturite;
  • Consulenza e formazione continua per mantenimento certificazione.

Sistemi e Consulenze potrà anche effettuare formazione riconosciuta per le figure preposte agli audit interni, da effettuare in aula e presso l’azienda, e formazione per Auditor e Lead Auditor di III° parte.

CONTATTACI!! Se sei interessato ad approfondire le differenze tra la norma Ohsas 18001 e Iso 45001? Devi certificare la tua azienda secondo la norma per il sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro Iso 45001. O se devi effettuare il passaggio dalla norma Ohsas 18001. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

Audit MOG 231 Modello Organizzazione e Gestione

All’interno di qualsiasi sistema di gestione, l’attività di audit è un elemento essenziale atto a garantire che il sistema stesso sia efficace rispetto ai requisiti degli standard e obiettivi aziendali. In questo caso un audit MOG verificherà il rispetto dei requisiti del Modello Organizzativo Gestionale.

Il D.M. 13/02/2014, che definisce le procedure semplificate per l’adozione di un Modello di Organizzazione e Gestione (MOG), pone, tra gli elementi essenziali per il suo un corretto funzionamento, il riesame della direzione e gli audit MOG. Gli audit interni di sicurezza sono richiamati al punto 17.1 delle procedure semplificate e indicato come:

L’audit è un esame sistematico, documentato e indipendente per determinare se quanto pianificato e predisposto dal MOG viene efficacemente attuato, è idoneo al conseguimento degli obiettivi ed è coerente con la politica in materia di salute e sicurezza.

Audit Modello Organizzativo Gestionale MOG 231

I principi di un audit Mog

Per chi si occupa di sistemi di gestione, quanto riportato sopra, non rappresenta una novità, ma poiché le procedure semplificate sono indirizzate a tutte le PMI, riteniamo opportuno fornire alcune considerazioni in merito ai termini utilizzati:

  1. Sistematico: indica la necessità che l’attività di audit sia organizzata e vada a coprire tutti i processi aziendali e non sia solo un’attività occasionale e che vada a verificare solo alcuni elementi casuali del sistema. Chiaramente, non si potrà non basarsi sulla tecnica del campionamento, ovvero della verifica puntuale di elementi estratti dal sistema, ma questo processo dovrà comunque andare a coprire tutte le funzioni, processi e aree aziendali;
  2. Documentato: le attività di audit devono risultare da documentazione (informazioni documentate) che dimostrino l’effettiva attuazione dell’audit stesso. Questi documenti possono essere checklist, rapporti di audit ecc.;
  3. Indipendente: questo termine, molto caro a chi si occupa di sistemi di gestione, richiama l’importanza che l’auditor non sia influenzato o influenzabile nel suo giudizio a causa del ruolo che svolge. All’interno del punto delle procedure semplificate, richiama una nota specifica nel merito: “Indipendente non significa che l’audit deve essere effettuato da personale esterno all’azienda, ma che lo stesso non sia direttamente coinvolto nelle attività oggetto di audit. Pertanto, l’audit può essere svolto da personale interno all’azienda purché sia in possesso dei requisiti di cui al paragrafo 17.3 ma non può essere effettuato dal DL o da componenti del SPP se questi ha assunto responsabilità operativa diretta nella attività oggetto di audit.

Rispettate le caratteristiche dei punti sopra riportati, desideriamo richiamare l’attenzione su quale sia il fine ultimo dell’audit di un MOG: la verifica dell’efficacia esimente del modello.

Questo significa che l’audit deve sempre e comunque essere indirizzato a questo punto e non necessariamente all’efficienza dei processi che, possono sicuramente essere un obiettivo aziendale, ma non rappresentano il fine primario dell’audit, così come previsto dalle procedure semplificate.

