La certificazione Friend of the Earth

Lo schema privato per la certificazione internazionale Friend of the Earth si applica alle aziende della filiera agricola e zootecnica che vogliono distinguersi sui mercati e dar evidenza del proprio impegno sulle tematiche della sostenibilità economica sociale ed ambientale.

La certificazione secondo la norma Friend of The Earth è uno standard trasversale nato da un progetto di Paolo Bray, fondatore e direttore della World Sustainability Organization e sviluppato secondo le linee guida SAFA redatte dalla FAO basate sui principi della sostenibilità, salvaguardia e protezione dell’intero ecosistema.

Questa certificazione non si occupa solamente di migliorare la cultura aziendale, e di conseguenza dei consumatori, in ottica di sostenibilità sociale, ambientale rispettando i criteri della sicurezza alimentare e della tracciabilità per le organizzazioni che scelgono di implementarla, ma è un vero e concreto strumento di marketing e comunicazione del proprio impegno a tutte le parti interessate. La sia sorella in ambito ittico è la norma Friend of The Sea.

I principi dello standard di certificazione Friend of the Earth

Certificazione friend of the earth sostenibilità agricoltura ed allevamento
I principi su cui si basa la certificazione Friend of The Earth si suddividono come campo di applicazione in aziende agricole e zootecniche:

Agricoltura

  • Deve essere progettata un’attività agricola che non sottragga risorse ambientali per la protezione e conservazione degli ecosistemi esistenti nel contesto;
  • Favorire la lotta biologica per la produzione di alimenti sicuri senza impatti per i prodotti e per l’ambiente dovuti all’uso dei pesticidi e fertilizzanti chimici;
  • La progettazione di un sistema di efficienza energetica basato sul riciclo circolare delle risorse e sull’utilizzo di energie rinnovabili;
  • La gestione circolare del rifiuto e dello scarto produttivo;
  • La gestione minimizzata delle acque dei terreni e delle lavorazioni sul suolo;
  • Una politica per la parità e la responsabilità sociale di tutti i lavoratori.

Allevamento

  • Devono essere rispettati i legami genetici degli animali allevati con il territorio per la preservazione della biodiversità;
  • La diminuzione dell’utilizzo della chimica per il rispetto e la valorizzazione dell’agricoltura biologica per la produzione dei mangimi;
  • La predilezione per gli allevamenti estensivi ed all’aperto ed i restringimenti per gli allevamenti intensivi;
  • La progettazione di sistemi per il riutilizzo degli scarichi dei liquami provenienti dall’allevamento;
  • Il rispetto dei principi per il benessere animale;
  • Una politica per la parità e la responsabilità sociale di tutti i lavoratori.

In entrambe gli scopi di certificazione è chiaro la ricerca per la sostenibilità, gli aspetti fondamentali e comuni dei requisiti comprendono:

  • Una gestione efficace dell’identificazione dei prodotti certificati Friend of The Earth e quelli convenzionali;
  • La redazione di procedure efficienti e testate annualmente per la tracciabilità e per il ritiro richiamo dei prodotti dai mercati;
  • L’inserimento nei programmi di formazione dei requisiti dello standard, in ottica di buone pratiche, tracciabilità e ritiro richiamo.

La tutela del consumatore grazie al logo

Molte norme e standard di certificazione, come per esempio le certificazioni alimentari Brc, Ifs, non permettono l’inserimento nelle grafiche delle confezioni e nelle etichette dei loghi delle su scritte attestazioni. Friend of The Earth, invece considera l’utilizzo del proprio marchio, così il monitoraggio sul proprio sito delle aziende e dei prodotti certificati, un valore aggiunto a tutela dei consumatori.

Lo standard di questa certificazione sulla sostenibilità ambientale e sociale è totalmente implementabile in un ambito di sistema di gestione integrato, per esempio, oltre che con le classiche norma per la qualità, ambiente, e sicurezza, anche con lo standard Global Gap, che ne condivide molti principi, ed in più è riconosciuto da GFSI per dare un ulteriore valore aggiunto ai prodotti ed all’organizzazione che lo applica.

Contattaci! Se sei interessato alle tematiche o se vuoi implementare e certificare nella tua azienda lo standard di certificazione Friend Of The Earth

Utilizzo dei Pesticidi l’impatto sulla Salute Umana ed Ambiente

La sensibilizzazione dei consumatori, coadiuvata anche dai nuovi mezzi di comunicazione, sulle informazioni inerenti all’utilizzo dei pesticidi nelle pratiche agricole e l’impatto che queste sostanze, come residui, possano avere sull’ambiente e sulla salute umana, sono tra le tematiche di più interesse odierno. Le politiche nazionali e comunitarie per la sicurezza alimentare e l’ambiente, danno riprova di quanto la tematica sia sentita e di quanto impegno ci sia in merito.

