Bioplastiche il futuro del confezionamento alimentare

L’utilizzo dei materiali plastici è diventato una delle criticità inquinanti ambientali più impattanti a livello mondiale. Anche le organizzazioni alimentari stanno progettando e pianificando il passaggio all’utilizzo, nei processi di confezionamento, a sostituzione del materiale plastico convenzionale, le bioplastiche composte da materiali biodegradabili.

L’inquinamento da plastica dispersa nell’ambiente e da presenza di microplastiche negli alimenti è un problema molto serio.

Per comprendere gli impatti che la plastica può avere sull’ambiente, basti pensare a quanto materiale di confezionamento o packaging protegga un alimento. E considerare che questo materiale non sia biodegradabile, molto spesso non proviene da filiere di riciclo e che il suo smaltimento è molto impattante per l’ambiente.

Molte sono le organizzazioni che adottano nelle loro politiche ambientali l’utilizzo di materiali sostenibili riciclati e di bioplastiche. Obbiettivi di questo genere fanno ben sperare che finalmente la criticità della plastica venga presa seriamente.

E che le organizzazioni inizino a ‘pensare’ di più alla sostenibilità ambientale e non solo ai profitti o in questo caso al risparmio dovuto dall’utilizzo più economico di materiali per il confezionamento classici.

Che cosa sono le Bioplastiche?

Per materiale di confezionamento prodotto con le bioplastiche si intendono tutte quelle tipologie di materiale che possa essere biodegradabile e o compostabile utilizzato come packaging di alimenti. Ovvero che alla fine della propria vita, questo materiale, sia totalmente biodegradabile per il suolo o riciclabile nel compostaggio.

L’impiego delle bioplastiche a base di polimeri biodegradabili viene utilizzato per una moltitudine di prodotti. L’amido e il PLA sono i principali polimeri biodegradabili utilizzati come materiale per il confezionamento di alimenti e bevande. Sono a base biologica e privi di sostanze chimiche dannose per il suolo e per il prodotto.

Anche l’aspetto energetico è da tenere in considerazione. Altri vantaggi possono essere l’uso di sorgenti e materie provenienti da sottoprodotti, la riduzione dell’impronta di carbonio, nelle fasi di produzione, ed ovviamente di smaltimento, delle bioplastiche rispetto alle materie plastiche convenzionali.

L’attenzione del consumatore ai materiali di confezionamento biodegradabili

Al di là degli aspetti della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare, le organizzazioni posso trarre notevoli vantaggi dall’utilizzo delle bioplastiche nei propri processi di produzione e confezionamento. Innanzitutto perché l’attenzione dei consumatori a queste tematiche è cresciuta molto.
Le Bioplastiche il futuro del confezionamento alimentare i materiali biodegradabili

Il consumatore fino a qualche anno fa sceglieva i propri alimenti in base alle proprie abitudini, dieta, religione e provenienza. Poi c’è stato l’avvento dei principi più chiari inerenti alla sicurezza alimentare ed alla legalità dei prodotti nei confronti alle frodi. Oggi giorno il consumatore considera un surplus l’organizzazione che riesce ad unire tutti i concetti assieme alla sostenibilità ambientale.

Ovvero, un’organizzazione che dia evidenza del proprio impegno per la sicurezza, qualità e legalità dei propri prodotti e delle scelte sostenibili nei propri processi compresi dell’utilizzo di energie rinnovabili e materiali per il confezionamento in bioplastica, avrà un’attenzione maggiore per il consumatore. Anche molte catene della GDO richiedono per i prodotti a marchio questi requisiti.

L’attenzione quindi è molto alta e la direzione strategica dei grandi gruppi è chiara. Le politiche internazionali comunitarie si stanno dirigendo proprio in questo senso. E le le organizzazioni produttr

Le normative di riferimento per le bioplastiche

Tanta è la crescita esponenziale delle tipologie di prodotti in bioplastica che non vi sono delle normative di riferimento specifico per i materiali di confezionamento. È ovvio che le bioplastiche devono essere idonee al contatto alimenti, ottemperando i Reg CE 1935 e Reg CE 10 considerando anche le norme tecniche  Come la ISO 13432 ed ISO 14995.

A livello comunitario si sta lavorando in questa direzione. Sicuramente per uniformare il Reg CE 2023 sulle buone pratiche di fabbricazione dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari. Sono molte le richieste che riceviamo. Richieste volte soprattutto alla ‘certificazione’ di materiali per il confezionamento da definire bioplastiche. derivanti da scarti di altre lavorazioni.

Consigliamo alle organizzazioni non solo di essere nel pieno rispetto dei regolamenti sopra citati. Ma anche di considerare gli aspetti organolettici degli alimenti che andremo a confezionare. In quanto questa tipologia di materiali spesso, pur essendo sicuri dal punto di vista chimico e biologico, possono avere un impatto differente sull’alimento rispetto ai materiali plastici convenzionali.

Quindi in fase di qualifica dei fornitori e di analisi delle materie prime, definire quelli che siano i requisiti minimi per questi materiali, moca, testandone e validandone l’efficacia per l’utilizzo a noi necessario. E’ anche importante, qualora volessimo riportare tali informazioni sulle etichette e sulle schede tecniche di avere tutte le evidenze a supporto di tali dichiarazioni per non intercorrere in sanzioni.

CONTATTACI!! Per sostituire i materiali di confezionamento plastici classici con quelli prodotti in bioplastiche biodegradabili.

La certificazione Friend of the Earth

Lo schema privato per la certificazione internazionale Friend of the Earth si applica alle aziende della filiera agricola e zootecnica che vogliono distinguersi sui mercati e dar evidenza del proprio impegno sulle tematiche della sostenibilità economica sociale ed ambientale.

La certificazione secondo la norma Friend of The Earth è uno standard trasversale nato da un progetto di Paolo Bray, fondatore e direttore della World Sustainability Organization e sviluppato secondo le linee guida SAFA redatte dalla FAO basate sui principi della sostenibilità, salvaguardia e protezione dell’intero ecosistema.

Questa certificazione non si occupa solamente di migliorare la cultura aziendale, e di conseguenza dei consumatori, in ottica di sostenibilità sociale, ambientale rispettando i criteri della sicurezza alimentare e della tracciabilità per le organizzazioni che scelgono di implementarla, ma è un vero e concreto strumento di marketing e comunicazione del proprio impegno a tutte le parti interessate. La sia sorella in ambito ittico è la norma Friend of The Sea.

I principi dello standard di certificazione Friend of the Earth

Certificazione friend of the earth sostenibilità agricoltura ed allevamento
I principi su cui si basa la certificazione Friend of The Earth si suddividono come campo di applicazione in aziende agricole e zootecniche:

Agricoltura

  • Deve essere progettata un’attività agricola che non sottragga risorse ambientali per la protezione e conservazione degli ecosistemi esistenti nel contesto;
  • Favorire la lotta biologica per la produzione di alimenti sicuri senza impatti per i prodotti e per l’ambiente dovuti all’uso dei pesticidi e fertilizzanti chimici;
  • La progettazione di un sistema di efficienza energetica basato sul riciclo circolare delle risorse e sull’utilizzo di energie rinnovabili;
  • La gestione circolare del rifiuto e dello scarto produttivo;
  • La gestione minimizzata delle acque dei terreni e delle lavorazioni sul suolo;
  • Una politica per la parità e la responsabilità sociale di tutti i lavoratori.