Le procedure semplificate di un modello organizzativo gestionale

Le procedure semplificate prevedono, come di prassi, che gli audit vengano:

  • Programmati: questo passaggio è molto importante per evitare che l’audit non possa svolgersi in maniera adeguata per indisponibilità dei soggetti necessari oppure non venga svolto per sovrapposizione di impegni. Pianificando gli audit, è maggiore la possibilità che si svolgano nella maniera migliore possibile. Il D.M. 13/02/2014 prevede, di norma, 1 audit/anno salvo processi che presentino elevate criticità che richiederanno più audit all’anno;
  • Identificare gli auditor: per farlo al meglio, l’organizzazione deve definire quali elementi specifici andare a verificare e, quindi, definire le eventuali competenze di dettaglio da mettere in campo. Se pongo come elemento di criticità lo stress lavoro correlato, quando andrò ad analizzare quell’ambito specifico, potrei optare per contattare un esperto per un’indagine di dettaglio;
  • Verificare il rispetto del programma: pianificare è semplice, attuare meno. E’ importante dotarsi di strumenti per ricordare le scadenze e dare evidenza dell’attuazione del piano. Naturalmente, modifiche al piano sono sempre possibili, ma vanno fatte tenendo conto degli obiettivi degli audit stessi;
  • Verificare in sede di riesame le risultanze dell’audit: il D.M. 13/02/2014, sulla scorta di quanto già previsto dalla precedente Lettera circolare del Ministero del lavoro Prot. 15/VI/0015816/MA001.A001 dell’11/07/2011, indica come essenziale che i processi di auditing avvengano sotto la supervisione e revisione dell’alta direzione, altrimenti il MOG non può essere ritenuto esimente. L’analisi dei risultati degli audit, in fase di riesame, determina il rispetto di quanto richiesto.

Conclusioni sulla gestione degli audit

Il D.M. 13/02/2014 non aggiunge nulla alle indicazioni sugli audit sul modello organizzativo gestionale interni date dagli standard sui sistemi di gestione. Rimane, tuttavia, il fatto che si tratta di trasferire una pratica propria di standard volontari su un ambito di “semi-cogenza”, visto che l’adozione del MOG non è obbligatoria al momento.
Fonte: Aimsafe Ing Fabio Rosito 

Procedura di Manutenzione Aziendale

La procedura di manutenzione aziendale per le strutture ed i macchinari, gestisce un pre requisito per la sicurezza alimentare e per la salute e sicurezza sul lavoro. Una buona redazione implementazione ed applicazione di questa procedura è necessaria all’organizzazione per prevenire tre tipologie di criticità:

  • mancato rispetto dei requisiti contrattuali, per esempio consegna dei prodotti non nei tempi definiti, per fermo macchine;
  • contaminazioni dovute alle rotture dei macchinari o della loro cattiva gestione;
  • fermi macchine e o impianti dovuti ad infortuni, possibili  impatti sulla business continuity per fermo impianto amministrativo e contaminazione dei prodotti.

L’implementazione di una efficace proceduta per la manutenzione aziendale è uno dei requisiti obbligatori e richiesto anche dagli standard per le certificazione dei sistemi di gestione.

L’implementazione di una procedura di manutenzione aziendale nel settore alimentare è necessaria per mantenere in efficiente funzione l’attrezzatura e la strumentazione utilizzata sulle linee di produzione o per il controllo dei processi.

In ambito safety prevenire infortuni e o malattie professionali dei lavoratori. Per i requisiti ambientali necessaria per la verifica che i processi aziendali non superino i limiti imposti dal testo unico ambientale. Ma quali elementi dovrebbero essere presenti in una procedura di manutenzione e gestione delle macchine ed attrezzature?

Identificazione aree ed attrezzature

Procedura di Manutenzione Aziendale manutenzione macchinari e strutture

L’organizzazione, per poter redigere una efficace procedura di manutenzione aziendale per i macchinari e le strutture, deve effettuare una valutazione dei rischi e definire di conseguenza le differenti aree di rischio, per esposizione dei prodotti e lavoratori e definire di conseguenza azioni di mitigazione dei rischi.

Dovranno essere definiti i comportamenti da tenere dalle risorse umane  per individuare i possibili pericoli, per effettuare la manutenzione, per il monitoraggio dello stato delle attrezzature e strutture, o sull’operato del manutentore esterno, ed i materiali utilizzati da esso.

I macchinari e le attrezzature, a seconda delle aree di rischio individuate, devono essere ‘mappati’ ed inseriti in un registro dove, grazie anche ai manuali d’uso, vanno riportate le informazioni necessarie e le frequenze per effettuare gli interventi. Stesso discorso è valido per le operazioni da effettuare nelle strutture.