Se fino a poco tempo fa l’aspetto veniva considerato per lo più solamente per i criteri di sicurezza alimentare come rischio chimico, oggi giorno viene ampliato sull’impatto che possano avere tali sostanze sulla salute umana, speso cancerogeno, e sull’ambiente che ci circonda. Purtroppo è un ciclo che si rinnova sempre, la ricerca tecnologica ha spinto così tanto negli ultimi decenni per aumentare le capacità produttive delle organizzazioni e per proteggerle dai cambiamenti climatici che hanno anche favorito la migrazione e resistenza degli infestanti che, ed arrivati a questo punto ci si è reso conto degli effetti collaterali derivanti dall’utilizzo e l’errato utilizzo dei pesticidi. D’altro canto, però la ricerca ha anche favorito, correndo ai ripari, composti sempre più naturali sostenibili e meno impattanti.

L’utilizzo dei pesticidi

I pesticidi sono composti progettati per migliorare la capacità produttiva di un’organizzazione, possono essere utilizzati nelle varie fasi di produzione, prevenendo possibili malattie che possono derivare da infestanti o microrganismi impattanti sulla resa. Possono essere composti di sostanze chimiche o biologiche che intervengono respingendo o eliminando parassiti e organismi pericolosi per la coltura.

L’utilizzo dei pesticidi permette quindi, una resa più alta, una omogeneità della produzione e la coltivazione di colture in aree non comunemente corrette per taluni prodotti. Al di la degli impatti che possono esserci sulla salute umana e sull’ambiente, l’utilizzo di questi composti ha dato la possibilità a gli agricoltori di immettere sul mercato quantità maggiori di prodotti ad un costo minore, non subendo l’impatto di attacchi da parte di infestanti fisici e o biologici come i funghi.
Utilizzo di pesticidi impatto sulla salute umana e sull'ambiente

La messa in commercio di un pesticida nella Comunità Europea avviene dopo una lunga e costosa fase di progettazione e di valutazione da parte di Efsa, che valuterà l’efficacia e la pericolosità del composto, includendo i gruppi più vulnerabili come donne in gravidanza, bambini o consumatori vegetariani e vegani che potrebbero avere un consumo di prodotti contenenti residui di pesticidi ma in maggior quantità. Verrà anche valutato, a livello nazionale, l’impatto ambientale che può avere l’utilizzo dei pesticidi da parte di Ispra, che si occuperà anche di redigere della relazioni sull’inquinamento da parte degli stessi composti. Periodicamente i dati su in composto pesticida approvato verranno valutati per verificare che gli standard siano sempre rispettati. Un’organizzazione che intenda utilizzare dei pesticidi dovrà visionare la banca dati dell’UE e le disposizioni degli stati membri, a volte anche locali, sulle quantità utilizzabili, che possono dipendere da vari fattori terreni, localizzazione, temperatura e colture.

I rischi per la salute umana ed ambientale per i residui

Al di là del valore etico che può essere discusso sull’utilizzo dei pesticidi ci sono dei rischi di cui un’organizzazione deve tenere conto che possono essere riassunti:

  • Impatto diretto sulla salute umana in quanto l’utilizzo di pesticidi non consentiti o il non rispetto delle indicazioni di utilizzo del produttore, può generare la rimanenza dei residui di tali composti negli alimenti, quindi diventare un serio pericolo cancerogeno per la salute. I valori limite di tali residui sono definiti dal Reg CE 396/05 e s.m.i;
  • Impatto sull’ambiente, come sopra, ma deve essere valutata anche la possibilità di contaminazione di falde acquifere e o l’ubicazione dell’azienda in aree paesaggistiche protette, parchi, ecc. Come deve essere valutata la possibilità di tossicità per organismi o specie non target ai trattamenti.

Queste sono le motivazioni per le quali sempre più aziende primarie si avvicinino alla certificazione biologica, alle certificazioni ambientali, ed agli standard trasversali come Global Gap, Friend Of The Sea o Friend Of The Heart, per avere strumenti nella gestione di questi impatti e dimostrare alle parti interessate, l’impegno, a seconda del proprio contesto, ad un comportamento responsabile e sostenibile nei confronti della salute umana, degli impatti ambientali rispetto all’utilizzo dei pesticidi.

La Comunità Europea e l’utilizzo dei fitosanitari

La Comunità Europea si occupa di definire i limiti di utilizzo per i residui negli alimenti dei pesticidi a tutela della sicurezza umana e l’ambiente, in modo che gli stessi siano fissati ben al di sotto della soglia di pericolosità. Ovviamente le organizzazioni certificate secondo gli schemi di cui sopra avranno anche obblighi più stringenti volontari.

Le organizzazioni sono responsabili dell’immissione di alimenti sicuri sul mercato comprensivi di questo pericolo, tali criteri dovranno essere inserite nella valutazione dei rischi, qualifiche dei fornitori, mitigazione delle frodi alimentari per i prodotti biologici o pesticidi free, e di conseguenza inseriti come matrici da ricercare dentro i piani di analisi dei manuali di autocontrollo,di buona prassi igienica, o per esempio per il mercato americano i Food Safety Plan. Le autorità di controllo nazionali per garantire che tali parametri vengono rispettati saranno soggette ali seguenti obblighi:

  • Ciascuno Stato membro deve indicare le principali combinazioni di pesticidi da monitorare e il numero minimo di campioni da prelevare. Gli Stati membri devono comunicare i risultati, che sono pubblicati in una relazione annuale dalla UE;
  • Gli organi di accreditamento dei laboratori comunitari dovranno effettuare attività di verifica per valutare la competenza e  dei laboratori di controllo nazionali;
  • L’Ufficio alimentare e veterinario della Commissione effettuerà attività di verifica presso gli organi di ispezione degli stato membri.
La gestione dei limiti per i prodotti provenienti dall’extra UE

Per quanto riguarda la Comunità Europea è tutto chiaro, esistono chiari studi, limiti ed attività di controllo a tutela della salute umana e dell’ambiente, ma quando si opera a livello internazionale e o si utilizzano materie prime provenienti da paesi di differente legislazione obbligatoria, si deve tener conto dei parametri limiti per i residui dei pesticidi nel paese in cui si opera.