Allevamento

  • Devono essere rispettati i legami genetici degli animali allevati con il territorio per la preservazione della biodiversità;
  • La diminuzione dell’utilizzo della chimica per il rispetto e la valorizzazione dell’agricoltura biologica per la produzione dei mangimi;
  • La predilezione per gli allevamenti estensivi ed all’aperto ed i restringimenti per gli allevamenti intensivi;
  • La progettazione di sistemi per il riutilizzo degli scarichi dei liquami provenienti dall’allevamento;
  • Il rispetto dei principi per il benessere animale;
  • Una politica per la parità e la responsabilità sociale di tutti i lavoratori.

In entrambe gli scopi di certificazione è chiaro la ricerca per la sostenibilità, gli aspetti fondamentali e comuni dei requisiti comprendono:

  • Una gestione efficace dell’identificazione dei prodotti certificati Friend of The Earth e quelli convenzionali;
  • La redazione di procedure efficienti e testate annualmente per la tracciabilità e per il ritiro richiamo dei prodotti dai mercati;
  • L’inserimento nei programmi di formazione dei requisiti dello standard, in ottica di buone pratiche, tracciabilità e ritiro richiamo.

La tutela del consumatore grazie al logo

Molte norme e standard di certificazione, come per esempio le certificazioni alimentari Brc, Ifs, non permettono l’inserimento nelle grafiche delle confezioni e nelle etichette dei loghi delle su scritte attestazioni. Friend of The Earth, invece considera l’utilizzo del proprio marchio, così il monitoraggio sul proprio sito delle aziende e dei prodotti certificati, un valore aggiunto a tutela dei consumatori.

Lo standard di questa certificazione sulla sostenibilità ambientale e sociale è totalmente implementabile in un ambito di sistema di gestione integrato, per esempio, oltre che con le classiche norma per la qualità, ambiente, e sicurezza, anche con lo standard Global Gap, che ne condivide molti principi, ed in più è riconosciuto da GFSI per dare un ulteriore valore aggiunto ai prodotti ed all’organizzazione che lo applica.

CONTATTACI!! Se sei interessato alle tematiche o se vuoi implementare e certificare nella tua azienda lo standard di certificazione Friend Of The Earth

Utilizzo dei Pesticidi Impatto Salute Umana ed Ambiente

La sensibilizzazione dei consumatori, coadiuvata anche dai nuovi mezzi di comunicazione, sulle informazioni inerenti all’utilizzo dei pesticidi nelle pratiche agricole e l’impatto che queste sostanze, come residui, possano avere sull’ambiente e sulla salute umana, sono tra le tematiche di più interesse odierno per i consumatori.

Le politiche nazionali e comunitarie per la sicurezza alimentare e l’ambiente, danno riprova di quanto la tematica sia sentita e di quanto impegno ci sia in merito per la salute umana ed il rispetto dell’ambiente.

Se fino a poco tempo fa l’aspetto veniva considerato per lo più solamente per i criteri di sicurezza alimentare come rischio chimico, oggi giorno viene ampliato sull’impatto che possano avere tali sostanze sulla salute umana, speso cancerogeno, e sull’ambiente che ci circonda.

Purtroppo è un ciclo che si rinnova sempre, la ricerca tecnologica ha spinto così tanto negli ultimi decenni per aumentare le capacità produttive delle organizzazioni e per proteggerle dai cambiamenti climatici che hanno anche favorito la migrazione e resistenza degli infestanti che, ed arrivati a questo punto ci si è reso conto degli effetti collaterali derivanti dall’utilizzo e l’errato utilizzo dei pesticidi.

D’altro canto, però la ricerca ha anche favorito, correndo ai ripari, composti sempre più naturali sostenibili e meno impattanti.

L’utilizzo dei pesticidi

I pesticidi sono composti progettati per migliorare la capacità produttiva di un’organizzazione, possono essere utilizzati nelle varie fasi di produzione, prevenendo possibili malattie che possono derivare da infestanti o microrganismi impattanti sulla resa.

Possono essere composti di sostanze chimiche o biologiche che intervengono respingendo o eliminando parassiti e organismi pericolosi per la coltura.

L’utilizzo dei pesticidi permette quindi, una resa più alta, una omogeneità della produzione e la coltivazione di colture in aree non comunemente corrette per taluni prodotti.

Al di la degli impatti che possono esserci sulla salute umana e sull’ambiente, l’utilizzo di questi composti ha dato la possibilità a gli agricoltori di immettere sul mercato quantità maggiori di prodotti ad un costo minore, non subendo l’impatto di attacchi da parte di infestanti fisici e o biologici come i funghi.
Utilizzo di pesticidi impatto sulla salute umana e sull'ambiente

La messa in commercio di un pesticida nella Comunità Europea avviene dopo una lunga e costosa fase di progettazione e di valutazione da parte di Efsa, che valuterà l’efficacia e la pericolosità del composto, includendo i gruppi più vulnerabili come donne in gravidanza, bambini o consumatori vegetariani e vegani che potrebbero avere un consumo di prodotti contenenti residui di pesticidi ma in maggior quantità.

Verrà anche valutato, a livello nazionale, l’impatto ambientale che può avere l’utilizzo dei pesticidi da parte di Ispra, che si occuperà anche di redigere della relazioni sull’inquinamento da parte degli stessi composti.

Periodicamente i dati su in composto pesticida approvato verranno valutati per verificare che gli standard siano sempre rispettati. Un’organizzazione che intenda utilizzare dei pesticidi dovrà visionare la banca dati dell’UE e le disposizioni degli stati membri, a volte anche locali, sulle quantità utilizzabili, che possono dipendere da vari fattori terreni, localizzazione, temperatura e colture.

I rischi per la salute umana ed ambientale per i residui

Al di là del valore etico che può essere discusso sull’utilizzo dei pesticidi ci sono dei rischi di cui un’organizzazione deve tenere conto che possono essere riassunti:

  • Impatto diretto sulla salute umana in quanto l’utilizzo di pesticidi non consentiti o il non rispetto delle indicazioni di utilizzo del produttore, può generare la rimanenza dei residui di tali composti negli alimenti, quindi diventare un serio pericolo cancerogeno per la salute. I valori limite di tali residui sono definiti dal Reg CE 396/05 e s.m.i;
  • Impatto sull’ambiente, come sopra, ma deve essere valutata anche la possibilità di contaminazione di falde acquifere e o l’ubicazione dell’azienda in aree paesaggistiche protette, parchi, ecc. Come deve essere valutata la possibilità di tossicità per organismi o specie non target ai trattamenti.

Queste sono le motivazioni per le quali sempre più aziende primarie si avvicinino alla certificazione biologica, alle certificazioni ambientali, ed agli standard trasversali come Global Gap, Friend Of The Sea o Friend Of The Heart, per avere strumenti nella gestione di questi impatti e dimostrare alle parti interessate, l’impegno, a seconda del proprio contesto, ad un comportamento responsabile e sostenibile nei confronti della salute umana, degli impatti ambientali rispetto all’utilizzo dei pesticidi.