  • Identificazione di potenziali pericoli – I potenziali pericoli relativi alle attività di uso e manutenzione dei macchinari e delle strutture, dovrebbero essere identificati e valutati per evitare criticità per la  sicurezza alimentare, e sicurezza sul lavoro. I pericoli possono riguardare le sostanze chimiche utilizzate per gli interventi, i lubrificanti dei macchinari, i corpi estranei come residui dovuti all’usura o tracce della manutenzione effettuata , fascette, cavi, nastri, tubi, carter, l’igiene personale. I macchinari e le attrezzature non utilizzabili devono essere interdette all’uso e non devono arrecare rischi ai processi di produzione, o essere ricettacolo di sporco ed infestanti, pest proofing.
  • Identificazione dei materiali – Devono essere identificate le sostanze utilizzate nella procedura di manutenzione aziendale, le sostanze ed i materiali devono essere approvati,  verificandone le schede tecniche e di emergenza, ed a seconda delle aree di rischio, tali sostanze devono essere della tipologia Food Grade, tenendo conto della presenza di allergeni. I materiali devono essere mantenuti in locali adibiti e con controlli di sicurezza;
  • Identificazione delle attrezzature – Devono essere definite le azioni e le competenze necessarie per l’installazione delle attrezzature, i limiti di accettabilità, e le competenze necessarie comprese dei DPI da utilizzare perché attrezzature e strutture siano un rischio accettabile per il lavoratore e per i prodotti.

La Redazione della Procedura di Manutenzione Aziendale

Ogni proceduta di manutenzione aziendale o gestione delle risorse tecniche dovrebbe includere un piano di manutenzione. Il piano di manutenzione indica quali attrezzature, macchinari o beni richiedono manutenzione, la frequenza di monitoraggio ed i limiti di intervento, chi è responsabile del completamento delle attività di manutenzione, come verranno svolte le attività di manutenzione, tramite istruzioni operative, e chi è il responsabile delle attività di verifica dello stato igienico per la ripresa delle operazioni di produzione ed alle manutenzioni effettuate da un fornitore esterno:

  • Monitoraggi – E’ necessario che, tramite i controlli Pre operativi definiti ed effettuati dagli addetti e nei monitoraggi effettuati dal responsabile produzione, o manutenzione, si definiscano i limiti per gli quali si debba intervenire con manutenzioni straordinarie, oltre quelle già programmate nel piano derivante dai libretti d’uso dell’azienda produttrice delle attrezzature;
  • Le registrazioni – Qualsiasi attività relativa alla procedura di manutenzione aziendale deve essere supportata con gestione, ed archiviazione adeguata dei documenti che dovrebbe includere:
  • Relazione Intervento di manutenzione;
  • Materiale e sostanze utilizzate per l’intervento;
  • Sanificazione post intervento;
  • Ispezioni di attrezzature post-manutenzione per la ripresa della produzione, anche a seguito di interventi da parte di fornitore esterno;
  • Eventuale segregazione del macchinario non conforme;
  • Azioni correttive/preventive con annesse analisi delle cause;
  • Firma del responsabile per lo stato igienico e della funzionalità delle attrezzature o strutture;
  • Per gli interventi effettuati da un fornitore esterno, necessita anche la qualifica dei fornitori e la verifica, da parte del responsabile, dell’efficacia della manutenzione effettuata.
  • Istruzioni operative per intervenire sulle attrezzature con modalità di smontaggio dei macchinari come da manuale d’uso, che possono comprendere documenti affissi con foto;
  • Utilizzo dei materiali e delle sostanze approvate;
  • Fondamenti per il monitoraggio dello stato delle attrezzature;
  • Criteri di sicurezza alimentare, salute e sicurezza sul lavoro ed ambiente;
  • Igiene personale, del processo ed utilizzo DPI;
  • Allergeni;
  • Procedura di sanificazione e disinfezione aziendale;
  • Eventuali procedure per la gestione delle emergenze.