Può essere di aiuto in questo senso la qualifica di fornitori che operino con una certificazione biologica là dove ci sia un mutuo riconoscimento come per esempio con USDA.  Ma questa non è l’unica strada, effettuare una valutazione sulla vulnerabilità delle materie prime servirà a definire i requisiti più efficaci da richiedere al fornitore di un certo prodotto.

Al contrario di quanto si possa pensare oggi giorno, non vi è nessun nesso tra la pericolosità di un prodotto convenzionale ed uno biologico. Anzi molto spesso il divieto imposto dalle certificazione biologiche su taluni prodotti può persino rendere pericoloso l’alimento soggetto ad attacchi come sostanze micotiche. Quindi in conclusione la tutela occidentale sugli alimenti e sull’ambiente è molto alta e l’uso di pesticidi e ben monitorato, si può effettuare una scelta, che spesso si basa sul consumo di prodotti coltivati da colture tradizionali, ma il vero problema è l’abuso di taluni sostanze per favorire la produttività, a scapito della salute umana e della preservazione dell’ambiente.

Contattaci! Sistemi e Consulenze Se sei interessato alla tematica dell’utilizzo dei pesticidi del monitoraggio dei residui, e del loro impatto sulla salute, o se devi convertire la tua organizzazione da convenzionale a biologica.

Il Packaging Sostenibile

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione dei media e dei consumatori in merito ai problemi ambientali in genere e legati alla produzione di alimenti e di packaging o materiali per il confezionamento sostenibile. Ogni tipologia di organizzazione si attiva sempre più spesso per trovare soluzioni ecologiche in grado di risolvere o per lo meno ridurre l’inquinamento e lo spreco di risorse non rinnovabili per ogni aspetto.

Questa dinamica influenza anche le scelte dei consumatori, che sono sempre più attenti alla sostenibilità degli imballaggi per i prodotti che acquistano. Non è raro incontrare chi orienta i propri comportamenti d’acquisto verso una ricerca di prodotti con un minore impatto ambientale. Oltre gli aspetti derivanti dalla sicurezza, qualità e legalità dei prodotti introdotte dalle certificazioni specifiche, le organizzazioni fanno sempre più attenzione alla gestione degli aspetti della sostenibilità ambientale applicando e migliorando le performance ambientali aziendai grazie alla norma Iso 14001 ed agli standard di impronta ambientale.   Un impatto significativo sull’ambiente proviene dagli imballaggi, altresì detti packaging. Ecco perché è importante investire in un materiali per i confezionamento sostenibile, meglio ancora se si può utilizzare un packaging ecologico. In questa guida scopriremo qualche dettaglio in più sulla sostenibilità ambientale degli imballaggi.

Cosa si intende per packaging sostenibile?

Packaging Materiali confezionamento sostenibile

Partiamo dalla definizione di packaging. La funzione primaria di un imballaggio è quella di preservare in modo attivo e passivo la sicurezza e l’integrità di un prodotto. Un packaging sostenibile deve essere in grado di rispondere a esigenze di sicurezza, come ad esempio nel caso del confezionamento di alimenti. Allo stesso tempo, deve essere funzionale e promuovere la riconoscibilità di un brand, fornendo così un valore aggiunto al consumatore.

Va premesso che il materiale per il confezionamento dovrebbe essere economico, ecologico e pratico. Per essere definito sostenibile, un packaging deve possedere le seguenti caratteristiche:

  1. Deve sottostare a dei criteri specifici in termini di costi e di prestazioni;
  2. Deve essere prodotto e trasportato utilizzando energie rinnovabili;
  3. Deve ottimizzare l’utilizzo di materiali riciclati o rinnovabili;
  4. Deve essere prodotto utilizzando tecnologie e buone pratiche non impattanti sull’ambiente;
  5. Deve apportare dei benefici, soprattutto in termini di comodità, sicurezza, benessere a degli individui o a una comunità durante il suo ciclo di vita;
  6. Deve essere composto da materiali sostenibili durante l’intero ciclo di vita del prodotto;
  7. Deve essere recuperato o originato in cicli industriali che comprendano il recupero e l’utilizzo dei rifiuti e dei prodotti di scarto;
  8. Deve essere progettato per ottimizzare i materiali che lo compongono, al fine di ridurre il consumo di energia;

Si sta sviluppando una nuova branca del design dei prodotti che viene definita “concept packaging”. Molte innovazioni ormai non riguardano solo l’aspetto di un prodotto, bensì anche la sua forma e materiali. L’obiettivo delle aziende che investono in un packaging sostenibile è quello di ridurre il materiale necessario e risparmiare spazio in uno scaffale o, nel caso di alimenti, all’interno di un frigorifero.