La Comunità Europea e l’utilizzo dei fitosanitari

La Comunità Europea si occupa di definire i limiti di utilizzo per i residui negli alimenti dei pesticidi a tutela della sicurezza umana e l’ambiente, in modo che gli stessi siano fissati ben al di sotto della soglia di pericolosità. Ovviamente le organizzazioni certificate secondo gli schemi di cui sopra avranno anche obblighi più stringenti volontari.

Le organizzazioni sono responsabili dell’immissione di alimenti sicuri sul mercato comprensivi di questo pericolo, tali criteri dovranno essere inserite nella valutazione dei rischi, qualifiche dei fornitori, mitigazione delle frodi alimentari per i prodotti biologici o pesticidi free, e di conseguenza inseriti come matrici da ricercare dentro i piani di analisi dei manuali di autocontrollo,di buona prassi igienica, o per esempio per il mercato americano i Food Safety Plan. Le autorità di controllo nazionali per garantire che tali parametri vengono rispettati saranno soggette ali seguenti obblighi:

  • Ciascuno Stato membro deve indicare le principali combinazioni di pesticidi da monitorare e il numero minimo di campioni da prelevare. Gli Stati membri devono comunicare i risultati, che sono pubblicati in una relazione annuale dalla UE;
  • Gli organi di accreditamento dei laboratori comunitari dovranno effettuare attività di verifica per valutare la competenza e  dei laboratori di controllo nazionali;
  • L’Ufficio alimentare e veterinario della Commissione effettuerà attività di verifica presso gli organi di ispezione degli stato membri.
La gestione dei limiti per i prodotti provenienti dall’extra UE

Per quanto riguarda la Comunità Europea è tutto chiaro, esistono chiari studi, limiti ed attività di controllo a tutela della salute umana e dell’ambiente, ma quando si opera a livello internazionale e o si utilizzano materie prime provenienti da paesi di differente legislazione obbligatoria, si deve tener conto dei parametri limiti per i residui dei pesticidi nel paese in cui si opera.

Può essere di aiuto in questo senso la qualifica di fornitori che operino con una certificazione biologica là dove ci sia un mutuo riconoscimento come per esempio con USDA.  Ma questa non è l’unica strada, effettuare una valutazione sulla vulnerabilità delle materie prime servirà a definire i requisiti più efficaci da richiedere al fornitore di un certo prodotto.

Al contrario di quanto si possa pensare oggi giorno, non vi è nessun nesso tra la pericolosità di un prodotto convenzionale ed uno biologico. Anzi molto spesso il divieto imposto dalle certificazione biologiche su taluni prodotti può persino rendere pericoloso l’alimento soggetto ad attacchi come sostanze micotiche.

Quindi in conclusione la tutela occidentale sugli alimenti e sull’ambiente è molto alta e l’uso di pesticidi e ben monitorato, si può effettuare una scelta, che spesso si basa sul consumo di prodotti coltivati da colture tradizionali, ma il vero problema è l’abuso di taluni sostanze per favorire la produttività, a scapito della salute umana e della preservazione dell’ambiente.

CONTATTACI!! Se sei interessato alla tematica dell’utilizzo dei pesticidi del monitoraggio dei residui, e del loro impatto sulla salute, o se devi convertire la tua organizzazione da convenzionale a biologica.

Il Packaging Sostenibile

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione dei media e dei consumatori in merito agli impatti ambientali in genere e legati alla produzione di alimenti e di packaging o materiali per il confezionamento non sostenibile.

Ogni tipologia di organizzazione si sta attivando per trovare soluzioni ecologiche in grado di risolvere o per lo meno ridurre l’inquinamento e lo spreco di risorse non rinnovabili per ogni aspetto.

Questa dinamica influenza anche le scelte dei consumatori, che sono sempre più attenti alla sostenibilità degli imballaggi per i prodotti che acquistano. Non è raro incontrare chi orienta i propri comportamenti d’acquisto verso una ricerca di prodotti con un minore impatto ambientale.

Oltre gli aspetti derivanti dalla sicurezza, qualità e legalità dei prodotti introdotte dalle certificazioni specifiche, le organizzazioni fanno sempre più attenzione alla gestione degli aspetti della sostenibilità ambientale.

Applicando e migliorando le performance ambientali aziendali grazie alla norma Iso 14001 ed agli standard di impronta ambientale.   Un impatto significativo sull’ambiente proviene dagli imballaggi, altre sì detti packaging.

Ecco perché è importante investire in un materiali per i confezionamento sostenibile, meglio ancora se si può utilizzare un packaging ecologico. In questa guida scopriremo qualche dettaglio in più sulla sostenibilità ambientale degli imballaggi.

Cosa si intende per packaging sostenibile?

Packaging Materiali confezionamento sostenibile

Partiamo dalla definizione di packaging. La funzione primaria di un imballaggio è quella di preservare in modo attivo e passivo la sicurezza e l’integrità di un prodotto.

Un packaging sostenibile deve essere in grado di rispondere a esigenze di sicurezza, come ad esempio nel caso del confezionamento di alimenti. Allo stesso tempo, deve essere funzionale e promuovere la riconoscibilità di un brand, fornendo così un valore aggiunto al consumatore.

Va premesso che il materiale per il confezionamento dovrebbe essere economico, ecologico e pratico. Per essere definito packaging sostenibile, un materiale deve possedere le seguenti caratteristiche:

  1. Deve sottostare a dei criteri specifici in termini di costi e di prestazioni;
  2. Deve essere prodotto e trasportato utilizzando energie rinnovabili;
  3. Deve ottimizzare l’utilizzo di materiali riciclati o rinnovabili;
  4. Deve essere prodotto utilizzando tecnologie e buone pratiche non impattanti sull’ambiente;
  5. Deve apportare dei benefici, soprattutto in termini di comodità, sicurezza, benessere a degli individui o a una comunità durante il suo ciclo di vita;
  6. Deve essere composto da materiali sostenibili durante l’intero ciclo di vita del prodotto;
  7. Deve essere recuperato o originato in cicli industriali che comprendano il recupero e l’utilizzo dei rifiuti e dei prodotti di scarto;
  8. Deve essere progettato per ottimizzare i materiali che lo compongono, al fine di ridurre il consumo di energia;

Si sta sviluppando una nuova branca del design dei prodotti che viene definita “concept packaging”. Molte innovazioni ormai non riguardano solo l’aspetto di un prodotto, bensì anche la sua forma e materiali. L’obiettivo delle aziende che investono in un packaging sostenibile è quello di ridurre il materiale necessario e risparmiare spazio in uno scaffale o, nel caso di alimenti, all’interno di un frigorifero.

Perché scegliere un materiale per il confezionamento sostenibile?

In qualità di cittadini, abbiamo la responsabilità di ridurre il nostro impatto sul pianeta. Questo deve partire sia dai singoli individui sia dalle aziende, al fine di trovare assieme un modo per eliminare lentamente le plastiche nei nostri imballaggi.

Il primo motivo quindi è di natura etica. Proteggere l’ambiente e utilizzare un packaging ecologico è la cosa giusta da fare per ridurre l’impronta di carbonio della propria organizzazione.

Lo stesso vale per le aziende che cercano partner con cui lavorare. Per non parlare delle agevolazioni fiscali e dei benefici di natura immateriale, come ad esempio un’immagine migliorata del proprio brand.