Fornitori Esterni per la manutenzione aziendale

Gli stessi principi applicati alle parti interessate interne contenuti nella procedura di manutenzione aziendale devono essere applicati ai fornitori esterni per le operazioni di manutenzione, in questo caso l’azienda dovrà:

  • Qualificare il fornitore esterno secondo propria procedura di qualifica;
  • Richiedere l’elenco dei materiali e sostanze utilizzate, schede tecniche;
  • Comunicare i regolamenti per l’ingresso ed il lavoro aziendale al fornitore e valutare la necessità di definire il rischio per le interferenze e per la food defense;
  • Far supervisionare da un addetto interno le operazioni di manutenzione
  • Richiedere il verbale degli interventi effettuati;
  • Validazione da parte del responsabile lo stato igienico prima dell’effettuazione della ripresa della produzione.

Un focus importante viene dato dalla norma per la certificazione del sistema di gestione salute e sicurezza sul lavoro Iso 45001, richiedendo durante la valutazione dei rischi ed opportunità anche la valutazione dell’impatto che possa avere il fornitore esterno per la manutenzione dei macchinari e delle strutture.

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Gestione del rischio interferenze nei luoghi di lavoro

L’ingresso nelle strutture aziendali di figure non contemplate nei processi, propone un nuovo rischio, la gestione del rischio interferenze nei luoghi di lavoro quindi richiede da necessità di essere valutata.

Cosa accade quando in un’organizzazione entrano delle figure “estranee”? Per estranei intendiamo: fornitori, visitatori, clienti,ospiti, realtà che prestino servizi qualificati di manutenzione, pulizie, disinfestazione , oppure organi di controllo e certificazione.

In definitiva tutte le figure estranee all’organizzazione che possono avere un impatto sulla salute e sicurezza sul lavoro, potenzialmente interferendo con le ordinarie operazioni di lavoro, che rendono necessaria l’effettuazione della valutazione e la gestione delle interferenze nei luoghi di lavoro.

Ma come possono queste figure avere un impatto su tali requisiti? Tutte le attività che avvengono in un’azienda, sono state valutate secondo i rischi applicabili ai processi, macchinari, materiali utilizzati ed ambienti di lavoro.

Gli scenari della gestione del rischio interferenze

Per poter avere una corretta gestione del rischio interferenze ed analizzare i possibili scenari, ci viene in aiuto l’articolo 26 del D. Lgs. 81/2008 “Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione”.

Nel caso di lavori in appalto che prevedano la presenza di lavoratori esterni in azienda, il datore di lavoro committente deve effettuare preventivamente tutta una serie di attività in ambito di salute e  sicurezza sul lavoro ma non solo:

  • Verificare l’idoneità tecnico professionale dei fornitori in relazione ai lavori, da effettuare, sulla base del certificato iscrizione alla CCIAA e delle dichiarazioni rese dal datore di lavoro della ditta appaltatrice;
  • Elaborare un documento di valutazione della gestione delle interferenze, non obbligatorio nel caso di lavori della durata inferiore a cinque giorni dove non ci siano rischi particolari o di lavori intellettuali;
  • Fornisce le informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività;
  • Nel caso di lavorazioni complesse, nominare un preposto che possa essere il riferimento degli appaltatori.
La gestione delle interferenze nei luoghi di lavoro

Gli obblighi della gestione per la salute e sicurezza

In generale il datore di lavoro committente promuove la cooperazione, e la gestione rischio interferenze, tra i datori di lavoro appaltatori al fine di attuare le misure di prevenzione e protezione dei rischi valutati nell’oggetto dell’appalto.

Spesso si può anche organizzare una riunione per meglio definire alcuni dettagli, raccordarsi su spazi, tempi e emergenze. È d’obbligo un chiarimento per quanto riguarda l’elaborazione del DUVRI: tale documento è fondamentale per la gestione delle interferenze e per l’organizzazione delle lavorazioni.

Il datore di lavoro dovrà comunque effettuare la verifica di idoneità professionale, richiedere le dichiarazioni dagli appaltatori. Troppo spesso i lavori di poca durata vedono la assoluta mancanza di gestione del rischio interferenze, che invece andrebbe comunque valuta ed affronta anche nel caso di lavori non contemporanei.

L’articolo 26 del testo unico salute e sicurezza sul lavoro, detta i requisiti obbligatori però esclusivamente del lavoro in appalto e non la gestione rischio interferenze nella totalità; spesso nelle aziende hanno accesso esterni che non hanno contratti di appalto con l’azienda in cui entrano. Come comportarsi?