Perché scegliere un materiale per il confezionamento sostenibile?

In qualità di cittadini, abbiamo la responsabilità di ridurre il nostro impatto sul pianeta. Questo deve partire sia dai singoli individui sia dalle aziende, al fine di trovare assieme un modo per eliminare lentamente le plastiche nei nostri imballaggi.

Il primo motivo quindi è di natura etica. Proteggere l’ambiente e utilizzare un packaging ecologico è la cosa giusta da fare per ridurre l’impronta di carbonio della propria organizzazione. Lo stesso vale per le aziende che cercano partner con cui lavorare. Per non parlare delle agevolazioni fiscali e dei benefici di natura immateriale, come ad esempio un’immagine migliorata del proprio brand.

Inoltre, l’85% dei consumatori sembra desiderare packaging sempre più riciclabili e riutilizzabili! Diversi studi rivelano che gli stessi consumatori sono disposti a pagare di più per un prodotto con un imballaggio ecologico e un minore impatto sull’ambiente.

Al giorno d’oggi, la sfida per il materiale per il confezionamento sostenibile sostenibile non è solo quella di aumentare la sua efficacia come barriera contro le contaminazioni provenienti da sostante all’esterno del prodotto. Occorre anche investire in una costante razionalizzazione degli elementi che lo costituiscono. In questo modo sarà possibile rendere più comune e diffuso l’utilizzo di un packaging ecologico o comunque sostenibile. Molte sono le aziende che hanno iniziato ad utilizzare un packaging sostenibile per i loro prodotti. Alcuni dei grandi nomi che hanno aderito a questa filosofia sono Procter & Gamble, Nestle, PepsiCo, Mars, Clorox, Coca Cola, Carrefour e UPS.

La totale sostenibilità degli imballaggi non è qualcosa che possiamo ottenere in un giorno, un mese e nemmeno un anno. Dobbiamo trovare un modo per risolvere i danni causati da anni di inquinamento e allo stesso tempo evitare ulteriori disastri. Ma ogni singolo passo in questa direzione conta. Non importa quanto piccolo, anche il tuo contributo a questa causa è molto importante. Un futuro migliore inizia con un packaging ecologico e sostenibile.

Contattaci! Se sei interessato alla tematica o se necessiti di consulenza sui materiali per il confezionamento sostenibile.

Calcolo Ciclo del Carbonio Carbon Foot Print

Tutti oramai hanno sentito parlare della cosiddetta “carbon foot print”o il calcolo del ciclo del carbonio,  l’impronta ecologica ambientale, la consulenza per determinare, calcolare, l’impatto che la tua organizzazione ha sull’ambiente, concetto che può sembrare un complicato. Vi sono molti esperti in questo settore pronti ad aiutarti, ma è anche giusto che ti faccia un’idea oggettiva dell’argomento. Per questo motivo, abbiamo raccolto qui di seguito le informazioni principali, grazie al Ministero dell’Ambiente, da conoscere in merito all’impronta ecologica Carbon Foot Print ed ai benefici che essa può portare alla tua organizzazione.

Cos’è la carbon foot print?

A causa della natura tecnica dell’impronta ecologica per il calcolo del ciclo del carbonio, carbon foot print, inizieremo con la definizione dei termini più comunemente usati:

Consulenza Carbon Foot Print calcolo impronta ciclo carbonio

  • Impronta ecologica: una stima attendibile della quantità totale di gas a effetto serra prodotti per costruire e gestire sia direttamente che indirettamente un prodotto, un’azienda, un’entità familiare.
  • Gas serra: ciò che viene misurato attraverso il calcolo dell’impronta ecologica di un’organizzazione. Questi gas sono la causa principale di surriscaldamento del pianeta, dato che intrappolano il calore all’interno dell’atmosfera. Il biossido di carbonio o CO2 viene prodotto quando i combustibili fossili vengono bruciati e l’emissione di questo gas è tra le più comuni. Il metano o CH4 proviene principalmente dall’agricoltura, dall’allevamento di animali e dalle discariche. L’ossido di azoto o N2O, invece, è circa 300 volte più potente della CO2, ma viene emesso in piccole quantità dall’agricoltura e dai refrigeranti. I gas fluorurati come gli idrofluorocarburi o gli HFC sono usati nell’aria condizionata. Mentre l’esafluoruro di zolfo o SF4 è un altro gas molto potente con un elevato potenziale di surriscaldamento globale.

Perché il calcolo del ciclo del carbonio è importante per il tuo business?

