Le novità del Modello INAIL OT24 2019

L’ente pubblico Inail, Istituto Nazionale Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, ha reso disponibile il modello INAIL OT24 2019 per la riduzione del premio Inail Assicurativo da inviare compilato, fornendo utile guida alla compilazione.

Modello INAIL OT24 2019

Posso richiedere la riduzione del premio assicurativo le aziende, operative da almeno due anni, secondo quanto previsto dall’art.24 del D.M. 12.12.2000 e successive modifiche, per interventi effettuati nell’anno 2018 finalizzati al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in aggiunta a quelli obbligatori (D.lgs. n. 81/2008 e s.m.i.).

La compilazione del Modello INAIL OT24 2019

Il modello da inviare all’ente
entro fine Febbraio 2019 va compilato nelle seguenti sezioni:

  1. Interventi di carattere generale
  2. Interventi di carattere generale ispirati
    alla responsabilità sociale
  3. Interventi trasversali
  4. Interventi settoriali generali
  5. interventi settoriali.

Le principali novità del modello INAIL OT24 2019, riguardano l’aggiunta della norma internazionale per il Sistema di Gestione Salute e  Sicurezza sul Lavoro ISO 45001, che prenderà,transizione triennale, il posto della norma BS OHSAS 18001.

Il calcolo della riduzione si applica ai sistemi di gestione della salute e
sicurezza sul lavoro certificati, in corso di validità al Dicembre 2018, da un’
Ente di Certificazione Accreditato secondo la norma:

BS OHSAS 18001:07 in conformità al RT 12 di Accredia rev 1 del 2006;

• BS OHSAS 18001:07 o UNI ISO 45001:18 in conformità al EA 3/13 M 2016;

• BS OHSAS 18001:07 o UNI ISO 45001:18 in conformità a IAF MD 22:18 o IAF
MD 21:18.

Sei interessato a  richiedere questa riduzione o vuoi approfondire le tematiche? Contattaci!

La gestione delle Interferenze

Parliamo di Interferenze

Cosa succede quando in un’organizzazione entrano “estranei”? Per estranei intendiamo: fornitori, visitatori, ospiti, manutentori, clienti, … In definitiva tutte le persone esterne che possono provocare interferenze negli abituali comportamenti aziendali.

O meglio: cosa dovrebbe succedere?

Come per tutte le attività che avvengono in un’azienda, anche la presenza di esterni deve essere identificata, valutata ed affrontata.

Interferenze

Vediamo di scendere negli aspetti pratici, analizzando i possibili scenari.

Ci viene in aiuto l’articolo 26 del D. Lgs. 81/2008 “Obblighi connessi ai contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione”.

Nel caso di lavori in appalto che prevedano la presenza di lavoratori esterni in azienda, il datore di lavoro committente deve effettuare preventivamente tutta una serie di attività

  • Verifica l’idoneità tecnico professionale dei fornitori in relazione ai lavori, da effettuare, sulla base del certificato iscrizione alla CCIAA e delle dichiarazioni rese dal datore di lavoro della ditta appaltatrice
  • Elabora un documento di valutazione dei rischi interferenziali, non obbligatorio nel caso di lavori della durata inferiore a cinque giorni dove non ci siano rischi particolari o di lavori intellettuali
  • Fornisce le informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività
  • Nel caso di lavorazioni complesse, nominare un preposto che possa essere il riferimento degli appaltatori

In generale il datore di lavoro committente promuove la cooperazione tra i datori di lavoro appaltatori al fine di attuare le misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto; spesso si può anche organizzare una riunione per meglio definire alcuni dettagli, raccordarsi su spazi, tempi e emergenze.

È d’obbligo un chiarimento per quanto riguarda l’elaborazione del DUVRI: tale documento è fondamentale per la gestione dei rischi di interferenza e per l’organizzazione delle lavorazioni. La non obbligatorietà dell’elaborazione non cancella gli altri obblighi né significa che il datore di lavoro non debba gestire i rischi da interferenza; infatti non è obbligatoria la sola elaborazione del documento.