Il datore di lavoro ha comunque la responsabilità delle persone all’interno dei luoghi di lavoro sotto il proprio presidio; alla luce di questo sarà necessario gestirne la presenza ed effettuare la gestione dei rischio interferenze.

Le attività da effettuare per una corretta gestione del rischio interferenze, sono quelle di registrare l’ingresso di tali persone in veste di visitatori (clienti, …), informarle sui rischi degli ambienti che visiteranno/occuperanno durante la loro permanenza, indicar loro i riferimenti e le procedure in caso di emergenza; una soluzione che viene adottata da alcune aziende è quella di accompagnare in ogni momento gli esterni, in modo da poter realmente presidiare il tempo che essi passano in azienda.

Il concetto fondamentale è che il datore di lavoro deve analizzare ogni situazione che avviene negli ambienti di lavoro che presidia e di cui ha responsabilità, ivi comprese le visite di esterni e le attività effettuate da lavoratori dipendenti da altre aziende.

Un ottimo strumento per analizzare e  scadenzare tutti gli obblighi per la salute e  sicurezza sul lavoro, soprattutto in ambienti dove le figure sono intersecate da più datori di lavoro, è avere implementato un sistema di gestione integrato qualità, ambiente e sicurezza.

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La Valutazione dei Rischi Aziendali

Il processo della valutazione ed analisi dei rischi aziendali è l’analisi dei possibili pericoli, della loro gravità e probabilità di accadimento, in tutte le fasi aziendali necessarie ad attuare azioni di mitigazione.

Secondo i processi, prodotti o servizi erogati dall’organizzazione. A seguito della valutazione, verranno definite la azioni di mitigazione ai rischi riscontrati, che l’organizzazione dovrà mettere in atto per eliminare o mitigare ad un livello accettabile.

L’analisi e valutazione dei rischi, può essere applicata a vari criteri, che possono essere requisiti obbligatori,  volontari richiesti dalle norme e standard di certificazione, contrattuali o di processo.

Saper analizzare e valutare un rischio è un prerequisito fondamentale per ogni attività, così come avere le risorse necessarie e la competenza per attribuirgli delle azioni di mitigazione per i rischi riscontrati efficace. Non a caso, le più importanti norme di certificazione internazionale si basano sui concetti del Risk Based Thinking.

Nell’era odierna esistono molteplici strumenti utili per effettuare una valutazione dei rischi. Tuttavia, per saper valutare un rischio, non si deve solamente saper conoscere il funzionamento di tali software. Si deve essere competenti nelle materie per le quali dobbiamo effettuare la valutazione:

Gli Strumenti per la Valutazione del Rischio

Come abbiamo visto, saper valutare un rischio è una delle fasi più importanti su cui basare una strategia aziendale di prevenzione e mitigazione rispetto a dei rischi ed ad un pericolo possibile ed applicabile.

Un altro aspetto da non sottovalutare nella valutazione è la conoscenza dei principi del Risk Management riportati nella norma che ne detta le linee guida ISO 31000:

La valutazione dei rischi saper valutare un rischio
  • Rischi per la Salute e Sicurezza sul Lavoro – Sono rischi che possono essere impattanti sulla salute e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Lo scopo è la prevenzione di infortuni e malattie professionali;
  • Rischi per la Sicurezza Alimentare – Inerenti ai rischi per la sicurezza alimentare in ambito europeo che prende il nome di HACCP o il sistema americano HARPC. Lo scopo è l’analisi e la valutazione dei rischi sulla frode o sulla difesa dei prodotti;
  • Rischi Ambientali – Inerenti ai rischi relativi agli impatti ambientali dell’azienda;
  • Rischi sulla Protezione dei dati – Inerenti ai rischi sulla gestione della privacy e della sicurezza dei dati e delle informazioni;
  • Rischi ed opportunità – È l’analisi dei rischi utilizzata dalle norme internazionali di certificazione. Si basa sull’evidenziare quali siano gli aspetti critici per il non raggiungimento degli obbiettivi e individuare le opportunità di miglioramento;
  • Rischi aziendali in genere – Si tratta dell’analisi dei rischi aziendali che possono essere effettuati con strumenti che analizzano i punti di forza e di debolezza per intervenire in maniera più efficace.