  1. L’impronta del ciclo del carbonio è un punto di riferimento importante in merito alle attuali emissioni di gas da parte della tua organizzazione. Conoscere tale quantitativo ti permette di mettere in atto piani per ridurre la carbon foot print nel tempo. Inoltre, ridurre le emissioni di biossido di carbonio e di altri gas significa anche risparmiare una notevole quantità di denaro grazie all’efficientamento dei processi della tua organizzazione.
  2. L’impronta ecologica può anche essere una spia di problemi fino ad ora non rilevati. Immagina, ad esempio, di controllare le bollette dell’elettricità e notare un consumo anomalo i cui valori non si sono ancora normalizzati. Grazie a questo controllo costante, sarà più semplice per te scovare perdite e guasti nell’apparato produttivo della tua azienda al fine di correggere quanto prima tali anomalie e risparmiare quindi del denaro in più.
  3. Il calcolo e monitoraggio dell’impronta ecologica della tua organizzazione può avere effetti positivi sulla responsabilità sociale d’impresa della stessa. In particolare, essa può rendere più semplice la stesura di tale rapporto e la scelta delle misure migliori per contenere gli impatti negativi.
  4. Sempre più clienti richiedono di vedere i dati della carbon foot print delle aziende con le quali cooperano. Oltre ad aiutarli a calcolare le proprie emissioni scope 3 (calcolo facoltativo delle emissioni), questi numeri possono rappresentare un punto a favore delle imprese con un basso impatto ambientale sia da parte di altri soci che degli stessi consumatori.

Come calcolare l’impatto ambientale della tua organizzazione?

Misurare le emissioni del ciclo di vita del carbonio offre un aspetto coerente, accurato e trasparente della quantità di carbonio creata dalla tua attività. Qui di seguito elencheremo i passaggi principali da seguire:

  1. Capire perché lo stai facendo – Le tue motivazioni per il calcolo dell’impronta ecologica sono importanti in quanto determinano come e cosa misurare. Ad esempio, se si vuole solo riportare internamente nella propria azienda, i dati da calcolare saranno molto diversi da quelli usati per redigere un report esterno da inviare ad enti governativi e legislativi.
  2. Definire le emissioni – Esistono tre “ambiti” concordati per valutare e misurare le emissioni di carbonio:
  • Scope 1: misura l’impatto diretto o le emissioni create dalle risorse di proprietà della tua organizzazione. Questo include anche veicoli aziendali e l’uso di carburante in loco.
  • Scope 2: misura il carbonio che non si crea ma che si consuma. Tale calcolo include l’utilizzo di elettricità e risorse naturali.
  • Scope 3: misura l’impatto dei vostri dipendenti e appaltatori e il carbonio che creano. Ciò include: viaggi aerei, rifiuti, veicoli di proprietà degli appaltatori, attività esternalizzate o pendolarismo.
  1. Ridurre le emissioni – Dopo aver calcolato le emissioni, il prossimo passo è la creazione di una strategia per ridurle. Non molte organizzazioni riescono a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni di carbonio, ma ci sono molte cose che puoi fare per ridurre l’impatto ambientale della tua organizzazione. Ti consigliamo di stabilire dove hai gli impatti maggiori, ad esempio nel trasporto di cose o persone. Dopodiché puoi fissare un obiettivo di riduzione annuale che potrà fungere da guida nel contenimento delle emissioni.
  2. Verificare l’impronta – Molte cose possono essere misurate per definire l’impronta ecologica della tua organizzazione. Non sempre tutti i dati sono corretti, specialmente se è la prima volta in cui misuri tali valori. È quindi consigliabile verificare sistematicamente gli elementi presi in considerazione e avvalersi di esperti del settore.
  3. Redigere dei rapporti sulle emissioni prodotte – È importante informare tutti gli stakeholder della tua organizzazione, siano essi clienti, dipendenti, fornitori, membri del management o altre figure di rilievo, come effettuato nei sistemi di gestione ambientale Iso 14001, Emas, Iso 50001. Puoi pubblicare tale rapporto sulla sostenibilità ambientale della tua azienda internamente o condividerlo sul tuo sito Web. L’importante è essere trasparenti e aperti con le parti interessate in modo che possano vedere il percorso che la tua azienda sta affrontando e aiutarti a raggiungere tali obiettivi.
  4. Integrabilità – Questa tipologia di certificazione è completamente integrabile con le altre norme sui sistemi di gestione, prodotto o di impronta ambientale, Water Foot Print e LCA.

Effettuare il calcolo del ciclo del carbonio, l’impronta ecologica ambientale, carbon foot print,  della tua organizzazione ti consente di intraprendere alcuni passi importanti per adattarsi a un mondo che cambia e ridurre il proprio impatto. Sistemi e Consulenze ha anni di esperienza nel settore delle certificazioni ambientali. I nostri esperti carbon foot print sanno bene quanto importante il calcolo dell’impronta ambientale sia per il tuo business. Contattaci! per avere maggiori informazioni e per usufruire dei nostri servizi di consulenza, formazione aziendale ed audit. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

Impronta Idrica Water Foot Print

Il risparmio di acqua non dovrebbe diventare un problema pubblico solo in periodi di siccità, quando l’acqua è innegabilmente scarsa. L’approvvigionamento idrico mondiale è limitato. Ogni goccia d’acqua sprecata è una goccia in meno in un fiume, mentre ogni goccia sprecata comporta anche il consumo inutile di altre risorse. Per questo motivo è essenziale per un’organizzazione tenere in considerazione l’impatto ambientale delle proprie attività e processi produttivi. Ecco perché qui di seguito andremo ad indagare sulla water foot print, ovvero il calcolo dell’impronta idrica aziendale di un’organizzazione. Capiremo insieme perché è importante e cosa occorre tenere in considerazione per calcolarla.