Il datore di lavoro dovrà comunque effettuare la verifica di idoneità professionale, richiedere le dichiarazioni dagli appaltatori, fornire indicazioni sui rischi dell’ambiente di lavoro, e promuovere la cooperazione per la gestione delle interferenze.

Troppo spesso i lavori di poca durata vedono la assoluta mancanza di gestione delle interferenze, che invece andrebbero comunque valutate ed affrontate anche nel caso di lavori non contemporanei.

L’articolo 26 detta le regole però esclusivamente dei lavoro in appalto; spesso nelle aziende hanno accesso esterni che non hanno contratti di appalto con l’azienda in cui entrano. Come comportarsi?

Il datore di lavoro ha comunque la responsabilità di persone all’interno dei luoghi di lavoro sotto il proprio presidio; alla luce di questo sarà necessario gestirne la presenza. Le attività da effettuare sono quelle di registrare l’ingresso di tali persone in veste di visitatori (clienti, …), informarle sui rischi degli ambienti che visiteranno/occuperanno durante la loro permanenza, indicar loro i riferimenti e le procedure in caso di emergenza; una soluzione che viene adottata da alcune aziende è quella di accompagnare in ogni momento gli esterni, in modo da poter realmente presidiare il tempo che essi passano in azienda.

Il concetto fondamentale è che il datore di lavoro deve analizzare ogni situazione che avviene negli ambienti di lavoro che presidia e di cui ha responsabilità, ivi comprese le visite di esterni e le attività effettuate da lavoratori dipendenti da altre aziende.

Fonte: Magazine Qualità

Valutare un Rischio

Saper valutare un rischio il rischio

Siamo nell’era digitale dove per tutto c’è una app, un programma un software un gestionale anche per valutare un rischio oramai ci sono specifiche applicazioni.

Professionisti come noi tempestati da telefonate di software house con offerte di demo e di acquisti del nuovissimo software per la redazione della valutazione dei rischi, nomi conosciuti e sconosciuti che si propongono con l’ultima innovazione in fatto di ottimizzazione del tuo lavoro ecce cc ecce cc.

valutare un rischio

Ovviamente oggi giorno sono strumenti utili sia chiaro, ma… molto spesso sono utili come un gestionale in mano ad una risorsa non debitamente formata.

What???

Ovvero la criticità più importante di questi software non è il programma stesso, ma è la risorsa, molto spesso di una azienda di consulenza che noi definiamo prendi i soldi e scappa, che immette dati, provenienti da rilievi di pochi minuti o telefonici, molto spesso non formata adeguatamente, che si limita ad inserire foto di macchine, riferimenti a tabelle e nominativi.

E questo sarebbe effettuate una valutazione dei rischi?

DECISAMENTE NO!!! Infatti quante volte visionando una valutazione dei rischi sia sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, sia sulla Sicurezza Alimentare, Manuale Haccp, notiamo che mancano processi o che sono stati inseriti processi che nell’azienda non ci sono? Oppure azioni di monitoraggio così vaghe che andrebbero bene per tutto?

TUTELA RAGAZZI!! Perché se qualche azienda con l’esperienza e la professionalità che la contraddistingue , se la racconta, e come se la racconta, o come tante si certifica secondo la norma per la qualità ISO 9001 per la formazione, e poi si spaccia certificata in tutto, sarebbe la prima a tirarsi indietro in caso di problematiche con le ASL, avvalendosi di prescrizioni e tutele promesse, ma….certe realtà non sanno oramai che la magistratura va a ‘interessarsi’ dei lavori dei ‘consulenti’ e di particolari RSPP che molte volte neppure hanno mai visto l’azienda.

E quindi questa valutazione dei rischi?

Carta, Penna!!! E Competenza!!

Non è così difficile!!! Una bella mappatura dei processi dell’azienda, descrizione, rischi, pericoli, indicando gravità e danno, le azioni da intraprendere preventive, i monitoraggi, le azioni correttive, i moduli e le responsabilità!