I Passi da Seguire per la Valutazione dei Rischi e Definizione delle Azioni di Mitigazione

Il processo per la valutazione ed analisi dei rischi può essere applicato come abbiamo visto a molti criteri. Per effettuarla efficacemente dobbiamo prima definire bene i seguenti concetti:

  • Rischio: fa riferimento alla pericolosità di un evento. È determinato dal prodotto tra P (probabilità dell’evento) e G (gravità), secondo la seguente formula: R = PxG
  • Probabilità (P): si intende la probabilità che l’evento indesiderato si possa verificare tenendo conto delle misure precauzionali già in essere al momento della valutazione. In genere viene distinta in 3-4 classi.
  • Gravità (G): detta anche magnitudo (M), è intesa come la gravità delle conseguenze dell’evento indesiderato. In genere viene distinta in 3-4 classi.
  • Pericolo, sorgente di rischio: si intende l’entità o l’evento in grado di provocare i danni.
    Per ogni possibile rischio, dovranno quindi essere identificati la probabilità che accadano e la gravità o il danno dell’avvenimento in merito all’aspetto per il quale stiamo effettuando un’analisi del rischio. La seguente tabella è un esempio applicativo di “Matrice del Rischio” risultante dalla combinazione di tre classi di probabilità e tre di gravità.
 1 Poco Probabile2 Probabile3 Molto Probabile
1 Poco ImpattanteIRRILEVANTETOLLERABILEMODERATO
2 Moderatamente ImpattanteTOLLERABILEMODERATOEFFETTIVO
3 Molto ImpattanteMODERATOEFFETTIVOINTOLLERABILE

La valutazione del rischio prosegue con l’associazione alle 5 classi di un rischio con l’azione da definire associata alle risultanti della matrice:

  • Irrilevante (B): nessuna azione e documentazione è richiesta, perché non sussiste nessun rischio rilevante.
  • Tollerabile (B): non sono richieste ulteriori azioni di controllo, in quanto il rischio non risulta impattante. Si possono, tuttavia, cercare miglioramenti che non comportino l’impiego di risorse significative. Il monitoraggio è richiesto per garantire che i controlli siano mantenuti.
  • Moderato (M): degli sforzi devono essere fatti per ridurre il rischio valutando nel contempo i costi della prevenzione. Le misure per ridurre il rischio dovrebbero essere effettuate in un tempo determinato. Dove il rischio moderato è associato a conseguenze estremamente dannose, un’ulteriore stima è richiesta per stabilire più precisamente la probabilità di accadimento. Tale stima verrà utilizzata come base per fissare le necessarie azioni di controllo da intraprendere.
  • Effettivo (A): il lavoro non dovrebbe essere svolto finché il rischio non è stato ridotto. Devono essere impegnate con urgenza le risorse necessarie al fine di ridurre il rischio.
  • Intollerabile (A): il lavoro non deve essere svolto finché il rischio non è stato ridotto. Se non è possibile ridurre il rischio anche con l’impiego di risorse elevate, il lavoro deve essere proibito.

L’azienda a questo punto dovrà mettere in atto una serie di azioni di mitigazione dei rischi e monitoraggi, che possono essere comprendere, formazione delle risorse, utilizzo di specifiche attrezzature, strumentazioni, implementazione di procedure di abbattimento e monitoraggio ed altri.

Ogni rischio dovrebbe avere correlato un obbiettivo ed indicatori, volti alla verifica dell’abbattimento del rischio ed al miglioramento delle sue performance.

Oltre al Saper Valutare un Rischio

È chiaro che saper valutare un rischio aziendale oggi giorno non basta. È un’importante pre-requisito, ma le organizzazioni sono un entità in movimento e come tale i loro rischi. Consigliamo quindi di imparare a gestire i rischi con dei sistemi di gestione  al fine di avere uno strumento snello e pro attivo, capace di mettere ordine a tutti i requisiti applicabili e rispondere alle criticità.

CONTATTACI!! Contatta i nostri consulenti se vuoi approfondire le tematiche, se hai esigenza di effettuare un processo per la valutazione dei rischi o se vuoi partecipare ad un corso pratico per imparare a valutare un rischio e individuare le opportunità da cogliere ad esso correlate.