La definizione di water foot print

Consulenza Water Foot Print Calcolo Impronta Idrica
L’impronta idrica è un indicatore del consumo sia diretto che indiretto di acqua dolce da parte di un produttore o di un consumatore. In particolare, è possibile calcolare l’impronta idrica di un singolo, un’azienda o una comunità. In tal caso, essa verrà definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi. La water foot print viene misurata in termini di volumi d’acqua inquinati e consumati entro un certo periodo perché evaporati o incorporati in un prodotto. Esistono varie componenti che definiscono i valori dell’impronta idrica di un’organizzazione:

  • Impronta idrica blu: questa componente fa riferimento al prelievo di acque superficiali e sotterranee per scopi agricoli, domestici e industriali. Essa considera l’acqua che è evaporata, è stata integrata in un prodotto o prelevata da una sorgente idrica per essere poi resa in un altro corpo d’acqua o in un altro momento.
  • Impronta idrica verde: indica il volume d’acqua piovana che viene assorbita dal suolo e che poi evapora, traspira o è incorporata dalle piante. È particolarmente rilevante per i prodotti agricoli, orticoli e forestali.
  • Impronta idrica grigia: rappresenta il volume d’acqua necessaria per diluire gli inquinanti al fine di riportare la qualità delle acque al di sopra degli standard di qualità.

L’importanza di calcolare l’impronta idrica

È estremamente importante misurare l’impronta idrica di un’organizzazione e prendere tutti i provvedimenti necessari per mantenere il livello di inquinamento idrico il più basso possibile. Questo equilibrio è richiesto con urgenza perché l’acqua dolce è vitale per la nostra vita quotidiana mentre l’approvvigionamento di acqua dolce è limitato. Le misure per il contenimento dell’impronta idrica sono necessarie per conservare l’approvvigionamento globale di acqua dolce.

In qualità di consumatori, dovremmo essere in grado di fare scelte informate per acquistare beni e servizi che hanno un’impronta idrica inferiore. Ciò è ancora più importante in qualità di imprenditori o di dipendenti di un’organizzazione.

In particolare, è importante distinguere tra l’utilizzo e il consumo di acqua. Anche solo l’azione di preparare una tazza di caffè, ad esempio, include l’acqua consumata direttamente così come l’impronta idrica associata alla crescita delle piante di caffè. In contesti aziendali, il calcolo della water foot print può aiutare a definire meglio le strategie per rendere più efficienti l’approvvigionamento e l’utilizzo di tale risorsa.

L’impronta idrica assume un’importanza molto maggiore man mano che ci muoviamo verso un modello di crescita guidato da industrie ad alta intensità energetica. Lo stesso vale per prodotti alimentari e beni di consumo che non solo esercitano un’enorme pressione sulle scarse risorse idriche, ma anche contaminano e riducono il volume di acqua dolce a disposizione. Si stima che entro il 2030, nell’ambito dell’attuale scenario di crescita economica, la domanda di acqua supererà l’offerta del 40%.

Il calcolo dell’impronta idrica

L’impronta idrica fornisce un quadro di riferimento per i governi e le organizzazioni interessati a limitare l’impatto ambientale dei loro processi. In particolare, la water foot print consente a tali enti di valutare il proprio consumo di acqua e di muoversi verso un uso meno impattante della stessa. Apprezzare il valore di tale materia prima è alla base di un’attività di business più sostenibile e offre maggiore visibilità per quelle organizzazioni che si impegnano in tal senso. Calcolare l’impronta idrica è uno tra i primi passi per l’ottenimento di una certificazione ambientale. Se sei interessato a ridurre l’impronta ambientale della tua organizzazione, non esitare a contattare i nostri esperti water foot print. Servizi & Consulenze è un’azienda leader nella consulenza e nella formazione aziendale per l’ottenimento di varie certificazioni e per il calcolo dell’impronta idrica di organizzazioni di vario tipo. Solo prestando attenzione all’impronta idrica della tua organizzazione potrai apprezzare ancora di più il ruolo di rilievo che l’acqua ricopre nella vita e nei processi produttivi di tutti i giorni.

Contattaci! Se sei interessato alla tematica, devi implementare un sistema di gestione per una certificazione ambientale o calcolare l’impronta idrica water foof print aziendale. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

I vantaggi della certificazione ambientale Iso 14001

La certificazione del sistema di gestione ambientale, secondo la norma, Iso 14001:2015 è il fondamentale strumento organizzativo aziendale volontario che apporta importanti vantaggi a tutte le organizzazioni , che oltre i benefici organizzativi, miglioramenti delle performance ambientali, ricercano anche una maggiore visibilità sui mercati ed una riduzione dei costi di gestione.

Sono due le aree dove si possono apprezzare i vantaggi dell’adozione di un sistema di gestione ambientale:

  • Gestione dei requisiti: L’analisi dei rischi applicabili agli impatti aziendali, definiti dai requisiti legali, Testo unico Ambientale, Disposizioni e Leggi Territoriali Regionali Comunali, requisiti della norma Iso 14001 e  del cliente;
  • Organizzativo: Grazie all’adozione di una struttura organizzativo vengono gestite le risorse umane, tecniche e strategiche per il rispetto ed il miglioramento delle performance dei requisiti applicabili.