Inoltre, l’85% dei consumatori sembra desiderare packaging sempre più riciclabili e riutilizzabili! Diversi studi rivelano che gli stessi consumatori sono disposti a pagare di più per un prodotto con un imballaggio ecologico e un minore impatto sull’ambiente.

Al giorno d’oggi, la sfida per il materiale per il confezionamento sostenibile sostenibile non è solo quella di aumentare la sua efficacia come barriera contro le contaminazioni provenienti da sostante all’esterno del prodotto. Occorre anche investire in una costante razionalizzazione degli elementi che lo costituiscono.

In questo modo sarà possibile rendere più comune e diffuso l’utilizzo di un packaging ecologico o comunque sostenibile. Molte sono le aziende che hanno iniziato ad utilizzare un packaging sostenibile per i loro prodotti.

Alcuni dei grandi nomi che hanno aderito a questa filosofia sono Procter & Gamble, Nestle, PepsiCo, Mars, Clorox, Coca Cola, Carrefour e UPS. La totale sostenibilità degli imballaggi non è qualcosa che possiamo ottenere in un giorno, un mese e nemmeno un anno.

Dobbiamo trovare un modo per risolvere i danni causati da anni di inquinamento e allo stesso tempo evitare ulteriori disastri.  Ma ogni singolo passo in questa direzione conta.

Non importa quanto piccolo, anche il tuo contributo a questa causa è molto importante. Un futuro migliore inizia con un packaging ecologico e sostenibile.

CONTATTACI!! Se sei interessato alla tematica o se necessiti di consulenza sui materiali per il confezionamento con packaging sostenibile.

Calcolo Ciclo del Carbonio Carbon Foot Print

Le preoccupazioni sui cambiamenti climatici hanno portato, finalmente alla ribalta l’importanza di calcolare l’impatto che una persona, o un’attività abbia sull’ambiente. Tutti oramai hanno sentito parlare della cosiddetta “carbon foot print”o il calcolo del ciclo del carbonio,  l’impronta ecologica ambientale, la consulenza effettuata per determinare, calcolare, l’impatto che la tua organizzazione ha sull’ambiente.

Concetto che può sembrare un complicato, in quanto calcolare il ciclo del carbonio non è cosa così semplice per i fattori di cui tenere conto.

L’inserimento dei requisiti di calcolo e miglioramento richiesti dalle norme Iso 14064 sui gas effetti serra, dalla norma per la certificazione Pas 2050 per i prodotti e beni, inseriti nel sistema di gestione ambientale di un’organizzazione odierna, favoriranno le performance delle stesse sull’emissione dei gas effetti serra.

Favorendo non solo la sostenibilità ambientale ma comunicandola anche agli stakeholder. L’interesse di queste tematiche è evidenziato anche dall’impegno dei vari paesi, in Italia grazie al Ministero dell’Ambiente.

Cosa è il calcolo del carbon foot print?

A causa della natura tecnica per il calcolo del ciclo del carbonio dell’impronta ecologica, carbon foot print, inizieremo con la definizione dei termini più comunemente utilizzati:

Consulenza Carbon Foot Print calcolo impronta ciclo carbonio

  • Impronta ecologica: una stima, un calcolo, attendibile della quantità totale, in questo caso, di gas a effetto serra prodotto per costruire beni o erogare servizi, e gestire sia direttamente che indirettamente un prodotto, un’organizzazione, una comunità o un’individuo.
  • Gas serra: i gas emessi durante tutta la filiera di produzione dei beni o erogazione servizi, ciò che viene misurato attraverso il calcolo del ciclo del carbonio in un’organizzazione, una comunità o un’individuo. Questi gas sono la causa principale di surriscaldamento del pianeta, dato che intrappolano il calore all’interno dell’atmosfera. Il biossido di carbonio o CO2 viene prodotto quando i combustibili fossili vengono bruciati e l’emissione di questo gas è tra le più comuni. Il metano o CH4 proviene principalmente dall’agricoltura, dall’allevamento di animali e dalle discariche. L’ossido di azoto o N2O, invece, è circa 300 volte più potente della CO2, ma viene emesso in piccole quantità dall’agricoltura e dai refrigeranti. I gas fluorurati come gli idrofluorocarburi o gli HFC sono usati nell’aria condizionata. Mentre l’esafluoruro di zolfo o SF4 è un altro gas molto potente con un elevato potenziale di surriscaldamento globale.

Perché il calcolo del ciclo del carbonio è importante per il tuo business?

  • Il calcolo dell’impronta ambientale del ciclo del carbonio è un punto di partenza e di riferimento importante in merito alle emissioni di gas da parte della tua organizzazione. Conoscere tale quantitativo ti permette di fissare degli obbiettivi e mettere in atto delle azioni atte a ridurre la carbon foot print della tua realtà;
  • Le azioni intraprese per la riduzione delle emissioni di biossido di carbonio e di altri gas potranno anche far risparmiare una notevole quantità di denaro grazie alla messa in atto di azioni per migliorare l’efficienza dei processi della tua organizzazione;
  • L’applicazione dei principi del calcolo dell’impronta ambientale del carbonio potranno non solo darti la possibilità di approfondire lo studio sui processi o sull’erogazione dei servizi, ma potranno anche evidenziarti delle criticità e delle inefficienze, quindi delle opportunità da cogliere;
  • Il calcolo e monitoraggio delle performance sul carbon foot print, della tua organizzazione potrà avere effetti positivi sulla responsabilità sociale d’impresa della stessa. In particolare, potrà rendere più semplice la stesura di tale rapporto e la scelta delle misure migliori per contenere gli impatti negativi.
  • Sempre più clienti, a livello internazionale, in ambito dei processi di qualifica, richiedono di consultare i dati della carbon foot print, o la certificazione della stessa, delle aziende con le quali cooperano.

Come calcolare l’impronta ambientale del carbonio nella tua organizzazione?

Misurare le emissioni  ed effettuare il calcolo per il ciclo di vita del carbonio offre un aspetto coerente, accurato e trasparente della quantità di carbonio creata dalla tua attività e definisce l’impegno per abbatterla. Qui di seguito i passaggi principali da seguire per un’organizzazione:

