AMIANTO: CAPITOLO APERTO

Grazie alle caratteristiche di resistenza, flessibilità e versatilità, l’amianto è uno tra i materiali fibrosi che è stato più usato nella produzione industriale e civile, nella costruzione degli edifici, nelle coibentazioni di treni, autobus e navi, nelle vernici, negli elettrodomestici, nei rivestimenti delle condutture, nei cassoni dell’acqua.

No panic: la sola presenza di materiali contenenti amianto non è necessariamente pericolosa, ma lo diventa qualora le fibre vengano sprigionate nell’aria, per effetto di qualsiasi sollecitazione (manipolazione/lavorazione, vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di umidità etc.). La pericolosità dell’amianto dipende dal grado di libertà delle fibre, ossia dalla capacità dei materiali di rilasciare fibre altamente inalabili. Essendo l’asbesto un materiale fibroso e piuttosto friabile, è molto probabile che le piccolissime particelle di cui è costituito, una volta inalate, vadano a concentrarsi nei bronchi, negli alveoli polmonari, nella pleura, provocando danni irreversibili ai tessuti. Gli effetti nocivi che si manifestano a seguito dell’inalazione di amianto sono dovuti all’instaurazione di meccanismi patogenetici di natura irritativa, degenerativa, cancerogena.

Per quanto riguarda la pericolosità dovuta all’ingestione dell’amianto, l’OMS ha dichiarato nel documento redatto nel 1994 “Direttive di qualità per l’acqua potabile” che ”non esiste alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute” e quindi ”non è stato ritenuto utile stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.

In Italia il suo utilizzo è stato massiccio tra gli anni ’50 e la fine degli anni ’70, e, sebbene è stato messo al bando nel 1992 con la L. 257/92, gli effetti negativi continua tutt’oggi e continueranno per i prossimi decenni.amianto

La mappatura del territorio italiano mostra come le zone con mortalità da amianto più elevata sono quasi tutte costiere con cantieri navali e porti, come Monfalcone (in provincia di Gorizia) e Trieste nel nord est; Genova e La Spezia nel nord ovest e Taranto al sud. Fra le altre province interessate da altre lavorazioni figurano Casale Monferrato (in provincia di Alessandria) sede per circa 80 anni della più grande fabbrica di cemento-amianto della Eternit; Bari e Pavia (Fibronit), Bagnoli (Eternit e Italsider), Siracusa (Eternit) e Pistoia, sede di Breda Costruzioni Ferroviarie.

Ma, oltre a questi, ci sono 34mila i siti contaminati da amianto in Italia, una cifra destinata a crescere perché frutto di una mappatura ancora in corso da parte di Inail, Ministero dell’Ambiente e Regioni. Secondo l’ISPRA ogni anno vengono smaltite 380mila tonnellate di rifiuti, ed a questi ritmi serviranno ancora 85 anni per completare la dismissione degli oltre 32milioni di tonnellate di amianto presenti nel nostro territorio (fonte CNR).

È stato elaborato, pubblicato e presentato in aprile 2013 a Casale Monferrato un documento “Piano nazionale amianto. Linee di intervento per un’azione coordinata delle amministrazioni statali e territoriali” che affronta da più prospettive (salute, ambiente, sicurezza sul lavoro, previdenza) la questione della presenza di amianto nel nostro paese, con l’obiettivo di poter operare davvero in modo efficace su più fronti; ma per tale piano non sono mai state trovate le coperture finanziarie per metterlo in opera. Questo ha come risultato la continua lentezza del censimento, le bonifiche fatte solo a macchia e non modo organico ed organizzato, il proliferare di discariche abusive per i pochissimi controlli, raro interesse per la salute dei cittadini nazionali e per la reale dimensione del problema.

In sintesi, le due questioni aperte sull’amianto e correlate tra loro rimangono:

salute nazionale: solo nel 2013 sono state riconosciute 1.759 malattie professionali, di cui 376 con esito mortale; nel 2011 erano 2.312, nel 2010 2.326, e 2.244 nel 2009; i decessi sono circa 4000 ogni anno (fonte ISS). Le molte opere di materiali contenenti amianto ancora non bonificate fanno si che tanti individui siano esposti potenzialmente alle dannose fibre di amianto, andando ad aumentare così le fila dei già numerosi malati a causa di tale minerale.

siti con materiali contenenti amianto: le stime fatte su un censimento ancora da completare parlano di 32 milioni di tonnellate di amianto sparsi nel paese, presenti soprattutto in luoghi ad alto rischio come scuole, ospedali, fabbriche. Bonificare questi siti è costoso, ma obbligatorio per i datori di lavoro se tali siti sono luoghi di lavoro e se il materiale è danneggiato. Ovviamente il costo è a carico del datore di lavoro, poiché non sono stanziati fondi dedicati ma solo bandi che prevedono anche tale attività (es: il bando annuale INAIL). ISPRA ha stimato che con un investimento di circa 20 milioni di euro potrebbero essere bonificati circa 10 milioni di metri quadri, ma una politica di bonifica efficace può partire solamente con un’adeguata impiantistica di trattamento e smaltimento; infatti, poiché attualmente l’Italia esporta il 75% dei rifiuti all’estero, principalmente in Germania e Austria, i costi delle bonifiche e dello smaltimento sono molto alti.

E all’estero? Se in Italia la lavorazione e l’utilizzo dell’amianto sono banditi dal 1992, in altri paesi del mondo le fibre continuano a essere estratte e maneggiate. Cina, Kazakistan, Brasile, Russia sono i principali produttori mondiali di minerale. Il civile Canada è nel mirino di campagne internazionali perché continua a cavare il minerale per esportarlo in paesi come l’India, dove le fibre killer spesso sono lavorate in casa da donne e bambini.

Sistemi & Consulenze, grazie all’esperienza diretta in questo campo, può supportare la tua azienda in molte attività legate all’amianto: consulenza per la ricerca fondi, effettuazione di lavori di bonifica e predisposizione dei documenti necessari per effettuare la bonifica amianto, erogazione di corsi riconosciuti dalle Regioni per addetti e preposti alla bonifica di materiali contenenti amianto.

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