Ftalati: che cosa sono?

Ftalati: gli esteri dell’acido ftalico

Gli ftalati sono delle sostanze chimiche, esteri dell’acido ftalico, utilizzati per rendere i materiali plastici più resistenti ed al contempo pieghevoli. Tra i materiali inquinanti per l’ambiente e pericolosi per la salute umana, troviamo quelli che contengono queste sostanze. Si tratta di sostanze chimiche derivanti dalla trasformazione del petrolio.

ftalati

Vengono utilizzati per rendere più flessibili, modellabili e plasmabili i materiali plastici, soprattutto il PVC (cloruro di polivinile).

Prima di essere lavorati, gli ftalati sono liquidi e inodori. Hanno una particolare caratteristica: sono molto solubili negli oli e poco in acqua.

L’utilizzo degli ftalati viene regolato nell’UE tramite il Reg CE 1907/06, ed il Reg 2005/18, e l’attenzione è stata posta in particolare sulla composizione dei giocattoli e prodotti per bambini, come per esempio biberon, ciucci ed atri.

I limiti sono così definiti: Non è consentito a concentrazioni che superano lo 0,1% in giocattoli ed articoli destinati all’infanzia che possono essere masticati o succhiati per lunghi periodi di tempo.

Così come per tutti quei materiali destinati al contatto alimentare, packaging, superfici di attrezzature, tubature, ecc. Per i quali EFSA, ha aggiornato da propria valutazione dei rischi su queste sostanze, che puoi visionare qui.

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Che cosa sono gli ftalati: tipologie

Gli ftalati sono sostanze chimiche organiche derivanti dal petrolio. Sono gli agenti plastificanti più diffusi al mondo, utilizzati nella lavorazione del PVC per renderlo più morbido, flessibile, trasparente, durevole. Sono simili all’olio, privi di odore e ne esistono di vari tipi (alcuni non hanno funzione plastificante).
Ecco le varie tipologie di ftalati:

  • BBP (butilbenzile);
  • DBP (dibutile);
  • DEHP (bis, 2-etilesile);
  • DIDP (diisodecile);
  • DINP (diisononile);
  • DNOP (diottile).

Ciascuna tipologia di ftalato genera diversi tipi di metaboliti urinari. Pericolosi per l’uomo, e che si riversano nell’ambiente tramite le acque.

Prodotti che contengono gli ftalati

Sono numerosi i prodotti contaminati da ftalati, ecco una lista esauriente:

  • Alimenti (che possono essere contaminati da pesticidi o involucri plastificati);
  • Giocattoli, articoli da cancelleria e in gomma;
  • Vestiario;
  • Additivi agricoli;
  • Materiali da costruzione;
  • Profumi;
  • Smalto per unghie;
  • Contenitori (anche per prodotti alimentari e da fast food);
  • Cosmetici (bagnoschiuma, shampoo, creme per il viso), lacca per capelli;
  • Vernici;
  • Adesivi;
  • Borse;
  • Cavi e materiali per imballaggio;
  • Impugnature per attrezzi;
  • Scarpe, cinture in pelle, prodotti tessili;
  • Pillole enteriche, farmaci, integratori alimentari, dispositivi medici;
  • Lubrificanti, agenti emulsionanti.

Senza considerare, tutti i materiali plastici nei quali queste sostanze sono presenti, e che possono migrare nell’alimento. Riguardo agli alimenti, quelli più a rischio sono:

  • Latticini;
  • Carne (soprattutto pollame e carne grassa);
  • Verdure;
  • Mangime per animali;
  • Margarina e oli da cucina;
  • Tutti gli alimenti industriali e cibi da fast-food.

Ftalati: rischi per la salute

Gli ftalati inquinano l’ambiente: una volta arrivate nel sangue, queste sostanze possono causare danni al nostro organismo. Studi scientifici hanno dimostrato che gli ftalati possono:

  • Avere gravi ripercussioni sul sistema riproduttivo (sono interferenti endocrini);
  • Aumentare il rischio di diabete tipo 2, obesità, allergie, asma, disfunzioni tiroidee;
  • Essere pericolosi per bambini e donne in gravidanza anche a piccole dosi;
  • Interferire con il sistema immunitario;
  • Aumentare il rischio di cancro al seno (per eccessiva esposizione al dietilftalato);
  • Provocare infertilità, disgenesia testicolare.

Certificazione FTALAT FREE

Nel corso degli anni, le normative in Europa e negli USA sono cambiate: gli alti ftalati (DINP e DIDP) sostituiscono il DEHP come plastificante per uso generico in quanto non sono classificati come pericolosi.

Per ridurre il livello di esposizione agli ftalati, si dovrebbero evitare il più possibile i cibi confezionati consumando alimenti freschi sfusi. Bisognerebbe anche scegliere detergenti e cosmetici con un buon INCI e giocattoli in legno o altri materiali naturali per i bambini, utilizzare oggetti e contenitori in vetro, acciaio inox, ceramica. Si consiglia di evitare il made in China o PRC e di leggere sempre l’etichetta prediligendo prodotti PBA e PVC Free.

Generalmente, le alternative biologiche agli ftalati disponibili sul mercato sono costose ed incompatibili come plastificanti primari. Esistono, però, due eccezioni offerte a prezzi convenienti e che vantano buone proprietà di plastificazione:

  • diottonil diottonil diottonile (isomero tereftalato con DEHP);
  • estere diisononilico di acido dicarbossilico 1,2-cicloesano (versione idrogenata del DINP).

In alternativa agli ftalati, vengono sviluppati plastificanti biologici: tra questi, un plastificante a base di olio vegetale compatibile come plastificante primario. La certificazione Ftalat Free (che include test ed analisi) garantisce il prodotto privo di ftalati.

PVC e Bonine senza Ftalati: la gestione aziendale

Come può comportanri un’organizzazione per avere una gestione corretta di queste sostanze? Semplice. Come sempre, dovrebbe effettuare una valutazione dei rischi delle materie prime efficace. Questa risulta essere la strada più efficace.

Vediamo i passi che dovresti seguire. Per prima cosa, parlando di materie prime, dovresti appurarti della provenienza, e valutare se, nel paese di produzione, siano valevoli i medesimi requisiti comunitari. Valutando nelle materie prime alimentari, o cosmetiche, la storicità e le evidenze del fornitore in merito.

Per quanto riguarda i materiali per i contatto alimentare, o i prodotti per i lattanti, devono essere seguite le prassi comuni di verifica di tutte le schede di conformità, correlate da test di migrazione.

Inserendo nei requisiti di qualifica del fornitore evidenze in merito. Per esempio sull’assenza nelle pellicole degli alimenti senza ftalati. Una cosa molto importante è anche quella, per questa tipologia di fornitore, di affidarsi a realtà che adottino standard in grado di assicurare la sicurezza del prodotto.

Oltre quella vista sopra, la certificazione FTALAT FREE, che definisce la ‘particolarità’ del prodotto, dovrebbero essere privilegiati i fornitori che adottano i seguenti standard di produzione:

Questi sono standard forniranno tutte le evidenzie necessarie rispetto ai requisiti di sicurezza, qualità e legalità alimentare, per il settore della produzione di materiali a contatto con alimenti, cosmetici, e prodotti per la cura della persona.

In caso in cui, la catena di fornitura della nostra azienda, non sarà diretta, ma passerà tramite intermediari, che questi ultimi, dovranno essere almeno in possesso delle certificazioni BRC Agent & Brokers, IFS Broker, o FSSC 22000 settore Broker, collegata agli standard dei produttori che abbiamo visto sopra.

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