  1. Capire perché lo stai facendo – Le motivazioni e gli obbiettivi di un’organizzazione sull’effettuazione del calcolo dell’impronta ambientale sono importanti in quanto determinano come e cosa misurare. Ad esempio, se si vuole solo riportare internamente nella propria azienda, i dati da calcolare saranno molto diversi da quelli usati per il processo di certificazione del calcolo, o per redigere un report esterno da inviare ad enti governativi e legislativi.
  2. Definire le emissioni – Esistono tre “ambiti” concordati per valutare e misurare le emissioni di carbonio:
  • Scope 1: il calcolo che misura l’impatto diretto o le emissioni create dalle risorse di proprietà della tua organizzazione per la produzione di beni e servizi. Questo include anche veicoli aziendali e l’uso di carburante in loco;
  • Scope 2: il calcolo per la misura del carbonio che non si crea ma che si consuma dall’organizzazione per la produzione di beni e servizi. Tale calcolo include l’utilizzo di elettricità, emungimenti, gas e risorse naturali;
  • Scope 3: il calcolo che misura l’impatto delle risorse interne ed appaltatori e le emissioni di carbonio a loro correlate. Ciò include: viaggi aerei, rifiuti, veicoli di proprietà degli appaltatori, attività in outsourcing o pendolarismo.
  1. Ridurre le emissioni – Dopo aver effettuato il calcolo delle, il prossimo passo sarta  la creazione di una strategia per ridurle. Non molte organizzazioni riescono a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio, ma ci sono molte cose che possono essere fatte per ridurre l’impatto ambientale della tua organizzazione. Consigliamo di stabilire durante il calcolo e la valutazione da dove provengono gli impatti maggiori, ad esempio nel trasporto di cose o persone.  Dopodiché dovrà essere fissato  un obiettivo di riduzione annuale che potrà fungere da guida nel contenimento delle emissioni, definendone anche le risorse necessarie al raggiungimento, gli indicatori e le revisioni;
  2. Verificare l’impronta – Non sempre risulta semplice che tutti i dati calcolati siano corretti, specialmente se è la prima volta in cui venga misurati il valore della carbon foot print. È quindi consigliabile verificare sistematicamente gli elementi presi in considerazione e avvalersi di esperti del settore;
  3. Redigere dei rapporti sulle emissioni prodotte – È importante comunicare a tutti gli stakeholder della tua organizzazione, siano essi clienti, dipendenti, fornitori, membri del management o altre figure di rilievo, come effettuato nei sistemi di gestione ambientale Iso 14001, Emas, Iso 50001. Puoi pubblicare tale rapporto per la sostenibilità ambientale della tua azienda internamente o condividerlo sul tuo sito Web. L’importante è essere trasparenti e aperti con le parti interessate in modo che possano vedere il percorso che la tua azienda sta affrontando ed in taluni casi aiutarti a raggiungere tali obiettivi;
  4. Integrabilità – Il carbon foot print è completamente integrabile con le altre norme di certificazione sui sistemi di gestione, prodotto o di impronta ambientale, Water Foot Print e LCA.

Effettuare il calcolo del ciclo del carbonio, l’impronta ecologica ambientale, carbon foot print, della tua organizzazione ti consentirà, oltre i vantaggi di una certificazione ambientale, economici e di reputazione,  di intraprendere alcuni passi importanti per adattarsi a un mondo che cambia velocemente ma che tende a ridurre il proprio impatto ambientale. Sistemi e Consulenze ha anni di esperienza nel settore delle certificazioni ambientali.

I nostri esperti sulla norma di certificazione per il calcolo del carbon foot print ti assisteranno dell’implementazione di questa importante norma sull’impronta ambientale nel tuo business.

CONTATTACI!! Per avere maggiori informazioni e per usufruire dei nostri servizi di consulenza, formazione aziendale ed audit. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

Calcolo impronta idrica aziendale Water Foot Print

Tutte le organizzazioni dovrebbero non solo rispettare i requisiti applicabili, ma ampliarli con i concetti di sostenibilità sociale ed ambientale, il calcolo dell’impronta idrica aziendale, o water foot print, è un’indicatore che e evidenzia il consumo idrico di acqua dolce sia esso diretto che indiretto durante tutta la filiera di produzione aziendale fino al consumatore.

Il risparmio delle risorse idriche non dovrebbe essere un problema pubblico solo in periodi di siccità, quando l’acqua è innegabilmente scarsa. L’approvvigionamento idrico mondiale è limitato e in forte diminuzione. Ogni goccia d’acqua sprecata è una goccia in meno in un fiume, e comporta anche il consumo inutile di altre risorse. Per questo motivo è essenziale per un’organizzazione tenere in considerazione l’impatto ambientale delle proprie attività e processi produttivi.

Cercheremo di seguito di delineare lo strumento che può aiutare le organizzazioni alla gestione ed al miglioramento delle performance idriche grazie al water foot print, ovvero il calcolo dell’impronta idrica aziendale. Capiremo insieme perché è importante e cosa occorre tenere in considerazione per il calcolo ed il miglioramento del consumo idrico aziendale.

La definizione di water foot print

Consulenza Water Foot Print Calcolo Impronta Idrica e consumo idrico aziendale Iso 14046
Il Calcolo dell’impronta idrica è l’indicatore del consumo sia diretto che indiretto idrico da parte, in questo caso di un’organizzazione. E’ possibile  effettuare il calcolo del consumo idrico aziendale di una singola realtà e o di un  gruppo. Il calcolo dell’impronta idrica secondo la norma per la certificazione Iso 14046, viene effettuato in termini di volumi d’acqua inquinati e consumati entro un certo lasso di tempo, quelli che possono essere evaporati o incorporati in nel prodotto stesso. Esistono varie componenti che definiscono i valori dell’impronta idrica di un’organizzazione:

  • Impronta idrica blu: questa componente fa riferimento al prelievo di acque superficiali e sotterranee per scopi agricoli, domestici e industriali. Essa considera l’acqua che è evaporata, è stata integrata in un prodotto o prelevata da una sorgente idrica per essere poi resa in un altro corpo d’acqua o in un altro momento.
  • Impronta idrica verde: indica il volume d’acqua piovana che viene assorbita dal suolo e che poi evapora, traspira o è incorporata dalle piante. È particolarmente rilevante per i prodotti agricoli, orticoli e forestali.
  • Impronta idrica grigia: rappresenta il volume d’acqua necessaria per diluire gli inquinanti al fine di riportare la qualità delle acque al di sopra degli standard di qualità.

L’importanza di calcolare l’impronta idrica

È estremamente importante effettuare il calcolo sul consumo e l’impronta idrica di un’organizzazione ed attuare tutti i provvedimenti necessari per mantenere il livello di consumo idrico il più basso possibile migliorandone le performence. Le misure atte al contenimento dell’impronta idrica sono necessarie per conservare l’approvvigionamento globale di acqua dolce, un’organizzazione che deciderà di prendere questa strada oltre il calcolo definirà anche degli obbiettivi e degli indicatori per migliorare costantemente le sue performance.

Un’organizzazione attenta alla sostenibilità ed alle dinamiche di mercato dovrebbe valutare il calcolo e la certificazione secondo la norma Iso 14046, perché sia le GDO, che i consumatori finali vogliono essere in grado di fare scelte dirette alle realtà che impiegano le proprie risorse in questo senso.

L’impronta idrica assume un’importanza molto maggiore man mano che ci muoviamo verso un modello di crescita guidato da industrie ad alta intensità energetica. Lo stesso vale per prodotti alimentari e beni di consumo che non solo esercitano un’enorme pressione sulle scarse risorse idriche, ma anche contaminano e riducono il volume di acqua dolce a disposizione. Si stima che entro il 2030, nell’ambito dell’attuale scenario di crescita economica, la domanda di acqua supererà l’offerta del 40%.

I vantaggi del calcolo dell’impronta idrica

Il calcolo dell’impronta idrica secondo la norma per la certificazione Iso 14046,  fornisce un quadro normativo di riferimento spinto dai governi per le organizzazioni interessate a limitare l’impatto ambientale dei loro processi in favore di tutte le parti interessate. In particolare, la water foot print consente a tali organizzazioni di valutare il proprio consumo di acqua e di muoversi verso un uso meno impattante della stessa migliorando le performance.