He si….. competenza e serietà i programmi per la redazione delle valutazione dei rischi sono utilissimi a chi sa bene come effettuare la raccolta dei dati in azienda, immetterli, riconoscere i rischi ed approfondire le tematiche che, in un software preimpostato, non potrebbero non essere che molto vaghe e generiche.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Gestione macchine ed attrezzature

Gestione macchine ed attrezzature: approccio sistemico

La Gestione Macchine ed Attrezzature requisito fondamentale in quanto ogni azienda utilizza gli strumenti di lavoro che più ritiene idonei alla propria attività; rientra nei costi di azienda il loro acquisto, che quasi sempre viene, meno spesso viene budgetizzato il mantenimento della loro efficienza, funzionalità e sicurezza. Eppure un’azienda potrebbe beneficiare molto trattando con un approccio sistemico macchine ed attrezzature.

Ma come applicare i requisiti di un sistema di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per il parco macchine/attrezzature aziendale? Andremo a confrontarci con i requisiti della norma BS OHSAS 18001:2007, ad oggi l’unica norma certificabile in tema di safety[i].

PIANIFICAZIONE

Partiamo dall’acquisto di un nuovo strumento di lavoro. La legislazione relativa alla sicurezza sul lavoro è chiarissima: il datore di lavoro dovrà confrontarsi a questo riguardo con gli artt. 71 e 15 del D. Lgs 81/2008; in particolare l’acquisto della macchina/attrezzatura andrà pianificato considerando le normative relative alla nuova direttiva macchina (si ricorda a tal proposito che oggi nessuna macchina può essere immessa sul mercato se non rispondente al D. Lgs 17/2010, anche se venduta usata e costruita prima di tale legislazione), andrà scelta sulla base di principi ergonomici e di rischi già presenti in azienda (spazi, rumore, atmosfere esplosive, eventuali altre interferenze).

Gestione Macchine ed Attrezzature

Una volta acquistata ci saranno dei controlli da fare:

  • Presenza di dichiarazione di conformità del costruttore con riferimenti alle norme tecniche relative
  • Marcatura CE riportata in modo non eliminabile su attrezzatura, eventuale packaging, manuale di istruzione
  • Presenza documentazione della macchina (manuale di uso e manutenzione comprendente anche l’analisi del rischio da parte del costruttore)
  • Installazione in conformità alle istruzioni di uso
  • Collaudo di sicurezza per assenza di vizi palesi di funzionamento, registrato in concomitanza con il collaudo funzionale

Alla conclusione della fase di acquisto ed installazione, il datore di lavoro dovrà provvedere all’individuazione dei pericoli e valutazione dei rischi, prendendo come base di riferimento l’analisi riportata nel manuale de costruttore e declinando tale analisi secondo le proprie attività, integrando il Documento di Valutazione dei Rischi – DVR con le conclusioni di tale processo di valutazione.

Secondo la norma BS OHSAS 18001:2007 (riportante requisiti per un sistema di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) tutte le attività effettuate fino a qui sono da compiersi secondo i requisiti del punto 4.3.1 “Identificazione dei pericoli, valutazione dei rischi e individuazione dei sistemi di controllo”, appartenente al quadrante “Plan” del cerchio di Deming.

Nel caso di macchine/attrezzature/impianti già esistenti in azienda, il lavoro da effettuare per la “pianificazione del sistema” è quello di creare un elenco dove si andrà ad individuare le macchine dotate di marcatura CE e quelle costruite/immesse sul mercato/messe a disposizione in assenza di legislazione di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto (pre-ce cioè prima del 1996).

Per la “macchine pre CE” sarà necessario effettuare il confronto con i requisiti contenuti dall’Allegato V del D. Lgs. 81/2008 per determinare se tali strumenti di lavoro possano essere considerate conformi ai requisiti essenziali di sicurezza – RES al tempo della loro costruzione/immissione sul mercato/messa a disposizione dei lavoratori; gli eventuali gap andranno colmati e dichiarati conformi dal datore di lavoro (non necessariamente con una perizia giurata). Solo dopo tale attività, si potrà procedere alla valutazione dei rischi residui, anche alla luce delle migliorie apportate.

Appartiene a tale fase anche la raccolta di tutta la documentazione relativa alle macchine/attrezzature; a tal proposito ricordiamo che, mentre le “macchine CE” devono essere immesse sul mercato con manuale di uso e manutenzione predisposto dal costruttore sulla base dei requisiti indicati dalla direttiva macchine vigente al momento dell’acquisto, le “macchine pre CE” non sottostavano a tale obbligo; in assenza di manuale di uso e manutenzione, il datore di lavoro dovrà adoperarsi di più nella pianificazione della manutenzione, che tratteremo più avanti.