I vantaggi della certificazione Iso 14001, al di là degli aspetti prettamente organizzativi apportati dall’implementazione di un sistema di gestione, possono essere riassunti:

Vantaggi Certificazione Ambientale Iso 14001

  • Miglioramento dell’immagine aziendale, l’evidenza nei confronti di tutte le parti interessate, interne ed esterne, del proprio impegno, e della politica, per la tutela ambientale, secondo il contesto aziendale, a tutti i livelli dell’organizzazione;
  • La prevenzione e la gestione del rischio ambientale applicabile al Modello Organizzativo Gestionale Dlgs. 231/01;
  • La piena conformità legislativa dovuta ad un approccio basato sul rischio rispetto a tutti gli impatti ambientali ed ai requisiti applicabili;
  • Riduzione dei costi tramite la gestione ed il miglioramento delle risorse, l’analisi dei rischi opportunità, e la diminuzione di possibilità di sanzioni;
  • Impegno pro attivo aziendale nei confronti dei requisiti applicabili, il loro cambiamento e la gestione sistemica delle situazioni di emergenza;
  • Consapevolezza a tutti i livelli dell’organizzazione sulle tematiche ambientali, portata dall’adozione di procedure, formazione ed addestramenti alle risorse per accrescere la sensibilità sui rischi e sugli impatti ambientali ed il loro abbattimento;
  • Apertura dei mercati che richiedono organizzazioni capaci ad una gestione pro attiva aziendale sulle tematiche ambientali volte al cambiamento ed al miglioramento degli impatti.

I vantaggi della certificazione ambientale Iso 14001 con la nuova versione 2015 riguardano anche:

L’implementazione e la certificazione di un sistema di gestione ambientale segue il classico iter di una certificazione Iso.

Contattaci! Se sei interessato alla tematica o devi implementare nella tua organizzazione il sistema di gestione ambientale per la certificazione secondo la norma Iso 14001. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.

Life Cycle Assessment LCA

A livello Europeo l’importanza strategica dell’adozione della metodologia Life Cycle Assessment LCA, ciclo di vita del prodotto, come strumento di base e scientificamente adatto all’identificazione di aspetti ambientali significativi è espressa chiaramente all’interno del Libro Verde COM 2001/68/CE e della COM 2003/302/CE sulla Politica Integrata dei Prodotti, ed è suggerita, almeno in maniera indiretta, anche all’interno dei Regolamenti Europei: EMAS (Reg. 1221/2009) ed Ecolabel (Reg. 61/2010). Non ultimo, in Italia se ne fa accenno anche nel Codice degli appalti e delle concessioni D. Lgs. 50/2016 con indicazioni riguardanti DAP/EDP.

Il Life Cycle Assessment LCA rappresenta un supporto fondamentale allo sviluppo della strategia ambientale delle aziende: nella definizione dei criteri ambientali di riferimento per un dato gruppo di prodotti (etichette ecologiche di tipo I: Ecolabel), o come principale strumento atto ad ottenere una Dichiarazione Ambientale di Prodotto – DAP (etichetta ecologica di tipo III).

Life Cycle Assessment LCA Ciclo di Vita Prodotto

Potenzialmente quindi le sue applicazioni sono innumerevoli:

  • Sviluppo e Miglioramento di prodotti/processi;
  • Marketing Ambientale;
  • Pianificazione strategica;
  • Attuazione di una Politica Pubblica.

Analizziamo il Life Cycle Assessment

L’analisi del ciclo di vita prodotto, traduzione italiana di Life Cycle Assessment – LCA, è un metodo nato per aiutare a quantificare, interpretare e valutare gli impatti ambientali ed i carichi energetici ambientali di uno specifico prodotto o servizio, durante l’intero arco della sua vita.

La valutazione include l’intero ciclo di vita del processo o attività, comprendendo:

  • l’estrazione ed il trattamento delle materie prime;
  • la fabbricazione;
  • il trasporto;
  • la distribuzione;
  • l’uso, il riuso, il riciclo;
  • lo smaltimento finale.

Nel mondo delle certificazioni ambientali, le norme ISO della serie 14040 regolamentano tale metodo, ognuna delle norme è legata ad una fase del metodo, in particolare:

  • Definizione degli obiettivi e del campo di applicazione: è la fase preliminare in cui sono definiti gli obiettivi e il campo di applicazione dello studio, l’unità funzionale, i confini del sistema studiato, il fabbisogno di dati, le assunzioni e i limiti, chi esegue e a chi è indirizzato lo studio, quale funzioni o prodotti si studiano, i requisiti di qualità dei dati – ISO 14041;
  • Analisi d’inventario (LCI): consiste nella raccolta di dati e nelle procedure di calcolo volte a quantificare i flussi in entrata e in uscita rilevanti di un sistema di prodotto, in accordo all’obiettivo e al campo di applicazione – ISO 14041;
  • Valutazione degli impatti (LCIA): La valutazione dell’impatto del ciclo di vita ha lo scopo di valutare la portata dei potenziali impatti ambientali utilizzando i risultati dell’analisi di inventario del ciclo di vita – ISO 14042;
  • Interpretazione: è un procedimento sistematico volto all’identificazione, qualifica, verifica e valutazione dei risultati delle fasi di inventario e di valutazione degli impatti, al fine di presentarli in forma tale da soddisfare i requisiti dell’applicazione descritti nell’obiettivo e nel campo di applicazione, nonché di trarre conclusioni e raccomandazioni – ISO 14043.