Apprezzare il valore di tali principi è alla base di un’attività di business più sostenibile e offre maggiore visibilità per quelle organizzazioni che si impegnano in tal senso. Calcolare l’impronta idrica è uno dei passi per l’ottenimento di una certificazione ambientale. L’implementazione del sistema per il calcolo della water foot print secondo la norma Iso 14046 è totalmente integrabile con le norme di certificazione ambientale come quella per il sistema di gestione ambiente Iso 14001, sistema di ecogestione Emas, energia Iso 50001, il calcolo del ciclo del carbonio, e tutte le altre norme per i sistemi di gestione qualità, sicurezza, sicurezza alimentare.

Al di là degli aspetti importantissimi per la sostenibilità ambientale, introdurre e certificare il calcolo per la water foot print nell’organizzazione, aumenterà la reputazione della stessa evidenziando gli impegni per la sostenibilità e non solo per i classici profitti di un’organizzazione. Sono già molte le grandi catene della GDO che dei grandi gruppi internazionali a prediligere fornitori che abbiano implementato il calcolo e lo abbiano certificato secondo i requisiti della norma Iso 14046.

Se sei interessato a ridurre l’impronta ambientale della tua organizzazione, non esitare a contattare i nostri esperti water foot print. Servizi e Consulenze è un’azienda leader nella consulenza e nella formazione aziendale per l’ottenimento di varie certificazioni e per il calcolo dell’impronta idrica di organizzazioni di vario tipo. Solo prestando attenzione all’impronta idrica della tua organizzazione potrai apprezzare ancora di più il ruolo di rilievo che l’acqua ricopre nella vita e nei processi produttivi di tutti i giorni.

CONTATTACI!! Se sei interessato alla tematica, devi implementare un sistema di gestione per una certificazione ambientale o calcolare l’impronta idrica water foof print aziendale. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

I vantaggi della certificazione Iso 14001

I vantaggi della certificazione Iso 14001 sul sistema di gestione ambientale, secondo questa norma, sono molteplici per tutte quelle organizzazioni che volontariamente la adottino.

Questa norma il fondamentale strumento organizzativo aziendale volontario che apporta importanti vantaggi a tutte le organizzazioni , che oltre i benefici organizzativi, miglioramenti delle performance ambientali, ricercano anche una maggiore visibilità sui mercati ed una riduzione dei costi di gestione.

Sono due le aree dove si possono apprezzare i vantaggi della certificazione Iso 14001 dell’adozione di un sistema di gestione ambientale:

  • Gestione dei requisiti: L’analisi dei rischi applicabili agli impatti aziendali, definiti dai requisiti legali, Testo unico Ambientale, Disposizioni e Leggi Territoriali Regionali Comunali, requisiti della norma per la certificazione Iso 14001 e del cliente;
  • Organizzativo: Grazie all’adozione di una struttura organizzativo verrà migliorata la gestione delle risorse umane, tecniche e strategiche per il rispetto ed il miglioramento delle performance dei requisiti applicabili e degli obbiettivi prefissati.

Focus sui vantaggi della certificazione Iso 14001

I vantaggi della certificazione Iso 14001, al di là degli aspetti prettamente organizzativi apportati dall’implementazione di un sistema di gestione, possono essere riassunti:

Vantaggi della Certificazione Iso 14001 ambientale

  • Miglioramento dell’immagine aziendale, l’evidenza nei confronti di tutte le parti interessate, interne ed esterne, del proprio impegno, e della politica, per la tutela ambientale, secondo il contesto aziendale, a tutti i livelli dell’organizzazione;
  • La prevenzione e la gestione del rischio ambientale applicabile al Modello Organizzativo Gestionale Dlgs. 231/01;
  • La piena conformità legislativa dovuta ad un approccio basato sul rischio rispetto a tutti gli impatti ambientali ed ai requisiti applicabili;
  • Riduzione dei costi tramite la gestione ed il miglioramento delle risorse, l’analisi dei rischi opportunità, e la diminuzione di possibilità di sanzioni;
  • Impegno pro attivo aziendale nei confronti dei requisiti applicabili, il loro cambiamento e la gestione sistemica delle situazioni di emergenza;
  • Consapevolezza a tutti i livelli dell’organizzazione sulle tematiche ambientali, portata dall’adozione di procedure, formazione ed addestramenti alle risorse per accrescere la sensibilità sui rischi e sugli impatti ambientali ed il loro abbattimento;
  • La continua gestione delle performance ambientali con la definizione ed il monitoraggio di indicatori sugli obbiettivi e la comunicazione alle parti interessate di tali performance;
  • Apertura dei mercati che richiedono organizzazioni capaci ad una gestione pro attiva aziendale sulle tematiche ambientali volte al cambiamento ed al miglioramento degli impatti.

I vantaggi della certificazione Iso 14001 con la nuova versione 2015 riguardano anche:

L’implementazione e la certificazione di un sistema di gestione ambientale secondo la norma Iso 14001 segue il classico iter di una certificazione Iso.

CONTATTACI!! Se sei interessato alla tematica o devi implementare nella tua organizzazione il sistema di gestione ambientale per la certificazione secondo la norma Iso 14001. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

La Valutazione dei Rischi Aziendali

Il processo della valutazione ed analisi dei rischi aziendali è l’analisi dei possibili pericoli, della loro gravità e probabilità di accadimento, in tutte le fasi aziendali necessarie ad attuare azioni di mitigazione.

Secondo i processi, prodotti o servizi erogati dall’organizzazione. A seguito della valutazione, verranno definite la azioni di mitigazione ai rischi riscontrati, che l’organizzazione dovrà mettere in atto per eliminare o mitigare ad un livello accettabile.

L’analisi e valutazione dei rischi, può essere applicata a vari criteri, che possono essere requisiti obbligatori,  volontari richiesti dalle norme e standard di certificazione, contrattuali o di processo.

Saper analizzare e valutare un rischio è un prerequisito fondamentale per ogni attività, così come avere le risorse necessarie e la competenza per attribuirgli delle azioni di mitigazione per i rischi riscontrati efficace. Non a caso, le più importanti norme di certificazione internazionale si basano sui concetti del Risk Based Thinking.

Nell’era odierna esistono molteplici strumenti utili per effettuare una valutazione dei rischi. Tuttavia, per saper valutare un rischio, non si deve solamente saper conoscere il funzionamento di tali software. Si deve essere competenti nelle materie per le quali dobbiamo effettuare la valutazione:

Gli Strumenti per la Valutazione del Rischio

Come abbiamo visto, saper valutare un rischio è una delle fasi più importanti su cui basare una strategia aziendale di prevenzione e mitigazione rispetto a dei rischi ed ad un pericolo possibile ed applicabile.