ATTUAZIONE

Nei sistemi di gestione la fase successiva alla “pianificazione – plan” è “attuazione – do”, cioè si andrà ad applicare ciò che si è pianificato. In particolare nei sistemi di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la fase di “attuazione” riguarda l’applicazione di tutte quelle misure di presidio del rischio senza le quali il rischio sarebbe non accettabile (misure di prevenzione, protezione, istruzioni di lavoro, manutenzioni, risorse formate, …)

Focalizzandoci sulla macchine ed attrezzature, per questa fase sarà necessario quindi:

  • sulla base rischi risultanti dalla fase di pianificazione individuare le necessarie competenze delle risorse umane adibite all’uso della macchine ed attrezzature, predisporre il piano di formazione di tal risorse, e formare ed addestrare le risorse umane che saranno addette all’uso, e le risorse addette alla manutenzione di macchine/attrezzature.

Un inciso: una delle mancanze più frequenti in questo ambito è relativa alla non predisposizione della valutazione dei rischi per le attività di manutenzione delle macchine/attrezzature, che dovrà essere ovviamente differenziata da quella per l’uso, ed effettuata anche se i manutentori sono esterni all’azienda (cft art. 26). Da qui discende che l’attività di individuazione delle competenze necessarie andrà fatta anche per le risorse dedicate alla manutenzione; le risorse umane andranno formate oppure, se esterne, sarà necessario richiedere al fornitore le evidenze di tali requisiti (es:qualifica PES/PEI).

La formazione delle risorse dovrà essere prevista in aula ma soprattutto “on the job” come addestramento, in modo da poter valutare sul campo l’efficacia del training al fine di una corretta applicazione delle misure di sicurezza. Come richiesto dal punto 4.4.2 della BS OHSAS 18001, di tali attività dovranno essere conservate le registrazioni

  • Applicare il piano di manutenzione messo a punto sulla base delle istruzioni del costruttore (macchine CE) e della valutazione del rischio residuo (macchine pre CE), al fine di poter mantenere nel tempo l’efficienza e la sicurezza della macchine ed attrezzature; tale piano andrà diffuso al reparto interno o fornitore esterno addetto alla manutenzione; le registrazioni andranno conservate.

Dell’attività di manutenzione ordinaria, è importante sottolineare i controlli da effettuare all’inizio di ogni turno/giornata riguardo le protezioni e le misure tecniche adottate per la sicurezza delle macchine/attrezzature, come dispositivi di comando ed arresti di sicurezza, microinterruttori, barriere ottiche, schermi, … Tale attività sarà preferibilmente affidata al preposto (capolinea, capoturno, responsabile reparto) o comunque ad un operatore esperto

  • Individuare e testare tutte le possibili emergenze conseguenti dall’uso della macchine/attrezzature, o che potrebbero avere origine esternamente alle macchine, nelle loro vicinanze e che potrebbero avere impatto sulle stesse o sulle risorse che vi lavorano (esplosioni, incendio, blackout, sversamenti), in ottemperanza al punto 4.4.7 della norma BS OHSAS 18001:2007

MONITORAGGIO

Nei sistemi di gestione, non è sufficiente “pianificare ed attuare”, ma è necessario monitorare che quel che si era pianificato è stato applicato ed ha reso gli obiettivi desiderati (fase di “CHECK”).

Facendo riferimento alla norma BS OHSAS 18001:2007, i puti del monitoraggio sono fondamentali per definire se la pianificazione ha dato i suoi frutti.