A completare il quadro, ci sono altre due norme di riferimento, la ISO 14040 Gestione ambientale – Valutazione del ciclo di vita – Principi e quadro di riferimento, e la ISO 14044 Gestione ambientale – Valutazione del ciclo di vita – Requisiti e linee guida.

Infine, per giungere alla Dichiarazione Ambientale Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita del prodotto occorre:

  • realizzare un bilancio ambientale del prodotto applicando lo strumento LCA;
  • strutturare un sistema gestionale per il controllo delle prestazioni ambientali;
  • redigere la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, ossia un documento che consenta di comunicare le prestazioni ambientali di un sistema di prodotto alle parti interessate;
  • la valutazione da parte di un ente terzo accreditato.

E’ di fondamentale importanza per la buona riuscita di uno studio di LCA è la disponibilità di dati attendibili; per questo in campo internazionale ed europeo si sta cercando di favorire l’accessibilità, la disponibilità e lo scambio gratuito e libero di dati LCA attraverso lo sviluppo di Banche Dati pubbliche, protette, compatibili, trasparenti ed accreditate.

I vantaggi della certificazione

I vantaggi per un’organizzazione dovuti all’approccio Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita del prodotto sono molteplici:

  • approfondire la valutazione ambientale del sistema di prodotto nel contesto di un’analisi ambientale per il Sistema di Gestione AmbientaleEMAS o ISO 14001;
  • migliorare le relazione con le istituzioni;
  • valutare e confrontare gli effetti legati a diverse politiche ambientali e di gestione delle risorse e contesti.

La norma Ambientale Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita prodotto può essere applicata ad organizzazioni di ogni settore e dimensione, che producano un prodotto finito o semilavorato o materia prima, oppure che eroghino servizi. In particolare questa metodologia risulta essere alquanto utile alle imprese ed organizzazioni che si pongono uno o più dei seguenti obiettivi:

  • Evidenziare e localizzare le opportunità di riduzione degli impatti ambientali collegati al ciclo di vita prodotto;
  • Supportare decisioni interne in merito a interventi su processi, prodotti e attività di investimento o di cambiamento tecnologico;
  • Informare il pubblico in merito all’impatto ambientale legato al ciclo di vita prodott mediante successiva convalida della Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD);
  • Qualificare dal punto di vista delle prestazioni ambientali il proprio prodotto;
  • Identificare linee strategiche per lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi;
  • Paragonare tra loro prodotti con la medesima funzione;
  • Approfondire la valutazione ambientale del sistema di prodotto nel contesto di un’analisi ambientale per il Sistema di Gestione Ambientale – EMAS o ISO 14001;
  • La riduzione dei costi di gestione e produzione;
  • L’attuazione di politiche d’acquisto ecosostenibili e l’impiego di tecnologie e materiali ecocompatibili;
  • La definizione di strategie aziendali anche in termini di progettazione di prodotti e/o processi alternativi;
  • Migliorare le relazioni con le istituzioni;
  • Miglioramento dell’immagine aziendale;
  • Valutare e confrontare gli effetti legati a diverse politiche ambientali e di gestione delle risorse;
  • L’ottenimento del marchio di qualità ecologica per il sistema prodotto cui l’analisi si riferisce;
  • Crescere di competitività e credibilità/visibilità sul mercato di riferimento;
  • Vantare una certificazione di validità mondiale, come elemento distintivo del proprio prodotto.

Gli step per la certificazione Ambientale Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita prodotto

Gli step per la certificazione Life Cycle Assessment iniziano con il confronto con le norme di applicazione del metodo, per essere certificabile (o, per meglio dire, convalidabile), le prestazioni ambientali del prodotto, descritte nella Dichiarazione Ambientale di Prodotto, devono rispettare le soglie minime stabilite dai requisiti specifici di prodotto, i PSR – Product Specific Requirements.

I requisiti specifici di prodotto (PSR) sono già definiti per categorie di prodotto dallo schema di certificazione EPD, e costituiscono il riferimento di ogni Dichiarazione Ambientale di Prodotto convalidabile. Nei casi in cui non vi sia un PSR specifico, l’organizzazione interessata alla convalida deve proporre il PSR per quella categoria di prodotto entro un anno dalla certificazione stessa (in questo caso si tratterebbe pertanto di una pre-certificazione).

Intraprendere uno studio dettagliato di LCA può risultare a volte costoso (in termini economici e di tempo) e complesso da eseguirsi (si deve acquisire una notevole quantità di dati ambientali durante ogni fase del ciclo di vita, e si devono conoscere in modo approfondito sia gli aspetti metodologici standardizzati della metodologia che gli strumenti di supporto quali software e banche dati),

Il consiglio principale (e sempre valido) è affidarsi a professionisti preparati nello specifico delle norme afferenti ad LCA, ed avere una Direzione aziendale che mette a disposizione risorse per raggiungere il risultato.

Contattaci! Se vuoi approfondire le tematiche o vuoi aprire un iter per la certificazione Ambientale Life Cycle Assessment – LCA del ciclo di vita prodotto. Inviaci il modulo compilato per la redazione di un preventivo.