Un altro aspetto da non sottovalutare nella valutazione è la conoscenza dei principi del Risk Management riportati nella norma che ne detta le linee guida ISO 31000:

La valutazione dei rischi saper valutare un rischio

  • Rischi per la Salute e Sicurezza sul Lavoro – Sono rischi che possono essere impattanti sulla salute e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Lo scopo è la prevenzione di infortuni e malattie professionali;
  • Rischi per la Sicurezza Alimentare – Inerenti ai rischi per la sicurezza alimentare in ambito europeo che prende il nome di HACCP o il sistema americano HARPC. Lo scopo è l’analisi e la valutazione dei rischi sulla frode o sulla difesa dei prodotti;
  • Rischi Ambientali – Inerenti ai rischi relativi agli impatti ambientali dell’azienda;
  • Rischi sulla Protezione dei dati – Inerenti ai rischi sulla gestione della privacy e della sicurezza dei dati e delle informazioni;
  • Rischi ed opportunità – È l’analisi dei rischi utilizzata dalle norme internazionali di certificazione. Si basa sull’evidenziare quali siano gli aspetti critici per il non raggiungimento degli obbiettivi e individuare le opportunità di miglioramento;
  • Rischi aziendali in genere – Si tratta dell’analisi dei rischi aziendali che possono essere effettuati con strumenti che analizzano i punti di forza e di debolezza per intervenire in maniera più efficace.

I Passi da Seguire per la Valutazione dei Rischi e Definizione delle Azioni di Mitigazione

Il processo per la valutazione ed analisi dei rischi può essere applicato come abbiamo visto a molti criteri. Per effettuarla efficacemente dobbiamo prima definire bene i seguenti concetti:

  • Rischio: fa riferimento alla pericolosità di un evento. È determinato dal prodotto tra P (probabilità dell’evento) e G (gravità), secondo la seguente formula: R = PxG
  • Probabilità (P): si intende la probabilità che l’evento indesiderato si possa verificare tenendo conto delle misure precauzionali già in essere al momento della valutazione. In genere viene distinta in 3-4 classi.
  • Gravità (G): detta anche magnitudo (M), è intesa come la gravità delle conseguenze dell’evento indesiderato. In genere viene distinta in 3-4 classi.
  • Pericolo, sorgente di rischio: si intende l’entità o l’evento in grado di provocare i danni.
    Per ogni possibile rischio, dovranno quindi essere identificati la probabilità che accadano e la gravità o il danno dell’avvenimento in merito all’aspetto per il quale stiamo effettuando un’analisi del rischio. La seguente tabella è un esempio applicativo di “Matrice del Rischio” risultante dalla combinazione di tre classi di probabilità e tre di gravità.
1 Poco Probabile2 Probabile3 Molto Probabile
1 Poco ImpattanteIRRILEVANTETOLLERABILEMODERATO
2 Moderatamente ImpattanteTOLLERABILEMODERATOEFFETTIVO
3 Molto ImpattanteMODERATOEFFETTIVOINTOLLERABILE

La valutazione del rischio prosegue con l’associazione alle 5 classi di un rischio con l’azione da definire associata alle risultanti della matrice:

  • Irrilevante (B): nessuna azione e documentazione è richiesta, perché non sussiste nessun rischio rilevante.
  • Tollerabile (B): non sono richieste ulteriori azioni di controllo, in quanto il rischio non risulta impattante. Si possono, tuttavia, cercare miglioramenti che non comportino l’impiego di risorse significative. Il monitoraggio è richiesto per garantire che i controlli siano mantenuti.
  • Moderato (M): degli sforzi devono essere fatti per ridurre il rischio valutando nel contempo i costi della prevenzione. Le misure per ridurre il rischio dovrebbero essere effettuate in un tempo determinato. Dove il rischio moderato è associato a conseguenze estremamente dannose, un’ulteriore stima è richiesta per stabilire più precisamente la probabilità di accadimento. Tale stima verrà utilizzata come base per fissare le necessarie azioni di controllo da intraprendere.
  • Effettivo (A): il lavoro non dovrebbe essere svolto finché il rischio non è stato ridotto. Devono essere impegnate con urgenza le risorse necessarie al fine di ridurre il rischio.
  • Intollerabile (A): il lavoro non deve essere svolto finché il rischio non è stato ridotto. Se non è possibile ridurre il rischio anche con l’impiego di risorse elevate, il lavoro deve essere proibito.

L’azienda a questo punto dovrà mettere in atto una serie di azioni di mitigazione dei rischi e monitoraggi, che possono essere comprendere, formazione delle risorse, utilizzo di specifiche attrezzature, strumentazioni, implementazione di procedure di abbattimento e monitoraggio ed altri.

Ogni rischio dovrebbe avere correlato un obbiettivo ed indicatori, volti alla verifica dell’abbattimento del rischio ed al miglioramento delle sue performance.

Oltre al Saper Valutare un Rischio

È chiaro che saper valutare un rischio aziendale oggi giorno non basta. È un’importante pre-requisito, ma le organizzazioni sono un entità in movimento e come tale i loro rischi. Consigliamo quindi di imparare a gestire i rischi con dei sistemi di gestione  al fine di avere uno strumento snello e pro attivo, capace di mettere ordine a tutti i requisiti applicabili e rispondere alle criticità.

CONTATTACI!! Contatta i nostri consulenti se vuoi approfondire le tematiche, se hai esigenza di effettuare un processo per la valutazione dei rischi o se vuoi partecipare ad un corso pratico per imparare a valutare un rischio e individuare le opportunità da cogliere ad esso correlate.

Il Calcolo Life Cycle Assessment LCA

A livello Europeo l’importanza strategica dell’adozione della metodologia per il calcolo del Life Cycle Assessment LCA, o ciclo di vita del prodotto, come strumento di base e scientificamente adatto all’identificazione di aspetti ambientali significativi.

La direzione politica e sociale è espressa chiaramente all’interno del Libro Verde COM 2001/68/CE e della COM 2003/302/CE sulla Politica Integrata dei Prodotti.

Ed è suggerita, almeno in maniera indiretta, anche all’interno dei Regolamenti Europei: EMAS (Reg. 1221/2009) ed Ecolabel (Reg. 61/2010). Non ultimo, in Italia se ne fa accenno anche nel Codice degli appalti e delle concessioni D. Lgs. 50/2016 con indicazioni riguardanti DAP/EDP.

Il calcolo e la valutazione del Life Cycle Assessment LCA rappresenta un supporto fondamentale allo sviluppo della strategia ambientale delle organizzazioni:

  • nella definizione dei criteri ambientali di riferimento per un dato gruppo di prodotti (etichette ecologiche di tipo I: Ecolabel), o come principale strumento atto ad ottenere una Dichiarazione Ambientale di Prodotto – DAP (etichetta ecologica di tipo III).

Life Cycle Assessment LCA Ciclo di Vita Prodotto

Potenzialmente quindi le applicazioni del calcolo del ciclo di vita del prodotto sono innumerevoli:

  • Sviluppo e Miglioramento di prodotti/processi in ottica ambientale;
  • Marketing Ambientale basato sulla sostenibilità degli imbatti sei propri prodotti;
  • Pianificazione strategica;
  • Attuazione di una Politica Pubblica sulla sostenibilità aziendale e dei suoi prodotti.

Analizziamo il Life Cycle Assessment

L’analisi ed il calcolo del ciclo di vita prodotto, traduzione italiana di Life Cycle Assessment, acronimo di LCA, è un metodo nato per aiutare a quantificare, interpretare e valutare gli impatti ambientali ed i carichi energetici ambientali.

Per uno specifico prodotto o servizio, durante l’intero arco della sua vita, dalla progettazione allo smaltimento. La valutazione ed il calcolo LCA include l’intero ciclo di vita del processo o attività, comprendendo:

  • la selezione, l’estrazione ed il trattamento delle materie prime;
  • la progettazione e fabbricazione dei prodotti;
  • il trasporto in tutta la supply chain;
  • la distribuzione;
  • l’uso, il riuso, il riciclo del prodotto;
  • lo smaltimento finale.