In particolare le azioni da mettere in campo sono:

  • Pianificazione ed effettuazione di audit interni periodici, improntati al verificare l’applicazione delle prassi corrette di uso delle macchine/attrezzature. Si sottolinea che gli audit interni devono essere condotti da personale (interno o esterno) qualificato, con competenze specifiche di settore e di schema, e soprattutto indipendente rispetto l’attività verificata (chi fa, non verifica!)
  • Effettuazione di monitoraggi periodici da parte dei preposti sull’uso dei DPI da parte dei lavoratori, sull’efficacia delle protezioni, sull’efficienza della macchina
  • Monitoraggi sul rumore delle macchine
  • Monitoraggi sulle performance di eventuali aspirazioni con campionamenti ambientali
  • Monitoraggi sulla corretta effettuazione della manutenzione prevista e registrazione della stessa

RIESAME

La fase ultima di ogni sistema è la fase di “ACT”, nella quale si confrontano i dati raccolti nella fase di monitoraggio e si confrontano con quelli pianificati. Questo fondamentale momento è la chiave del miglioramento continuo, quando la direzione aziendale ha in mano tutti i dati per capire in modo oggettivo se il sistema sia efficace a raggiungere gli obiettivi pianificati, o sia necessario aggiustare il tiro e attuare decisioni basate sui dati di fatto ottenuti.

Per le macchine/attrezzature, questa è la fase di “riallineamento” dei piani di formazione e manutenzione rendendo possibili anche risparmi sulla maggiore efficienza delle macchine, ripianificazione di audit mirati, budgettizzazione di fermi macchine per manutenzioni straordinarie o migliorie.

Fonte: Sistemi & Consulenze

[i] Si evidenzia che non esiste traduzione ufficiale della norma BS OHSAS 18001:2007, esistente solo in inglese; i termini italiani utilizzati nel presente documento sono da ritenersi la migliore traduzione possibile, ma non ufficiale

Defibrillatori Ancora un Rinvio

Defibrillatori, scatta il rinvio a luglio 2017: migliaia di persone perderanno la vita.

È successo ancora: è arrivata l’ennesima proroga all’entrata in vigore del decreto Balduzzi relativo all’obbligo della presenza dei defibrillatori nei luoghi pubblici. Purtroppo la notizia è stata confermata.

Defibrillatori

“Purtroppo” perché da oggi al 30 luglio 2017 continueranno a morire di arresto cardio-circolatorio migliaia di persone. In Italia, infatti, sono circa 60.000 all’anno le vittime di arresto cardiaco. Una ogni mille abitanti. Una ogni circa 8 minuti.

Forse, il Senatore Franco Panizza, firmatario dell’emendamento che ha fatto slittare di altri 6 mesi l’entrata in vigore del decreto, non è al corrente di questi dati.

“La commissione bilancio del Senato ha approvato un mio emendamento al decreto terremoto che proroga fino a luglio 2017 l’entrata in vigore del decreto Balduzzi sull’obbligo dei defibrillatori e di personale autorizzato al loro utilizzo per il mondo del volontariato sportivo” – ha dichiarato.

Questa è la quarta volta che viene prorogata la sua entrata in vigore: è la quinta scadenza fissata. Il decreto ministeriale del 24 aprile 2013, infatti, aveva fissato al 20 gennaio 2016 il termine ultimo per dotarsi di un DAE. La scadenza, poi, venne fatta slittare dapprima al 20 luglio 2016, poi al 30 novembre 2016, al 1° gennaio 2017 ed, infine, al 30 luglio 2017.

Con questo ulteriore rinvio, il decreto Balduzzi viene, per l’ennesima volta, violentato nella sua interpretazione originale. Negli impianti sportivi, difatti, non saranno presenti defibrillatori automatici esterni, se non grazie alla sensibilità di alcune realtà che hanno deciso di proteggere i propri atleti in caso di arresto cardiaco con l’installazione di tali dispositivi salvavita e facendo frequentare ai propri dipendenti e/o volontari dei corsi di primo soccorso per imparare ad effettuare le manovre salvavita (corsi BLS-D, Basic Life Support and Defibrillation).

L’associazione Emergency Live ha deciso di inviare una lettera aperta al Senatore del gruppo PATT, Franco Panizza. L’intento è quello di fargli comprendere le ragioni di quelle 400.000 persone che hanno sostenuto corsi di primo soccorso e che, quindi, sanno bene quanto sia importante agire presto e bene in caso di arresto cardiaco. Agendo in maniera tempestiva, infatti, è possibile abbattere del 50% il numero dei morti in Italia a causa dell’arresto cardiaco.

Fonte: Sistemi & Consulenze