Nel mondo delle certificazioni ambientali, le norme ISO della serie 14040 regolamentano il metodo di valutazione e calcolo del ciclo di vita del prodotto, ognuna delle norme è legata ad una fase del metodo, in particolare:

  • Definizione degli obiettivi e del campo di applicazione: è la fase preliminare in cui sono definiti gli obiettivi e il campo di applicazione dello studio, l’unità funzionale, i confini del sistema studiato, il fabbisogno di dati, le assunzioni e i limiti, chi esegue e a chi è indirizzato lo studio, quale funzioni o prodotti si studiano, i requisiti di qualità dei dati – ISO 14041;
  • Analisi d’inventario (LCI): consiste nella raccolta di dati e nelle procedure di calcolo volte a quantificare i flussi in entrata e in uscita rilevanti di un sistema di prodotto, in accordo all’obiettivo e al campo di applicazione – ISO 14041;
  • Valutazione degli impatti (LCIA): La valutazione dell’impatto del ciclo di vita ha lo scopo di valutare la portata dei potenziali impatti ambientali utilizzando i risultati dell’analisi di inventario del ciclo di vita – ISO 14042;
  • Interpretazione: è un procedimento sistematico volto all’identificazione, qualifica, verifica e valutazione dei risultati delle fasi di inventario e di valutazione degli impatti, al fine di presentarli in forma tale da soddisfare i requisiti dell’applicazione descritti nell’obiettivo e nel campo di applicazione, nonché di trarre conclusioni e raccomandazioni – ISO 14043.

A completare il quadro, ci sono altre due norme di riferimento, la ISO 14040 Gestione ambientale – Valutazione del ciclo di vita – Principi e quadro di riferimento, e la ISO 14044 Gestione ambientale – Valutazione del ciclo di vita – Requisiti e linee guida. Infine, per giungere alla Dichiarazione Ambientale Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita del prodotto occorre:

  • realizzare un bilancio ambientale del prodotto applicando lo strumento LCA;
  • strutturare un sistema gestionale per il controllo delle prestazioni ambientali;
  • redigere la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, ossia un documento che consenta di comunicare le prestazioni ambientali di un sistema di prodotto alle parti interessate;
  • la valutazione da parte di un organismo di certificazione terzo accreditato.

E’ di fondamentale importanza per la buona riuscita di uno studio per il calcolo di LCA è la disponibilità di dati attendibili; per questo in campo internazionale ed europeo si sta cercando di favorire l’accessibilità, la disponibilità e lo scambio gratuito e libero di dati LCA attraverso lo sviluppo di Banche Dati pubbliche, protette, compatibili, trasparenti ed accreditate.

I vantaggi della certificazione sul calcolo del ciclo di vita

I vantaggi per un’organizzazione dovuti all’approccio della valutazione calcolo del Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita del prodotto sono molteplici:

  • approfondire la valutazione ambientale del sistema di prodotto nel contesto di un’analisi ambientale per il Sistema di Gestione AmbientaleEMAS o ISO 14001;
  • avere un approccio sulla sostenibilità ambientale nelle catene di approvvigionamento;
  • migliorare le relazione con le istituzioni e tutte le parti interessate;
  • dare evidenza di essere un’organizzazione che tiene nei suoi obbiettivi i principi della sostenibilità ambientale;
  • entrare nella catena di fornitura di grandi filiere che premiano i produttori con tali attestazioni;
  • valutare e confrontare gli effetti legati a diverse politiche ambientali e di gestione delle risorse e contesti.

La norma Ambientale per la valutazione ed il calcolo del Life Cycle Assessment – LCA sul ciclo di vita del prodotto può essere applicata ad organizzazioni di ogni settore e dimensione.

Sia che produca un prodotto finito o semilavorato o materia prima, oppure che eroghino servizi. In particolare questa metodologia risulta essere alquanto utile alle imprese ed organizzazioni che si pongono uno o più dei seguenti obiettivi:

  • Evidenziare e localizzare le opportunità di riduzione degli impatti ambientali collegati al ciclo di vita prodotto;
  • Supportare decisioni interne in merito a interventi su processi, prodotti e attività di investimento o di cambiamento tecnologico;
  • Informare il pubblico in merito all’impatto ambientale legato al ciclo di vita prodotto mediante successiva convalida della Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD);
  • Qualificare dal punto di vista delle prestazioni ambientali il proprio prodotto;
  • Identificare linee strategiche per lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi;
  • Paragonare tra loro prodotti con la medesima funzione;
  • Approfondire la valutazione ambientale del sistema di prodotto nel contesto di un’analisi ambientale per il Sistema di Gestione Ambientale – EMAS o ISO 14001;
  • La riduzione dei costi di gestione e produzione;
  • L’attuazione di politiche d’acquisto eco sostenibili e l’impiego di tecnologie e materiali ecocompatibili;
  • La definizione di strategie aziendali anche in termini di progettazione di prodotti e/o processi alternativi;
  • Migliorare le relazioni con le istituzioni;
  • Miglioramento dell’immagine aziendale;
  • Valutare e confrontare gli effetti legati a diverse politiche ambientali e di gestione delle risorse;
  • L’ottenimento del marchio di qualità ecologica per il sistema prodotto cui l’analisi si riferisce;
  • Crescere di competitività e credibilità/visibilità sul mercato di riferimento;
  • Vantare una certificazione di validità mondiale, come elemento distintivo del proprio prodotto.

Gli step per la certificazione Ambientale Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita prodotto

Gli step per la certificazione Life Cycle Assessment iniziano con il confronto con le norme di applicazione del metodo, per essere certificabile (o, per meglio dire, convalidare), le prestazioni ambientali del prodotto, descritte nella Dichiarazione Ambientale di Prodotto, devono rispettare le soglie minime stabilite dai requisiti specifici di prodotto, i PSR – Product Specific Requirements.

I requisiti specifici di prodotto (PSR) sono già definiti per categorie di prodotto dallo schema di certificazione EPD, e costituiscono il riferimento di ogni Dichiarazione Ambientale di Prodotto convalidabile.

Nei casi in cui non vi sia un PSR specifico, l’organizzazione interessata alla convalida deve proporre il PSR per quella categoria di prodotto entro un anno dalla certificazione stessa (in questo caso si tratterebbe pertanto di una pre-certificazione).

Intraprendere uno studio dettagliato di LCA può risultare a volte costoso (in termini economici e di tempo) e complesso da eseguirsi (si deve acquisire una notevole quantità di dati ambientali durante ogni fase del ciclo di vita, e si devono conoscere in modo approfondito sia gli aspetti metodologici standardizzati della metodologia che gli strumenti di supporto quali software e banche dati),

Il consiglio principale (e sempre valido) è affidarsi a professionisti preparati nello specifico delle norme afferenti ad LCA, ed avere una Direzione aziendale che mette a disposizione risorse per raggiungere il risultato.

CONTATTACI!! Se vuoi approfondire le tematiche o vuoi aprire un iter per la certificazione Ambientale della valutazione e calcolo del Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita prodotto. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.